Lastra con due scudi a tacca: arma Visconti e regno di Francia
lastra, altorilievo
sec. XV
Lastra rettangolare; due targhe appese con stemmi, collegate tra loro da nastri: a destra i tre gigli di Francia, a sinistra il Ducale sforzesco, inquartato con l'aquila all'impero.
- FONTE DEI DATI Regione Lombardia
- OGGETTO lastra, altorilievo
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MATERIA E TECNICA
marmo
- AMBITO CULTURALE Ambito Lombardo
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ATTRIBUZIONI
Scultore
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Raccolte Artistiche del Castello Sforzesco
- LOCALIZZAZIONE Castello Sforzesco - complesso
- INDIRIZZO Piazza Castello, Milano (MI)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Sforza Visconti\nL'insegna araldica della famiglia Visconti con "la vipera che 'l Milanese accampa" (Dante, Purgatorio, VIII, v. 80) è senza dubbio una delle più remote e doviziose di simbologie, con origini avvolte da mitiche leggende, intrise di storie fantastiche, riprese e sviluppate in proseguo di tempo da storici ed antiquari cinque-seicenteschi. Arduo compito è il raggiungere una completezza esaustiva sull'argomento, in quanto si tratta non solo di attingere informazioni, ma di elencare ed elaborare insieme leggende, eventi, oggetti ed impressioni, ripercorrendo l'antica storia a ritroso fino all'epoca remota che ha dato origine a miti come quelli legati al serpente-drago. Si tralasciano in questa sede approfondimenti, seppure interessanti, d'interpretazioni sia religiose legate al reverenziale timore dell'ignoto e alla ricerca della fonte della conoscenza, sia totemiche associate al simulacrum viperae appartenente alla tradizione longobarda del periodo pre-araldico e ad altre numerose leggendarie storie che affondando le proprie radici nella notte dei tempi, si diffusero quali archetipi della comunità attraverso i secoli legandosi sempre più intimamente alla tradizione popolare. Periodi di trasformazioni che vedono il delinearsi di una nuova identità araldica frutto di varie fonti. Il "biscione" visconteo, ovvero "bissa", "serpente" o "vipera", si distingue, quindi, dai serpenti comunemente effigiati nell'araldica per la sua impostazione stilizzata, vigorosa e forte, che rappresenta una figura da tratti chimerici e fantastici più vicina al drago che non al serpente. Il corpo risulta infatti, crestato, ondeggiante in palo con ravvolgimento su sé stesso dopo il primo risvolto, con sette spire degradanti, sempre distinte. La testa mostruosa richiama quella terrificante di un drago: la bocca con barbigli, fornita di denti aguzzi, è spalancata nell'atto d'ingoiare una figura ignuda con le braccia aperte raffigurante un fanciullo o, secondo altre interpretazioni fantastiche, un vecchio o finanche un Saraceno. Tale rappresentazione grafica si mantenne nelle sue linee essenziali pressoché inalterata attraverso i secoli. Una corona ("regia laciniata") fu apposta nel 1336 al di sopra della testa del biscione, a seguito di un raro privilegio che, secondo la testimonianza di Galvano Fiamma, fu concesso da Alberto e Ottone, duchi d'Austria, a Bruzio Visconti a premio della sua militanza contro Giovanni di Boemia. Dal momento in cui Matteo I Visconti il Magno (1250-1322) ottenne la nomina di vicario imperiale con "mero e mixto imperio" (1311) all'arma originale della dinastia viscontea (il "biscione") venne sempre più frequentemente ad affiancarsi l'aquila imperiale. A seguito dell'elevazione a Duca di Milano di Gian Galeazzo (1351-1402) ad opera dell'imperatore Venceslao di Lussemburgo il 4 gennaio 1395, e del successivo diploma emesso nel 1397, nello stemma ufficiale del ducato, il cosiddetto "Ducale", apparvero inquartati sia l'aquila nera imperiale che il biscione visconteo, usualmente sormontati da una corona ducale, detta "li piumai", infilzata da due rami fronzuti d'olivo e di palma fruttifera, divaricati o talvolta decussati, simboli di pace e di vittoria. L'iconografia codificata dello stemma così composto, acquisendo la versione definitiva e abbandonando la dimensione "famigliare", sarebbe assurta alla valenza di "insegna di Stato". Filippo Maria (1412-1447) ultimo duca di Milano della dinastia viscontea e padre naturale di Bianca Maria (1425-1468), in occasione del primo contratto nuziale che legava la figlia a Francesco Sforza (1401-1466), lo riconosceva come figlio: "de vera et recta prosapia sive domo nostra inclita Vicecomitum" concedendogli l'uso della propria insegna oltre che del nome (23 febbraio 1432). Nel 1450 quando, dopo varie vicissitudini, Francesco, conquistò il potere succedendo ai Visconti quale duca di Milano, contrattò la propria investitura ducale con la città (Aurea Repubblica Ambrosiana, 1447-1450), rinnovandole i privilegi di cui già godeva e riconoscendone l'egemonia nel territorio. Per sottolineare la continuità del potere, non esitò ad assumere il prestigioso "Ducale", abbandonando così il proprio stemma sforzesco, allo scopo di legittimare la sua nuova Signoria anche dal punto di vista araldico. Sopravissuto, quindi, all'estinzione sia del ramo maschile della famiglia dei Visconti, che dei successori Sforza, entrava nell'araldica delle dinastie straniere avvicendatesi nel governo del Ducato.\nFrancia (moderna).\nIl giglio, pur essendo una figura simbolica della quale non è dato determinare con certezza l'origine e la vera natura, è sempre stato considerato in araldica il più nobile di tutti i fiori, caricato fin dall'antichità di molteplici e talvolta contrastanti significati. Associato alla regalità, perciò dedicato a Giunone nella mitologia greca, è un simbolo sacro anche a Venere in quanto, per le pronunciate dimensioni dei suoi pistilli, appare segno di fertilità. Alla de
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Stato
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0302171331
- ENTE SCHEDATORE R03/ Raccolte Artistiche del Castello Sforzesco
- DATA DI COMPILAZIONE 2004
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DATA DI AGGIORNAMENTO
2017
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0