Zanna in avorio con scena di caccia. scena di caccia

zanna di tricheco incisa secc. XIX/ XX

Bassorilievo raffigurante scene di caccia. Zanna in avorio innestata su un supporto in argento (per fine espositivo).\nlato 1: diviso in sei registri che illustrano la caccia al narvalo; lato2: cacciatore in qyaq che caccia un tricheco, una foca sulla banchisa mentre osserva la scena, cinque donne in umiaq ed un inuk al timone.\nCome da descrizione in elenco.

  • FONTE DEI DATI Regione Lombardia
  • OGGETTO zanna di tricheco incisa
  • MATERIA E TECNICA avorio/ intagllio/incisione
  • AMBITO CULTURALE Popolazione Inuit
  • ATTRIBUZIONI Popolazione Inuit (autore Non Identificato)
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Area Museo delle Culture, Progetti Interculturali e Arte nello Spazio Pubblico. Collezione HT Inuit Collection Collezione privata Mario Necchi
  • LOCALIZZAZIONE MUDEC - Museo delle Culture
  • INDIRIZZO Via Tortona, 56, Milano (MI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE «Non è stato possibile identificare l’autore della tavoletta narrativa qui descritta, di grande qualità artistica ed esecutiva. I dati in nostro possesso, relativi alla sua acquisizione, fanno tuttavia ipotizzare che provenga dalla Groenlandia e che sia databile a un periodo che va dal XIX secolo agli inizi del XX secolo, in base al colore dell’avorio, un po’ brunito, e alla tecnica incisoria diretta, cioè esclusivamente manuale. La “storia” che narra è relativa alle varie fasi dello svolgimento della caccia al narvalo descritte in sequenza: su un lato è visibile una battuta di caccia, dall’altro si vede la lavorazione della preda messa in atto dalle stesse persone che, seppur su un’altra imbarcazione, affiancavano il cacciatore mentre lanciava il suo arpone. Le tavolette narrative, ricavate da una sezione longitudinale di zanna di tricheco, si sono diffuse, a partire dal XIX secolo, soprattutto nell’Alaska occidentale. Illustrano scene di caccia, di pesca e di vita quotidiana all’interno delle varie comunità indigene. Potevano essere esclusivamente scolpite o, in alternativa, incise e annerite con grasso di balena, al fine di renderne più visibili le raffigurazioni. Dall’Alaska, nel giro di qualche decennio, si propagarono nell’intero ambito artico anche perché i cacciatori di balene, i commercianti di pellicce e gli esploratori le richiedevano, considerandole come preziosi oggetti souvenir. Gli Inuit, da parte loro, le barattavano in cambio di beni materiali e armi per la caccia. I manufatti in avorio, in generale, venivano molto apprezzati soprattutto in Europa e in ambito nordamericano. \nTuttavia le evidenze archeologiche attestano che la lavorazione dell’avorio, nella costa occidentale dell’Alaska, abbia avuto origini molto più antiche rispetto alle tavolette narrative: sono stati infatti ritrovati amuleti, teste di arpone decorate e occhialini da neve, databili dal IV al XIII secolo. Intanto l’Europa, fin dal basso Medioevo, si approvvigionava di zanne di elefante, considerate beni di lusso, attraverso il commercio con Africa e Oriente. Tuttavia, intorno all’XI secolo, anche l’avorio di tricheco divenne ambìto; Groenlandia e Islanda ne divennero i principali fornitori con conseguenti gravi danni ambientali; risale, ad esempio, a quel periodo l’estinzione di una sottospecie di trichechi che vivevano nei mari islandesi. Dagli anni Cinquanta del Novecento apposite normative internazionali vietano la caccia sconsiderata dei trichechi e ne regolamentano la cattura ora riservata principalmente agli abitanti delle comunità artiche locali» (expertise Zanin, 2025).
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • ENTE SCHEDATORE R03/ Mudec - Museo delle Culture
  • DATA DI COMPILAZIONE 2023
  • DATA DI AGGIORNAMENTO Museo
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

ALTRE OPERE DELLO STESSO AUTORE - Popolazione Inuit (autore Non Identificato)

ALTRE OPERE DELLA STESSA CITTA'

ALTRE OPERE DELLO STESSO AMBITO CULTURALE