alzata con martirio di sant'Agata. alzata con martirio di sant'Agata
centro tavola
post 1600 - ante 1609
L’alzata in rame dorato e coralli reca all’apice il piccolo gruppo scultoreo raffigurante il martirio di Sant’Agata. L’opera, realizzata nei secoli XVII-XVIII da maestranze trapanesi e palermitane, si compone di due parti assemblate
- OGGETTO centro tavola
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MATERIA E TECNICA
corallo/ intaglio
rame/ doratura
corallo/ retro incastro
- AMBITO CULTURALE Ambito Trapanese Ambito Palermitano
- LOCALIZZAZIONE Museo Regionale Maria Accascina
- INDIRIZZO Viale della Libertà, 465, Messina (ME)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Attraverso uno studio condotto dalla scrivente è stato possibile individuare il manufatto tra gli oggetti preziosi del primo nucleo originario delle collezioni del Museo Civico di cui non si era a conoscenza e di ricostruire il suo percorso attraverso i vari spostamenti nei diversi siti museali. L’opera indicata come “fonte di rame con lavori di corallo’’ era esposta nella prima sede presso i locali della Regia Università di Messina, nella sala denominata del Leone dedicata ad accogliere gli “oggetti più curiosi di antichità”. Nel 1850 venne menzionata nel catalogo del Museo Peloritano stilato da Giuseppe Cianciafara, che effettuò l’inventariazione del patrimonio artistico mai schedato, raccolto sin dal 1806 dal fondatore del museo Carmelo La Farina. La catalogazione dei beni fu necessaria per ripristinare un ordinamento che era stato compromesso a seguito dell’occupazione delle truppe. Dopo il trasferimento dall’Università al provvisorio locale detto il Peculio, il prezioso manufatto fu registrato nel catalogo generale e verbali di consegna del 1884 e venne segnalato con una particolare menzione alla sua cima in corallo che risultava spezzata nella parte della corona tenuta da due angeli e pertanto il frammento veniva consegnato al custode responsabile. Gaetano La Corte Cailler nella guida manoscritta del 1901 sul nuovo ordinamento del museo, a sua curatela nella sede dell’ex monastero di San Gregorio, citava la piccola fonte in rame e corallo con all’apice due angeli reggicorona tra gli oggetti di curiosità del XVII secolo esposti nella sala nona. Nel 1915, l’opera che era stata recuperata dalle macerie del Museo Civico di San Gregorio a seguito del terremoto del 1908, fu consegnata frammentaria divisa in due casse diverse al Dott. Enrico Mauceri, Soprintendente alle Gallerie, e depositata nei locai dell’ex filanda Mellingoff, sede del nuovo Museo Nazionale d’Arte Medioevale e Moderna. Pertanto la base in rame e il pezzo scultoreo in corallo furono inventariati separatamente, infatti nei registri inventariali redatti dal Mauceri nel 1929 e dall’Accascina nel 1954 le opere furono catalogate separatamente essendo ritenuta l’alzata (invv. 3738/A7845) un supporto per croce e l’elemento in corallo (invv. 2982/A179) come un gruppo di figure a tutto tondo raffigurante il martirio di Sant’Agata. Nel 2001 il ritrovamento di una antica foto suggerì alla dott. ssa Pavone di rintracciare nei depositi del museo la scultura apicale, così le due parti furono assemblate e restaurate dal Prof. Ernesto Geraci in occasione della mostra “D’oro e d’argento”. L’ esecuzione dei manufatti in corallo, a prescindere dai diversi periodi di attuazione, è riferibile a corallari trapanasi per le modalità di lavorazione. E’ riconducibile alla prima metà del XVII secolo la manifattura degli elementi del centrotavola a forma di grani, virgole, foglie, scaglie, baccelli, rosette, inseriti con l’antica tecnica del retroincastro nel rame traforato e sigillati con pece nera. Mentre è databile tra la fine XVII secolo e l’inizio del XVIII secolo il pezzo con Sant’Agata, caratterizzato da un morbido andamento del panneggio delle vesti e da una sinuosa composizione scenica che ben si adegua a ripercorrere le naturali diramazione dello stesso cespo corallino da cui è tratto abilmente. La capacità dei corallari trapanesi nell’effigiare figure mantenendo la forma arborea rientra in una tradizione ampiamente consolidata. Molteplici esempi ne testimoniano la raffinatezza dell’intaglio come il gruppo raffigurante Madonna con Bambino tra i Santi Caterina e Giovanni Evangelista del Museo Duca di Martina a Napoli della fine del XVI secolo e inizi del XVII secolo, il tronco con scene di Adamo ed Eva e un Carro di trionfo presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis della fine del XVII secolo. Un raro esempio di suppellettile ad uso profano prodotta dalle maestranze di corallari trapanesi è la grande saliera del Museo Regionale Agostino Pepoli di Trapani, della fine del secolo XVII e inizi del XVIII secolo, dove il cespo corallino con figure e animali marini è posto al vertice di una base triangolare con conchiglie e cariatidi. L’ideazione dell’opera è dovuta secondo Vincenzo Abbate all’architetto Giacomo Amato. Era infatti consuetudine da parte di pittori e architetti fornire disegni di oggetti decorativi alle maestranze artigiane per cui non è da escludere che anche la progettazione del manufatto messinese sia stata concepita da un artista che abbia elaborato il disegno e forse coordinato i diversi lavori di esecuzione. Pertanto è possibile che oltre all’intervento di artigiani trapanesi ci sia stata la partecipazione di argentieri palermitani per le sculture in rame. Le collaborazioni tra l’ambiente artistico