arco musicale a quattro corde, con cassa di risonanza

Torino, XX prima metà

Lo strumento è costituito da una cassa di risonanza in legno di forma allungata e con una zona centrale più stretta. Questa è rivestita superiormente con del cuoio, tirato come nei tamburi, con fori circolari e tenuto in posizione da numerose fasce dello stesso materiale. All'interno della cassa sono presenti dei frammenti, probabilmente schegge di legno, che si muovono se si scuote l'oggetto. Sul cuoio è inserito, tramite due fori, un bastone in legno ricurvo che funge da supporto per le corde. Le corde sono, da un lato, inserite in fori praticati in un incavo del bastone ricurvo, dall'altro sono arrotolate intorno al sostegno e fissate ad altezze diverse grazie alla presenza di incisioni. Sono infatti visibili i segni più chiari lasciati dalle corde sul legno. Anche se, ad oggi, sono presenti soltanto quattro corde, dai segni osservati si può ipotizzare che in origine ve ne fossero cinque: la quinta non era inserita in un foro all'estremità, ma era probabilmente arrotolata intorno alla scanalatura presente nella zona terminale del bastone ricurvo. Infine, al di sotto dei segni lasciati dalle corde è visibile una piccola protuberanza che si rivela essere un piccolo chiodo in legno infisso nel bastone. All'altezza di questo chiodo è visibile un altro segno chiaro, indice anch'esso della presenza di una corda arrotolata intorno al supporto. Altri esemplari noti hanno tutti quattro corde, ma vi è notizia di un esemplare a cinque corde trovato nel 1948 nella valle del Prasun, e anche di antichi esemplari a sei corde usati nella valle di Ktiwi. Lo strumento è stato identificato come l'arpa del Nuristan, la cui forma ad arco ricorda gli strumenti Sumeri trovati nelle sepolture della Mesopotamia (Klimburg 2004: 374). Arpe di questo tipo compaiono anche in bassorilievi dell'arte del Gandhara, ma non sono più usate nelle pianure. Ne era presente una nella collezione raccolta da Max Klimburg durante il suo lavoro di ricerca etnografica, e che in seguito donò al Museo Nazionale di Kabul. Secondo quanto riportato dallo studioso, nel catalogo della collezione la base in legno di cedro è coperta da pelle di vitello; le corde sarebbero ricavate dai tendini della spina dorsale di un bovino; il plettro utilizzato per suonare lo strumento era invece in legno di pino. Le dimensioni dello strumento catalogato da Klimburg concordano con quelle dell'esemplare conservato al MAET, ed entrambi presentano quattro corde

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