codice miniato - ambito lucchese (fine/inizio secc. XI/ XII)
codice miniato
1090 - 1110
Il codice si compone di cc. 179 (più due fogli di guardia cartacei all'inizio e uno alla fine); è redatto in minuscola carolina tracciata in modo corsivoe non troppo omogeneo, come dimostrano le appendici allungate delle S, delle F e delle R; negli incipit e negli explicit lettere capitali e capitali rustiche, anche in rosso; il testo è disposto su due colonne; numerazione in cifre arabe recenti in alto a destra su ogni recto; presenta 18 iniziali decorate a penna
- OGGETTO codice miniato
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MATERIA E TECNICA
pergamena/ inchiostro
- AMBITO CULTURALE Ambito Lucchese
- LOCALIZZAZIONE Lucca (LU)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE E' uno dei più prestigiosi manoscritti medievali lucchesi, di raffinata esecuzione pur nella decorazione puramente grafica, priva di colore. Particolare curioso, il manoscritto include, in coda, un comes, ossia un calendario che celebra, tra le festività propriamente romane, quelle di alcuni santi di area bretone: Guingaloeus, Corentinus, Briocmaglus, Samson; un culto che, promosso con ogni probabilità da monaci bretoni in terra toscana, dimostra come significativi rapporti tra Lucca e la Francia fossero già attestati ai primi del XII secolo. Rapporti che sono peraltro ben visibili nello stile delle stesse iniziali disegnate a penna. Il codice fu redatto probabilmente per la Cattedrale, come risulta dall'Inventario della Bilioteca Capitolare dell'anno 1315. La cura con cui venne preparata la pergamena, il sistema di impaginazione perfettamente bilanciato e giocato su moduli proporzionali che equilibrano testo e immagine, infine il disegno delle iniziali, rivelano una maestria e una sicurezza di conduzione grafica notevoli, tra le più prestigiose della produzione lucchese del XII secolo, che deve essere ricondotta ad un'unica mano. Le decorazioni vegetali rimandano a un repertorio frequentemente impiegato nelle decorazioni -pittoriche, musive, miniate, ma anche scultoree- di referenza classica; si tratta di caratteri propri di quei complessi figurativi elaborati nella cosiddetta "officina della Riforma": un intento esplicito di ripresa di formulari antichi, in linea con la politica di rinnovamento morale della Chiesa perseguita attraverso un ritorno ai prototipi (liturgici, ma anche figurativi) paleocristiani. Notevole, a questo riguardo, anche la propensione grafica, raffinatissima: si notino i nodi calibrati delle iniziali aniconiche, lo sfrangiarsi delle foglie d'acanto, le palmette entro le barre, nonché, nell'aquila giovannea, la fitta perlinatura a scaglie del petto; in altre illustrazioni, studiati appaiono i dettagli decorativi più minuti (collarini, perlinature, ecc.) e il sistema di panneggio delle vesti, che paiono ispirarsi a moduli propri delle coeve oreficerie a sbalzo e microsculture in avorio. Questi caratteri indirizzano verso modelli altissimi, orientando sia verso l'ambito della miniatura cassinese (ad es. l' Omeliario Ms. 99 di Montecassino, o quello della Bilioteca Nazionale di Napoli, Ms. VI.B.2) di fine XI secolo, sia verso quell'area franco-normanna di cui dà indizio peraltro il calendario delle festività del codice lucchese; in quest'ultimo caso, i termini di confronto si precisano in codici prestigiosi come il Salterio Innario di St.-Germain-des-Prés (Parigi, Bibl. Nat., Ms. 11550) e il Sacramentario di St. Maur des Fossés (stessa raccolta, Ms. 12054), ambedue della fine dell'XI secolo. Due poli di confronto peraltro non disconrdanti, se si riflette sui punti di contatto tra gli scriptoria di Montecassino e di Cluny proprio nel corso dell'XI secolo, e che, nei riguardi dell'influsso sulla produzione lucchese, possono essere spiegati alla luce della politica culturale promossa da Matilde di Canossa, affiancata dai vescovi riformati della città toscana. In questo senso, i rapporti più stringenti si attivano, attraverso l'unica illustrazione figurata a c. 18 (S. Matteo docente, una non consueta iconografia per l'Evangelista) con le miniature del Passionario Ms. C della stessa Biblioteca lucchese, di cui riprendono il disegno, soprattutto nelle tipologie dei volti; tipicamente lucchese appare inoltre, in questa illustrazione, la propensione decorativa, evidente nei dettagli che adornano le architetture cupolate del fondale, animato da una sensibilità al contempo illusionistica e fantastica. Essendo direttamente collegato al Passionario C, anche il Passionario dell'Archivio Laterano offre notevoli elementi di confronto: torna la tecnica prescelta, ossia il solo disegno, condotto in un inchiostro pallido, e tornano le soluzioni raffinate delle iniziali fitomorfe e animali. Infine, pertinenti confronti, nella conduzione degli ornati vegetali, sono istituibili anche con opere di scultura dei primi decenni del XII secolo, ad esempio gli architravi della chiesa di Santa Margherita a Tassignano e della basilica di San Frediano. Anche in virtù del particolare ductus paleografico, analogo a quello di altri manoscritti lucchesi risalenti al 1125 ovvero antecedenti, l'Evangeliario Ms. 48 deve essere riportato alla fine dell'XI o al primo quarto del XII secolo, andando così a costituirsi come un prestigioso modello per la successiva linea miniatoria lucchese, coincidente con la cultura figurativa della Riforma Gregoriana, promossa in città da Anselmo da Baggio (papa Alessandro II)
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente religioso cattolico
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900526871
- NUMERO D'INVENTARIO Ms. 48
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio, per il patrimonio storico artistico e demoetnoantropologico di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0