Cappello da baleniere (cappello di Maquinna)

copricapo sec. XX prima metà

Copricapo con scena di caccia alle balene

  • FONTE DEI DATI Regione Lombardia
  • OGGETTO copricapo
  • MATERIA E TECNICA paglia/ intrecciata
  • AMBITO CULTURALE Ambito Stati Uniti Del Nord - Ovest
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Area Museo delle Culture, Progetti Interculturali e Arte nello Spazio Pubblico
  • LOCALIZZAZIONE MUDEC - Museo delle Culture
  • INDIRIZZO Via Tortona, 56, Milano (MI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE "Tra i primi esploratori a documentare visivamente questo tipo di copricapo fu John Webber disegnatore ufficiale nel corso del terzo viaggio di Cook che, nel 1778, approdò a Baia Nootka nell’isola di Vancouver. Il copricapo viene menzionato anche nei diari di quel viaggio e poiché lo indossava Maquinna, il capo dei Nuu-chah-nulth, è conosciuto anche come “Cappello di Maquinna”. \nLa vecchia denominazione Nootka, deriva da un fraintendimento dell’equipaggio di Cook: sembra infatti che gli abitanti di quei luoghi suggerissero con la parola “nu.tka.icim” – che nella loro lingua, cioè l’athabaska, significa “girare” - di aggirare il porto prescelto per l’ancoraggio, vista la presenza di una fitta nebbia. Solo nel 1979 i gruppi della First Nation canadese di Vancouver, si sono autodenominati Nuu-chah-nulth ovvero “lungo le montagne e il mare” espressione che definisce in modo efficace l’ecosistema della costa ovest dell’isola, caratterizzato da una rigogliosa vegetazione e dalla diffusa presenza di massicci alberi di cedro utilizzato in molteplici contesti, compreso quello rituale.\nI cappelli da baleniere realizzati con metodi tradizionali, risalgono tuttavia esclusivamente al periodo databile tra l’800 e il 1790 poiché, in seguito, gli insediamenti dei primi esploratori euroamericani determinarono la decimazione dei Nuu-chah-nulth con conseguenti variazioni del loro modelli di vita. Si verificò anche la perdita delle antiche tecniche artigianali che, nonostante le difficoltà, si sono parzialmente tramandate seppur con alcune varianti e semplificazioni. A questo proposito è esemplificativa la storia di Ellen Curley, una anziana cestaia della Columbia Britannica che, ai primi del Novecento - grazie all’interesse dell’antropologo britannico Charles F. Newcombe - ricominciò a realizzare i copricapi in cedro. In seguito la produzione dei cappelli da baleniere, destinati ai musei etnografici internazionali e all’ambito commerciale, fu incentivata anche dalla Smithsonian Institution che li iscrisse nell’elenco dei patrimoni immateriali da salvaguardare.\nL’esemplare qui presentato, di splendida fattura, risale ai primi del Novecento e veicola sia l’iconografia sia il significato simbolico di questi manufatti. \nLa caccia alle balene rivestiva un’importanza fondamentale nei villaggi della Costa Ovest di Vancouver. Numerosi rituali propiziatori la precedevano; i cacciatori imitavano le balene per giorni interi immergendosi nell’Oceano e nuotando in senso antiorario poiché speravano che le balene si spostassero nello stesso modo, ritenuto più adatte per la caccia dei grandi mammiferi e ciò spiegherebbe il motivo per cui i disegni sui cappelli sono sempre rappresentati in quel verso. L’equipaggio dell’imbarcazione era costituito dal ramponiere, figura di spicco nell’ insieme dell’iconografia, che era accompagnato da un timoniere e da sei rematori, appena visibili nelle raffigurazioni.\n Il copricapo, tuttavia, non veniva mai indossato nel corso delle battute di caccia, ma esclusivamente in ambito cerimoniale, prima o dopo la cattura dei mammiferi marini. Il privilegio di esibirlo era destinato ai capi villaggio e ai ramponieri d’alto rango riconosciuti come tali per l’abilità dimostrata; costituiva pertanto uno status symbol per chi lo indossava ma anche un’espressione di rispetto per le enormi balene, poiché mostrava un attimo cruciale della caccia e si traduceva in una forma di magia imitativa a scopo propiziatorio."(expertise Zanin, 2025)\n
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • ENTE SCHEDATORE R03/ Mudec - Museo delle Culture
  • DATA DI COMPILAZIONE 2012
  • DATA DI AGGIORNAMENTO Museo
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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