decorazione plastica - ambito parmense (primo quarto sec. XVII)
Al centro del vano è una finestra con grat da cui si possono osservare le reliquie del santo custodite in un'urna. La finestra è incorniciata da un decoro a stucco di ispirazione tardo manierista: due pilastri con decori a rilievo circolari sostengono due telamoni maschili che a loro volta sorreggono un architrave lineare decorato con tre piccoli gigli intervallati da sfere, su cui si erge una cimasa curvilinea a timpano spezzato con al centro un giglio più grande. Sotto la finestra si intravede un cartiglio. Due figure alate che reggono cornucopie sono inginocchiate ai lati della finestra. negli angoli del vano sono raffigurati quattro giovani telamoni intenti a sorreggere cartigli che circondano un cartiglio più grande con cornice a decoro floreale collocato al centro della volta. Ciascuna porzione della volta tra i cartigli è decorata con un giglio
- OGGETTO decorazione plastica
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MATERIA E TECNICA
stucco/ modellatura
- AMBITO CULTURALE Ambito Parmense
- LOCALIZZAZIONE Lesignano de' Bagni (PR)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Gli stucchi decorano la confessione, un piccolo ambiente all'interno del quale, entro un'apposita urna celata dietro una grata, vengono custodite le reliquie di San Basilide martire, qui trnslate, secondo la tradizione, da San Bernardo degli Uberti, fondatore del monastero vallombrosano. Il vano è situato sotto l'area presbiteriale, e vi si accede tramite una doppia gradinata, restaurata anch'essa negli anni '30 del secolo scorso. Non è stato possibile reperire informazioni relative agli stucchi: le visite pastorali o gli inventari hanno solitamente dedicato ampio spazio alla menzione delle reliquie ma quasi mai agli stucchi estremamente significativi ma di difficile lettura a causa del forte degrado. La ricorrente presenza del giglio è indice probabile di una committenza farnesiana; alcuni membri infatti, ricoprirono il ruolo di abate commendatario della ricca ed importante badia. Il primo fu Alessandro, futuro Paolo III, poi il nipote cardinale Alessandro, che però lo cedette presto a Paolo Sanvitale, ed infine Diofebo Farnese, che ricoprì la carica dal 1601 al 1621 (Vignali, 1938). Diofebo appartiene al ramo dei Farnese di Latera, famiglia che non riuscì ad eguagliare per fama ed importanza quella del ramo parmense ma che nella figura di Mario, padre di Diofebo, ebbe un rappresentante che seppe far assurgere la propria casata ad un ruolo determinante nella Roma di Clemente VIII e Paolo V (Andretta S., 1993). Il ramo di Latera, pur avendo possedimenti in Lazio, grazie ai Farnese di Parma, partecipò attivamente alla storia della città emiliana, rivestendo ruoli importanti e legandosi, tramite vincoli matrimoniali a famiglie locali. A questo proposito la storiografia recente ha ripercorso le vicende non solo di Mario, ma anche dei due figli: Girolamo ed Isabella, variamente legati alla città di Parma. Ancora in ombra invece è la figura di Diofebo, anch'egli figlio di Mario, patriarca di Gerusalemme, di cui non si conosce la data di nascita ma che fu un committente raffinato a Badia Cavana, se alla sua persona si possono far risalire non solo il calice con il suo nome inciso e con la data 1599, ma anche alcuni paramenti sacri che recano lo stemma farnesiano e che potrebbero essere ricondotti, per ragioni stilistiche, allo stesso giro di anni, confermando l'ipotesi della commitenza di Diofebo. La cronologia degli stucchi, desumibile unicamente per via stilistica, conforta l'idea che si tratti proprio di una commitenza di Diofebo che, convocati gli stuccatori di probabile origine emiliana, avrebbe degnamente decorato la confessione del santo. Gli stucchi, infatti, presentano un gusto decorativo che li manifesta ancora in parte legati al clima tardomanierista, evidente nella struttura della finestra, o nelle figura dei telamoni e dei putti, ma appare già aperto anche alle suggestioni del barocco, come sembra emergere dal movimento impresso alle figure degli angeli attraverso lo svolazzare delle vesti e dei capelli e il volgersi repentino del capo. Dunque appare probabile una datazione al primo quarto del secolo XVII, come avanzato da Cirillo e Godi, nonostante le datazioni precedenti proponessero una collocazione degli stucchi nel pieno '700
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente religioso cattolico
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0800130743
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Parma e Piacenza
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Parma e Piacenza
- DATA DI COMPILAZIONE 2002
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DATA DI AGGIORNAMENTO
1971
1978
2006
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0