giacimento in cavità naturale frequentazione antropica
Parabita,
PERIODIZZAZIONI/ Preistoria
La grotta è formata da un’ampia cavità naturale di origine carsica e si sviluppa per una lunghezza complessiva di oltre un centinaio di metri. La cavità può essere distinta in due settori: la grotta-riparo esterna, frutto dei progressivi arretramenti della volta che hanno generato un ambiente aperto a pianta vagamente circolare e dove sono ben evidenti i massi di crollo che hanno sigillato le serie stratigrafiche preistoriche; la grotta interna, che è a sua volta suddivisibile in un tronco centrale e due cunicoli laterali che si sviluppano verso Nord e verso Ovest
- OGGETTO giacimento in cavità naturale frequentazione antropica
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MISURE
Misura del bene culturale 1600389875: 100 m
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CLASSIFICAZIONE
[Siti archeologici]
- LOCALIZZAZIONE Parabita (LE) - Puglia , ITALIA
- INDIRIZZO via Ercole Piccioli 73052 Parabita LE, Parabita (LE)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE "La cavità fuscoperta nel 1965 da un gruppo di appassionati locali, guidati da Giuseppe Piscopo e Giuseppe Colucci i quali, assieme ad Antonio Greco, entrarono nella grotta e constatarono che la seconda parte della cavità era ostruita da un crollo. In successive esplorazioni Piscopo effettuò alcuni saggi di scavo dai quali recuperò alcune ossa umane in “una piccola cella funeraria” e, entrato nella seconda parte della grotta, vi effettuò altri scavi nei quali rinvenne le due statuine femminili in osso ritenendo che fossero di epoca greca ma già una prima analisi scientifica da Parte del prof. Radmilli permise di attribuirle al Paleolitico superiore. Nel 1966 fu avviata una prima campagna di scavi in collaborazione con la Soprintendenza alle Antichità di Taranto e con l’Università di Pisa, con l’allora Istituto di Antropologia e Paleontologia Umana (poi divenuto Dipartimento di Scienze Archeologiche). Una seconda campagna di scavi ebbe luogo nel 1967 e la direzione fu affidata a Giuliano Cremonesi, subentrato a Radmilli nell’insegnamento di Paletnologia a Lecce e gli scavi continuarono, con due campagne annuali, fino al 1972. Fu constatato subito che il deposito superficiale era in gran parte sconvolto (e restituì ceramiche di varie epoche mescolate a industrie litiche paleolitiche) e che, purtroppo, nuovi interventi clandestini avevano intaccato il deposito lì dove erano, secondo il racconto degli scopritori, state ritrovate le statuine che restano, dunque, senza un chiaro contesto stratigrafico di provenienza ma che rappresentano uno straordinario esempio di plastica antropomorfa del Paleolitico Superiore, oggi visibili nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto
- TIPOLOGIA SCHEDA Scheda anagrafica
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CONDIZIONE GIURIDICA
dato non disponibile
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1600389875
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Segretariato Regionale del Ministero della Cultura per la Puglia
- ENTE SCHEDATORE Segretariato Regionale del Ministero della Cultura per la Puglia
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0