Ancona dalla possenti forme barocche, con colonne di marmo nero e capitelli compositi in marmo bianco. Nel frontone una decorazione a cartouche con al centro l'immagine della colomba dello Spirito Santo tra raggi. Ai lati, su volute, due cherubini a tutto tondo in marmo bianco; sulla cimasa una semplice croce in bronzo

  • OGGETTO ancona
  • MATERIA E TECNICA marmo/ intaglio/ modanatura/ scultura/ tornitura
  • AMBITO CULTURALE Bottega Emiliana
  • LOCALIZZAZIONE Parma (PR)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE L'ancona è in tutto simile, tranne che nei diversi atteggiamenti dei putti alla sommità dell'architrave, alla corrispettiva del transetto superiore destro (v. scheda n. 653). L'altare, come ricordava velocemente il Testi (1934, p. 107), fu trasferito in duomo nel gennaio del 1812 per volontà del vescovo Caselli dalla demolita chiesa di S. Domenico (vedi Scarabelli Zunti, Materiale per una guida..., I, c. 65: è infatti lo Scarabelli, in una noticina alla guida del Donati, ed. custodita presso la Sopr. di Parma e Piacenza, p. 22, a ricordare che "l'altare in marmo fu d'altar maggiore della chiesa di S.Domenico e qui collocato nel 1812") e ad essa adattato, presenta, incassato nella parte inferiore, l'arca di S. Fermo (scheda n. 592), urna che, con l'andare del tempo, ha finito per diventare titolo principale dell'intera cappella. E' significativo però ricordare che all'epoca della visita in città del vescovo Castelli, l'altare della "cappella quae est prima in Cornu Evangelii" veniva identificata "sub vocabulo S. tae Margaritae de Ferro" (Visitatio Civitatis Parmae, ed. 1999, p. 28) ed in un passo successivo con il "titulus Sanctae Margaritae et Sanctae Mariae Magdalenae" (ibidem, p. 56) (per il culto e l'iconografia di S. Margherita, si veda "ad vocem", in Bibliotheca Sanctorum, VI, pp. 1150-1166). S. Margherita "de Ferro", così denominata per i tremendi supplizi provocati ai suoi fianchi da particolari "unghie di ferro" (Réau, Iconographie..., voce "Marguerite d'Antioche", 1958, III, p. 880) e riconoscibile dalla corona di perle (margaritae, da cui deriva il nome occidentale dal momento che il suo vero era Marina o Pelagia), perle che triturate erano anticamente ritenute un ottimo emostatico, veniva invocata dalle partorienti durante il travaglio. S. Maria Maddalena, invece, sensuale peccatrice che cambiando vita dopo l'incontro con Cristo aveva chiuso, secondo la leggenda, la sua esistenza in solitudine, aveva finito nel Medioevo (si ricorda il particolare culto a lei dedicato al tempo delle Crociate, in Bibliotheca Sanctorum, "ad vocem", VI, p. 1107) per alimentare in Occidente una devozione che in lei riconosceva, dopo il tanto patire, il simbolico pianto dell'umanità ( in Bibl.Sanctorum, ibidem, p. 1107). Questo strano binomio di Sante, così vicine alla dimensione femminile (perché protettrici entrambi, sotto diversi aspetti e sfumature, alle partorienti), finì verosimilmente per etichettare l'altare come "matronarum" (in A.Schiavi, La Diocesi di Parma, Parma 1940, p. 231). L'altare, il 25 marzo 1213, giorno dell'Annunciazione (Buzzi in Testi 1934, p. 107 e Schiavi 1940, p. 231), risulta infatti ricevere il beneficio cosidetto delle Primicerie, congregazione di dodici vedove, che nel XVI secolo commissionò al Tinti il quadro della Cappella a questa contigua dedicata all'Assunta (v. scheda n. 571), beneficio spesso attribuito nelle fonti proprio alla vicina Cappella dell'Assunta. L'altare, che già da tempo portava anche l'ulteriore dedicazione a S. Fermo (ante 1213, perchè già ricordato espressamente dal Buzzi "altare Sanctae Mariae Magdalenae et Margaritae hodie Sancti Firmi", in Testi 1934, p. 107 mentre il Castelli successivamente, nel 1578, segnalava che "icona decans saltem anni spatio huc altari adhibeatur", in Visitatio..., p. 28), continuerà ad essere ricordata come la "Cappella di S. Fermo" (Testi 1934, p. 81). In seguito le guide locali descrivendo la cappella, che ormai in tutto eper tutto era solo indicata come di S. Fermo, ricorderanno di rimando la sola "tabulam S. Firmi" di Michele Desubleo, tasferita dapprima sulla parete di fianco alla scalinata, entrando a destra (poi nella Cappella Bernieri, ed ora, dopo il restauro collocata nel Palazzo Vescovile, si veda scheda n. 478) in quel 1812 quando, sulla mensa proveniente dalla demolita chiesa della monache di S. Domenico, fu posta una "nuova" tela firmata da Antonio Pasini (scheda n. 591) tela che, nell'iconografia, una "Deposizione", di fatto toglieva dalla memoria il ricordo della antiche dedicazioni
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0800142529
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Parma e Piacenza
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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