Giovannino Guareschi
positivo servizio,
1954 - 1954
- OGGETTO positivo servizio
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SOGGETTO
Scrittori - Guareschi, Giovannino <1908-1968>
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MATERIA E TECNICA
gelatina al bromuro d'argento (?)
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CLASSIFICAZIONE
FOTOREPORTAGE
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ATTRIBUZIONI
Photos - Agenzia Fotogiornalistica - Milano (1960): fotografo principale
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Archivio fotografico IL DIDRAMMO - Museo Didattico della Fotografia
- LOCALIZZAZIONE Convento di San Domenico
- INDIRIZZO Via San Domenico, Sarno (SA)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Giovannino Oliviero Giuseppe Guareschi (Fontanelle di Roccabianca, 1º maggio 1908 – Cervia, 22 luglio 1968) è stato uno scrittore, giornalista, umorista e caricaturista italiano. È considerato uno degli scrittori italiani più popolari ed influenti di sempre, le sue opere hanno infatti venduto oltre 20 milioni di copie.Nacque a Fontanelle, frazione di Roccabianca, il 1º maggio 1908, in una famiglia piccolo-borghese. Il suo nome completo era Giovannino Oliviero Giuseppe; da adulto scherzerà spesso su come un uomo diventato corpulento come lui fosse stato chiamato con il diminutivo "Giovannino". Il padre, Primo Augusto Guareschi, amico personale del sindacalista socialista riformista Giovanni Faraboli, era commerciante di biciclette, macchine da cucire e macchine agricole, mentre la madre, Lina Maghenzani, devota cattolica e fervente monarchica, era la maestra elementare del paese. Nel 1914 Lina venne trasferita a Marore, un paesino confinante con Parma. I Guareschi trovarono casa nel capoluogo. Giovannino frequentò la Scuola elementare «Jacopo Sanvitale» (1914 – 1918). Nel 1950 una vignetta pubblicata sul Candido, la numero 25 del 18 giugno, disegnata da Carletto Manzoni, costò a Guareschi, all'epoca condirettore del settimanale, la prima condanna per vilipendio al Capo dello Stato, Luigi Einaudi[25]. La vignetta,[26][27] intitolata Al Quirinale, raffigurava una doppia fila di bottiglie con, sul fondo, la figurina di un uomo con il bastone, come un grande ufficiale che passava in rassegna due schiere di corazzieri ("I corazzieri" era la didascalia della vignetta). Candido aveva messo in risalto il fatto che Einaudi, sulle etichette del vino di sua produzione (un Nebbiolo), permetteva che venisse messa in evidenza la sua carica pubblica di Presidente della Repubblica. La bottiglia di vino, infatti, portava sull’etichetta «Nebbiolo, il vino del Presidente». Ci furono anche altre vignette, oltre quella “Al Quirinale”, come quella del Giro d'Italia con il motto «Brindate Einaudi!» oppure l'omino che aveva sul capo la «bottiglia di Damocle». Condannato ad otto mesi di carcere, l'esecuzione della condanna fu sospesa in quanto Guareschi era incensurato[28]. Il 15 aprile 1954 Guareschi fu condannato per il reato di diffamazione a mezzo stampa su denuncia di Alcide De Gasperi, capo del governo per oltre sette anni dal dicembre 1945 all'agosto 1953. Guareschi era venuto in possesso di due lettere attribuite al politico trentino - ma poi rivelatesi false - risalenti al 1944. In una di esse De Gasperi avrebbe chiesto agli Alleati anglo-americani di bombardare i centri nevralgici della capitale «per infrangere l'ultima resistenza morale del popolo romano» nei confronti dei fascisti e degli occupanti tedeschi.Sebbene molti colleghi - come Indro Montanelli, che si rivolse ad Angelo Rizzoli, l'editore di Candido - avessero cercato in ogni modo di dissuaderlo dal proposito di pubblicarle, per Guareschi le missive - che egli aveva ricevuto da Emilio De Toma, sottotenente della Guardia Nazionale Repubblicana della RSI[30] - erano autentiche e dunque andavano pubblicate. Prima di diffonderle aveva sottoposto le lettere a una perizia calligrafica affidandosi a un'autorità in materia, il dottor Umberto Focaccia. Il 24 e il 31 gennaio 1954 le missive uscirono sul Candido. Al processo affermò di aver agito in buona fede. Focaccia, perito dello stesso Tribunale di Milano, affermò in aula di avere effettuato un “lungo, attento e scrupoloso esame di confronto con molti altri scritti sicuramente autentici del De Gasperi…”, per poi dichiarare “in piena coscienza, di riconoscere per autentiche del De Gasperi la scrittura del testo e la firma di cui sopra”[31], con riguardo alla seconda lettera, e di riconoscere per autentica anche la firma apposta in calce alla prima[32]. Sul piano probatorio, mentre la prima lettera era dattiloscritta e risultava autografa solamente nella firma, la seconda era integralmente autografa, risultava di pochi giorni successiva alla prima ed era strettamente connessa alla precedente, anche sotto