reliquiario a ostensorio

Il piedistallo ha una struttura a candeliere: la base esagonale con lati concavi è decorata da mascheroni a rilievo con diadema e da candelabri; due anelli congiungono la base al fusto che, a metà dell'altezza, presenta un nodo; il piedistallo termina con un'ampia base circolare con due mensole sporgenti sulle quali poggiano due sfingi addossate a pilastri decorati con candelabre. Lungo la fascia posta al di sopra della teca in cristallo di rocca corre l'iscrizione che ricorda la reliquia; ai lati di questa fascia, in corrispondenza delle sfingi sottostanti, sono due putti tedofori. Dai piedistalli dei putti partono due costoloni di raccordo con la lanterna, posta sopra la cupola embricata. La lanterna, in basso affiancata da due delfini, è coperta da una cuspide di base esagonale scandita da sei costoloni a voluta; ancora più in alto una colonna tortile fa da base al globo che sorregge, a sua volta, la croce. In origine la statuetta di S.Sebastiano sormontava la lanterna

  • OGGETTO reliquiario a ostensorio
  • MATERIA E TECNICA argento/ fusione/ doratura/ sbalzo/ incisione/ bulinatura
    CRISTALLO DI ROCCA
  • AMBITO CULTURALE Bottega Lucchese
  • ALTRE ATTRIBUZIONI Morovella Baldassarre
  • LOCALIZZAZIONE Lucca (LU)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Francesco Marti, figlio di Leonardo, nasce nel 1458, i primi lavori di cui abbiamo menzione risalgono al 1482; nel 1483 Francesco presta per la prima volta giuramento per l'esercizio dell'arte, ma già nell'anno precedente aveva realizzato, su commissione dell'Operaio di S. Martino Domenico Bertini, quattro calici con patene. La realizzazione del reliquiario di S. Sebastiano, dunque, va posta tra i primi anni Ottanta e il 1492, anno in cui l'opera è citata nell'inventario dei Beni della Cattedrale. Gli spogli documentari (Capitanio, 1983; Tazartes, 1988) e le analisi stilistiche (Baracchini, 1985) hanno permesso di inquadrare meglio la figura del Marti e i suoi legami con altri artisti lucchesi, in primo luogo con Matteo Civitali. Il reliquiario di S.Sebastiano fu citato dal Guidi e dal Pellegrinetti nel 1921, poi avvicinato alla "Croce dei Pisani" dal Barsotti due anni dopo. La Belli Barsali (1953) lo considerò come opera cinquecentesca di Baldassarre Morovella e con tale attribuzione fu esposto alla Mostra del 1957. Fu il Ragghianti, nel 1960, a collegare l'opera, insieme al Pastorale con S. Martino e il povero, al nome di Francesco Marti. La proposta del Ragghianti fu accettata dalla Baracchini e dal Caleca nel 1973; poi, come detto, le indagini degli anni Ottanta hanno chiarito molte cose su quest'opera e sul suo autore. Questi ultimi interventi sono culminati nella Mostra del 1990 e nel relativo catalogo del 1993. In quell'occasione la Baracchini e la Russo hanno evidenziato i legami del reliquiario con alcune opere del Civitali per la Cattedrale: i putti, infatti, corrispondono a quelli del sepolcro di Pier da Noceto; sfingi, candelabre e cornucopie ritornano nel monumento a Domenico Bertini; i mascheroni riprendono quelli del fregio del tempietto del Volto Santo
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900556697
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara
  • ISCRIZIONI fascia sotto la cupola - PORTIO SPONDILIS DIVI SEBASTIANI MARTIRI - lettere capitali - a incisione - latino
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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