Dente di orso. Dente orso inciso

scrimshaw sec. XX inizio

Dente di orso con inciso un veliero nero fumo.\nCome da descrizione in elenco.

  • FONTE DEI DATI Regione Lombardia
  • OGGETTO scrimshaw
  • MATERIA E TECNICA avorio/ colorazione con inchiostro e pigmenti/ incisione/ levigatura
  • MISURE Altezza: 9 cm
    Lunghezza: 3.5 cm
    Larghezza: 2.5 cm
  • AMBITO CULTURALE Popolazione Inuit
  • ATTRIBUZIONI Popolazione Inuit (autore Non Identificato)
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Area Museo delle Culture, Progetti Interculturali e Arte nello Spazio Pubblico. Collezione privata Mario Necchi Collezione HT Inuit Collection
  • LOCALIZZAZIONE MUDEC - Museo delle Culture
  • INDIRIZZO Via Tortona, 56, Milano (MI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE «I denti di capodoglio realizzati nei secoli scorsi con la tecnica dello scrimshaw hanno carattere di rarità. Sono particolarmente preziosi e si distinguono per la raffinatezza esecutiva e l’abilità nella raffigurazione di immagini in miniatura su piccole superfici. È incerta l’etimologia del termine Scrimshaw che significa “perdere o sprecare il proprio tempo”: si tratta di un termine gergale anglofono, forse di derivazione olandese, utilizzato dai marinai fin dal XIX secolo per indicare le attività svolte nel tempo libero a bordo delle baleniere che solcavano gli oceani. Oltre che denti di capodoglio i marinai utilizzavano fanoni di balene e zanne di tricheco insieme ad aghi da rete per incidere le superfici e pigmenti ottenuti da una miscela di fuliggine di candela, tabacco e inchiostro. I denti di capodoglio, tuttavia, costituivano anche il compenso dei marinai che, nei porti di approdo, potevano usarli come merce di scambio. I denti, se istoriati, acquisivano un maggior valore. Sono controverse anche le ipotesi relative al luogo di nascita di queste tecnica cioè se avesse avuto origine nell’Oceano Artico, oppure in quello Antartico. È certo però che presso gli Inuit e i nativi nordamericani la pratica artistica in seguito denominata scrimshaw fosse già presente fin dal I sec. a.C., seppur con soggetti iconografici e significati diversi, e che i balenieri frequentassero il mare artico fin dal XVI secolo. Si può pertanto supporre che, fin da allora, i marinai si fossero appassionati a questa tipologia di oggetti e che avessero apprese le tecniche per realizzarli a loro volta, direttamente dai nativi che venivano ingaggiati per le battute di caccia alle balene. Uno dei più significativi artisti dell’area artica è stato Angokwakzhuk (1870?-1918), soprannominato “Happy Jack”. Nato in Alaska e di origine Iñupiak, si distinse per il suo stile personale e delicato, tanto che nel 1892 il capitano Hartson H. Bodfish, veterano dei balenieri, lo portò con sé dall’Alaska a San Francisco. In seguito Happy Jack acquisì fama internazionale e gli fu riconosciuto il titolo di caposcuola dell’arte navale e della ritrattistica su avorio: ritrasse anche l’allora presidente Theodore Roosevelt. Attualmente i musei navali della costa atlantica e in particolare del New England, luogo di elezione dei balenieri americani, conservano importanti collezioni di scrimshaw. Ne vengono realizzati ancora, anche policromi e con una grande varietà di soggetti, tuttavia dagli anni ’70 del novecento, in considerazione delle norme internazionali che vietano la caccia ai grandi cetacei marini, l’avorio è stato sostituito con materiali rinnovabili oppure riciclati quali, ad esempio, vecchi tasti di pianoforte, palle da biliardo, corno e ossa di recupero» (expertise Zanin, 2025)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • ENTE SCHEDATORE R03/ Mudec - Museo delle Culture
  • DATA DI COMPILAZIONE 2023
  • DATA DI AGGIORNAMENTO Museo
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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