Sacro Cuore di Gesù. Sacro Cuore di Gesù

dipinto post 1760 - ante 1770

Il dipinto raffigura una versione più complessa del Sacro Cuore di Gesù. Attribuito a Giuseppe Paladino fu realizzato intorno al terzo quarto del XVIII secolo per la chiesa messinese di Gesù e Maria delle Trombe

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tela/ pittura a olio
  • ATTRIBUZIONI Paladino Giuseppe (attribuito): pittore
  • LOCALIZZAZIONE Museo Regionale Maria Accascina
  • INDIRIZZO Viale della Libertà, 465, Messina (ME)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE L’opera, dopo il terremoto del 1908 è giunta al Museo dalla chiesa di Gesù e Maria delle Trombe di Messina. Attribuita da G. Barbera a Giuseppe Paladino per riscontri con un dipinto firmato dall’autore nel 1756 per il Duomo di Norcia, raffigurante “San Vincenzo Ferrer e gli infermi”. Si rilevano, Infatti, analogie fisionomiche tra il giovane che sorregge il calice nell’opera messinese ed il fanciullo inginocchiato nel quadro di Norcia. Affinità stilistiche si notano inoltre con altri due dipinti riconducibili con certezza all’artista di Sant’Ignazio di Loyola” e “San Filippo Neri”, ancora esistenti nella chiesa di Gesù e Maria delle Trombe. Nel “Sacro Cuore di Gesù” si coglie l’esperienza romana nella bottega del Conca per la misurata impostazione classicista dell’esuberanza barocca. Le tonalità pastose e i morbidi contrasti chiaroscurali suggeriscono una destrezza ormai raggiunta dalla personalità artistica del Paladino, che indurrebbe a datare l’opera intorno al terzo quarto del XVIII secolo. La rappresentazione iconografica del Sacro Cuore di Gesù nel dipinto si lega in modo inscindibile alla celebrazione dell’Eucarestia, in cui appare esplicito il segno della croce sull’ostia sacra, che invece solitamente è uno specifico attributo posto sull’immagine del Cuore del Cristo. Il messaggio iconologico dell’opera evidenzia in primo luogo l’amore del Figlio di Dio verso l’umanità, ardente come un guizzo di fiamma che sgorga dal suo cuore e si riversa sulla particola consacrata che sorge splendente da un calice in argento. Il messaggio decodifica la presenza sempre viva e reale del corpo e del sangue del Salvatore nel mistero della transustanziazione nella celebrazione eucaristica. Pertanto è’ presumibile che le sembianze del presunto angelo siano riferibili invece ad un giovane presbitero dotato di una semplice stola, il quale con umiltà eleva in adorazione il calice con l’ostia consacrata
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente pubblico territoriale
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1900382941
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Centro Regionale per l'Inventario e la Catalogazione
  • ENTE SCHEDATORE Museo regionale
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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