Miracolo della borsa ripescata nel fiume. Miracoli di S. Frediano
Il miracolo della borsa caduta nel Serchio, pur ricordato tra i quattro compiuti in vita da S. Frediano, non possiede - almeno al risultato attuale delle ricerche - una sua iconografia specifica, tanto che questa versione costituisce l'unica a nostra conoscenza. La tavoletta mostra, con un'eccellente vocazione alla sintesi storica, tutti i momenti centrali del racconto. È possibile quindi leggerla quasi come se si trattasse di un testo scritto: a sinistra San Frediano discute con un ricco campagnolo del Vico di Moriano al quale ha appena chiesto un prestito per poter terminare i lavori della chiesa di San Vincenzo (che vediamo in costruzione, posta com'era fuori dalle mura romane della città, ben evidenti le capriate lignee del tetto ancora scoperto). L'uomo nel deciso gesto di diniego rivela tutta la propria avarizia. Continua in OSS
- OGGETTO scomparto di predella
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MATERIA E TECNICA
tavola/ pittura a tempera
- AMBITO CULTURALE Ambito Italiano
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ALTRE ATTRIBUZIONI
Maestro Del Tondo Miller
- LOCALIZZAZIONE Lucca (LU)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE La tavoletta rappresenta con squisita grazia narrativa uno dei quattro miracolicompiuti in vita da San Frediano, santo la cui notorietà risulta diffusa a Firenzee Pisa ma soprattutto a Lucca, città di cui fu vescovo dal 560 al 588. Definitoda San Gregorio "vir Dei", si distinse nei ventotto anni di vescovado per diverseimprese che riguardarono, oltre la conversione di molti barbari, opere di bonificaalla campagna lucchese, il restauro e la costruzione di ventotto chiese, quattroazioni dal carattere decisamente miracolistico. In origine la tavoletta, insiemeall'altra raffigurante il miracolo della deviazione del Serchio, era stata attribuitaal Maestro del tondo Miller. Partendo da un elenco di opere riconducibili aquesto artista, redatto dallo studioso americano Everett Fahy, e attraversoil rinvenimento di una serie di documenti d'archivio, la Pons ha potuto restituireun volto a questo artista: lo identifica infatti con Arcangelo figlio di quelJacopo del Sellaio (1442 -1493) pittore fiorentino che, dopo un apprendistatogiovanile presso il frate camaldolese Filippo Lippi, andò avvicinandosi nelcorso degli anni ai modi della nuova generazione rappresentata dal Ghirlandaio,dal Botticelli e da Filippino. Arcangelo, formatosi da giovanissimo alla scuoladel padre, alla morte di questi, ne portò avanti la bottega caratterizzata inparticolare dalla produzione di alcuni complementi d'arredo quali cassoni nuziali,forzieri e deschi da parto ma anche di oggetti artigianali come ceri e stemmidipinti. A lui si rivolsero nel 1506 i confratelli della Compagnia di San Fredianodetta della Bruciata per terminare la pala della Pietà con i SS. Frediano eGirolamo eseguita nel 1483 dal padre Jacopo e a quel tempo collocata nella cappellaomonima. Dalla lettura del contratto viene fuori che fu Arcangelo ad occuparsidella realizzazione della predella mancante, predella di cui queste due tavolettepotrebbero molto verosimilmente fare parte. Infatti si rileva lungo i lati brevila presenza di fusti di pilastrini panciuti dipinti a trompe l'oeil, un motivodecorativo impiegato per separare storie diverse inserite una accanto all'altrae particolarmente adatto, come nel nostro caso, a staccare (ma, in un certosenso, anche ad unire) le tavolette dei miracoli che potrebbero quindi riferirsialla pala in questione. Il fatto che due scomparti su tre siano dedicati a SanFrediano non deve stupire trattandosi del Santo titolare della chiesa, protettoredella Confraternita e dedicatario della cappella stessa anche se i miracoliraffigurati risultano maggiormente legati al contesto lucchese. Forse il terzoscomparto tuttora non identificato poteva illustrare il miracolo di S. Fredianoche doma l'Amo oppure legarsi all'altro santo presente nella Pietà, San Gerolamo,ma la tavoletta con il S. Gerolamo penitente (in collezione Home) che sottol'aspetto iconografico potrebbe benissimo riferirsi alla stessa commissionee in cui ritornano i pilastrini ornamentali differisce dalle altre due per lemisure e soprattutto per disomogeneità stilistica. Pur nelle ravvisabili affinitàche legano queste tavolette al clima artistico fiorentino di primo cinquecento(Granacci, Ridolfo del Ghirlandaio) "è chiaro tuttavia che Arcangelo rimaneal di sotto, dal punto di vista qualitativo, degli artisti citati e rappresentaquel filone arcaizzante" che si traduce in queste tavolette nella scelta diun registro micrografico, di movimenti ancora rigidi e stilizzati, come neipanneggi quelle "lunghe pieghe fitte, quasi tubolari, che si infrangono ad angolosul terreno" di sapore ancora tutto quattrocentesco. AUTN: Arcangelo di Jacopo del Sellaio; AUTA: notizie 1477-1478/ 1532; AUTM: documentazione
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà privata
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900555865
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio, per il patrimonio storico artistico e demoetnoantropologico di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0