palermitano e l’arte dei corallari trapanasi sono ampiamente documentate attraverso una cospicua presenza di opere. Diversi elementi infatti ornamentali del centrotavola, trovano tangibili riscontri con i motivi decorativi dell’elegante disegno acquerellato di acquamanile della Galleria Regionale di Palermo, attribuibile per Abbate alla cerchia ristretta di Mariano Smiriglio. Si noterebbero soprattutto diverse affinità con il mascherone dal naso aquilino, dalla barba pronunciata e dallo sguardo corrucciato, con il movimento arcuato del torso dei mostri alati che sembra derivato da quello delle arpie del disegno palermitano, con il modellato dei puttini, la cui eleganza di movenze si coglie anche nei piccoli angeli del dipinto con la Vergine in gloria realizzato dal pittore nel 1604 e conservato nel Museo Civico di Salemi. Figura poliedrica è quella di Mariano Smiriglio pittore e architetto del Senato di Palermo, aduso a fornire disegni per opere d’arte decorative e apparati effimeri. Ebbe anche l’incarico di effettuare il disegno per la seconda vara di Santa Rosalia e di dirigere i lavori della macchina processionale dalla forma ad urna, eseguita tra il 1631 e il 1637 dagli argentieri palermitani Giuseppe Oliveri, Francesco Ruvolo, Matteo Lo Castro, Michele Ferruccio e Giancola Viviano. Il modellato degli angeli, la cui abile fusione è stata compiuta da Giancola Viviano, autore anche dei putti della vara di S. Gerlando della Cattedrale di Agrigento del 1635, ricorda nella espressione dei volti e nella tornitura dei corpi, nella capigliatura dai riccioli morbidi, nella elaborazione delle ali aperte verso l’alto, la graziosa maniera degli amorini con tridente dell’alzata in rame. Lo sviluppo formale del manufatto, escludendo l’immagine devozionale apicale, suggerisce una originaria destinazione profana, forse un artistico centrotavola a forma di fontana di committenza privata. Il prezioso oggetto ornamentale rientrerebbe nelle scelte della illustre e nobile società messinese, così come alcuni esempi ne attestano le preferenze quali la monumentale saliera realizzata da Innocenzo Mangani per il Principe Ruffo o la celebre alzata di Buenos Aires attribuita a Giuseppe D’angelo che riproduce in miniatura la montorsoliana fontana di Orione. La raffinata elaborazione della base trova ispirazione nella cultura da wunderkammer dell’oreficeria manierista di fine Cinquecento, volta a suscitare stupore sia per l’uso di materiali preziosi sia per la componente figurativa. Ma è al linguaggio barocco che particolarmente fa riferimento per il motivo del mostruoso memore dell’horror vacui, ritrovando nell’applicazione decorativa una bizzarria intrisa di significati celati. L’alzata, in epoca non precisata, è stata adattata a suppellettile sacra con l’inserimento della scultura in corallo del martirio di Sant’Agata, come chiaramente si evince dall’innesto forzato del suo supporto saldato al mascherone della struttura originaria. La presenza del brano istoriato ha determinato una diversa lettura iconografica dell’intera opera, conferendo all’onirico tema del mostruoso un significato simbolico-religioso. L’interpretazione in chiave salvifica del bene che sconfigge il male è stata resa attraverso la rivisitazione allusiva dei puttini alati, ora in veste di angioletti, che inforcano i draghi malefici, enfatizzando così attraverso lo sviluppo ascensionale il trionfo del sacrificio del martirio da cui scaturisce la santità. La nuova interpretazione a sfondo religioso si sovrappone alla precedente espressione iconografica a sfondo spirituale che aveva permeato la composizione figurativa della fontana in miniatura, manifestandosi attraverso l’allegorico significato della fonte origine della vita. Per cui gli elementi inseriti nella composizione ascensionale rappresentano un simbolico viaggio archetipo della evoluzione dell’anima. Le anime individuali sono in qualche modo destinate a ribellarsi alle leggi dell'universo, oppure ad armonizzarsi alle stesse. Così è tramite la mitologia che si comprende il concetto di purificazione alchemica che trasforma il male ed eleva al bene in cui è necessario uccidere il drago. Un rito di iniziazione attraverso l’acqua che purifica ed eleva alla fonte della vita l’anima mondata, rappresentata dall’immagine dei putti alati, gli eroti, che tengono a bada senza paura con il tridente, lo strumento di potere del dio Nettuno, le energie basse rappresentate dalla imponente presenza dei mostri ibridi, quali esseri umani trasmutati nella animalesca natura di draghi furenti. Ma altresì per esorcizzare i demoni sono necessarie delle maschere, figure grottesche che impediscono al male di accedere. Per cui assume centralità la funzione del mascherone apotropaico bifronte posto al culmine della fontana che con la sua bizzarra espressione esprime la sua funzione di protettore contro le entità malevole. L’alzata è una testimonianza di un patrimonio spirituale di un pensiero artistico, di una progettualità intellettuale che credeva nella positività del potere positivo e propiziatorio
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente pubblico territoriale
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1900382930
- NUMERO D'INVENTARIO 179
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Centro Regionale per l'Inventario e la Catalogazione
- ENTE SCHEDATORE Museo regionale
- DATA DI COMPILAZIONE 2024
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0