il profilo del contenuto. Il fatto che, a differenza del primo documento, fosse qui peritabile non solo una firma, ma un manoscritto interamente vergato a mano, avrebbe potuto potentemente comprovare, o al contrario demolire, le tesi di Guareschi. Da parte sua, lo statista trentino, che aveva dapprima concesso la più ampia facoltà di prova in ordine alla genuinità dei documenti in contestazione, in seguito si smentì a più riprese attraverso il proprio difensore, l'avvocato Delitala. A giudizio del penalista, non aveva infatti senso – questa la chiave di volta del processo – effettuare perizie sui documenti[33]. Delitala fece il possibile per eludere ogni verifica sulle lettere: ben più del giudizio di altri periti, affermò l'avvocato, rilevavano, sul piano processuale, il giuramento[34] dello stesso De Gasperi e le prove - di cui una chiara, l'altra, di contro, equivocabile - fornite dai graduati inglesi che avevano sostenuto la tesi dello statista democristiano[35]. Se il Tribunale proprio ritiene di non poterne fare a meno, faccia pure, ma una perizia - perorò Delitala, appellandosi “alla coscienza” dei magistrati milanesi – sconta pur sempre il rischio di un errore peritale[36], ma soprattutto l'avvocato di De Gasperi si oppose alla perizia per evitare ritardi nel processo che si svolgeva per direttissima. Guareschi, di contro, mise argomentatamente in dubbio l'attendibilità delle dichiarazioni di provenienza britannica, facendo presente di essere sgradito al Governo inglese per la sua polemica sulla contesa di Trieste fra l'Italia e la Jugoslavia di Tito; evidenziò, ex adverso, che De Gasperi era un vecchio, fedele alleato degli angloamericani[37]. Il Tribunale di Milano non diede alcun peso a queste deduzioni e, accogliendo senz'altro le richieste formulate dal difensore di De Gasperi, non mostrò neppure alcuna curiosità per i documenti agli atti: negò a Guareschi l'effettuazione della perizia calligrafica e della perizia chimica; negò persino la possibilità di escutere le testimonianze potenzialmente favorevoli allo scrittore in ordine alla provenienza e all'attendibilità dei documenti attribuiti a De Gasperi, tra cui anche quelle di persone vicine allo stesso De Gasperi, come Giulio Andreotti[38]. La motivazione del Collegio giudicante in ordine alle perizie, fu la seguente: «le richieste perizie chimiche e grafiche si appalesano del tutto inutili, essendo la causa sufficientemente istruita ai fini del decidere»[38]. Il 15 aprile Guareschi fu condannato in primo grado a dodici mesi di carcere. Il 26 maggio 1954 Guareschi venne recluso nel carcere di San Francesco del Prato a Parma, dove rimase per 409 giorni. Lo scrittore uscì dal carcere il 4 luglio 1955[46]. Ottenne per buona condotta il beneficio della libertà vigilata per sei mesi, con l'obbligo di risiedere presso la sua abitazione a Roncole di Busseto. Sempre per coerenza, rifiutò in ogni momento di chiedere la grazia. Dalla nascita della Repubblica, Guareschi è stato il primo e unico giornalista italiano a scontare interamente una pena detentiva in carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa. Nel 1968 gli fu riproposta la direzione del Candido da parte di Giorgio Pisanò, ma prima di ricominciare morì improvvisamente, all'età di sessant'anni, la mattina del 22 luglio, mentre si trovava nella sua residenza estiva a Cervia, a causa di un secondo fatale infarto. I funerali[54], svoltisi con la bara avvolta dalla bandiera monarchica con lo stemma di Casa Savoia, furono disertati dalle autorità del mondo politico e intellettuale, con l'eccezione di Angelo Tonna, il sindaco socialista di Fontanelle di Roccabianca, il paese natale di Guareschi. La moglie Ennia non se la sentì di partecipare e a rendere l'estremo saluto furono i figli Alberto e Carlotta (1943-2015) con gli amici di paese e pochi personaggi noti: il direttore della Gazzetta di Parma Baldassarre Molossi, Giovanni Mosca, Carlo Manzoni, Nino Nutrizio, Enzo Biagi, Enzo Ferrari. Anche i media snobbarono Guareschi, scrittore italiano tra i più letti al mondo. La Rai gli dedicò pochi secondi, i giornali relegarono notizie e servizi nelle pagine interne, mentre l'Unità si distinse per un commento velenoso, scrivendo del "melanconico tramonto dello scrittore che non era mai nato". Unica voce controcorrente fu la Gazzetta di Parma, che parlò di "Italia meschina e vile". Guareschi è sepolto nel cimitero delle Roncole Verdi
- TIPOLOGIA SCHEDA Fotografia
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà privata
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1500953852
- NUMERO D'INVENTARIO JOV_001639_ST_044 a JOV_001639_ST_046
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania
- ENTE SCHEDATORE Museo didattico della Fotografia
- DATA DI COMPILAZIONE 2025
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0