codice - ambito lucchese (sec. XII)

codice post 1115 - ante 1125

Il codice si compone di cc. 221; è redatto in minuscola carolina, il testo è disposto su due colonne; negli incipit e negli explicit lettere capitali rustiche e onciali; presenta tre distinte numerazioni: romana sui verso, in cifre arabe su alcuni recto, in cifre arabe recenti in basso a destra su ogni recto; presenta 93 iniziali miniate

  • OGGETTO codice
  • MATERIA E TECNICA pergamena/ pittura a tempera/ inchiostro
  • AMBITO CULTURALE Ambito Lucchese
  • LOCALIZZAZIONE Lucca (LU)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE E' uno dei più noti codici medievali di produzione lucchese, e sicuramente uno dei più raffinati esempi della miniatura italiana del XII secolo. Il manoscritto illustra 102 lezioni relative alle vite dei Santi e dei martiri, ordinate cronologicamente. Come testimoniano alcune specifiche festività, il codice fu miniato sicuramente per una chiesa lucchese; la sua appartenenza alla Cattedrale di San Martino risulta solo nell'Inventario del 1492, ed è peraltro dichiarata in una nota di possesso sei-settecentesca inserita a c. 201. Il calendario delle festività seguito nel codice lucchese è identico a quello di un altro Lezionario Agiografico di formato atlantico in due volumi, conservato nell'Archivio Laterano a Roma (Mss. A. 79 / A. 81), tanto da far supporre per i due codici la redazione in un unico scrittorio lucchese. Dal punto di vista iconografico, il manoscritto lucchese stabilisce precisi rapporti con il più antico Lezionario Agiografico della Biblioteca Nazionale di Firenze (F.N.II.I.412); questo alto prototipo dovette fornire gli schemi per le figurazioni dei Santi e delle storie, altamente codificate, eccezion fatta per quella con la Inventio Sanctae Crucis, immagine che si ispira con esattezza al brano corrispondente. La particolare iconografia di alcune illustrazioni, dal significato antiimperiale (ad es. quella dell'imperatore Massimiano), si inquadra nel particolare clima della lotta per le investiture e della riforma gregoriana della Chiesa, assai viva in Lucca a partire dalla seconda metà dell'XI e particolarmente sotto il vescovato di Rangerio (1097-1112); il codice rappresenterebbe quindi un vero e proprio strumento di propaganda della norma riformata, ed è per questo che ne è stata supposta la originaria destinazione per i canonici della basilica di San Frediano, allora i più allineati con la Chiesa romana dalle posizioni più accese, ed in particolare con la comunità di San Giovanni in Laterano. In questo senso il Passionario C costituirebbe, assieme a quello della Nazionale di Firenze, uno dei più antichi esemplari di tale tipologia libraria in Toscana, fungendo così da modello per analoghi codici di produzione lucchese, scalati nel tempo fino agli inizi del Duecento. Innegabili sono i rapporti stilistici delle miniature figurate con opere pittoriche di ambito romano, particolarmente ricettive della tradizione classica. I volti dei Santi, infatti, nel Passionario si caratterizzano per un disegno vigoroso associato ad un'accentuata plasticità, ottenuta con sapienti sfumature cromatiche in verde e rosso, e per fisionomie che rimandano con esattezza a prototipi altissimi, individuabili in opere pittoriche monumentali di Roma e dell'area cassinese e meridionale, databili tra la fine dell'XI e i primi decenni del XII secolo (quali San Clemente in Roma, Sant'Angelo in Formis). Nello stesso ambito culturale, particolarmente stringenti appaiono i confronti con i busti nei medaglioni ad affresco dipinti nella cripta di San Pietro di Tuscania, e databili al 1110-1120. Sono poi individuabili analogie con codici beneventani (ad es. la Cronaca di S. Sofia di Benevento, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ms. Vat. Lat. 4939) e romani (Evangeliario da Santa Cecilia in Roma, oggi a Firenze, Biblioteca Laurenziana, Plut. 17.27). Si tratta di un classicismo che, nel manoscritto lucchese, appare comunque contemperato da un accentuata propensione ad effetti naturalistici. Allo stesso tempo, influssi francesi ed in particolare normanni si rintracciano nelle iniziali decorative, in particolare in quelle zoomorfiche, eccezionalmente fantasiose e ricche, che rivelano una propensione naturalistica estremamente suggestiva, rintracciabile in codici quali la Bibbia di Jumièges (Rouen, Bibliothèque Municipale, Ms. A.6). Forti analogie d'impianto sono infine osservabili in codici lucchesi dello stesso periodo, quali la Bibbia Ms.2, nelle illustrazioni della sua prima parte, e l'Evangeliario Ms. 48. Anche se è necessario ricordare come la redazione di un codice, soprattutto se prestigioso, richiedesse l'intervento di numerosi artefici, e come quindi sia difficile individuare con precisione le personalità responsabili della sua illustrazione, l'altissima qualità delle miniature del Passionario C consente di affermare che le miniature furono realizzate da un unico sapiente maestro lucchese; un'attribuzione di ambito culturale, che appare confermata anche dalla particolare grafia della minuscola, che, se segue la riforma grafica del primo quarto del secolo, ha caratteristiche di ductus definiti come "cuneiformi" e rintracciabili esclusivamente in manoscritti lucchesi dei primi decenni del XII secolo (come la Bibbia 2, l'Evangeliario Ms. 48, l'Antifonario Ms. 603)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente religioso cattolico
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900526872
  • NUMERO D'INVENTARIO Ms. C
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio, per il patrimonio storico artistico e demoetnoantropologico di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara
  • ISCRIZIONI a c. 201 - (nota di possesso della Cattedrale) - corsivo -
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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