La convalescente. figura femminile convalescente

scultura 1932 - 1932

Scultura a tutto tondo in pietra di Finale raffigurante una figura femminile seduta su poltrona a dondolo. La giovane è rappresentata in posizione reclinata, con il corpo disteso lungo lo schienale e il capo appoggiato a un cuscino; le braccia sono abbandonate lungo i braccioli, una delle quali poggia su un libro aperto. La composizione integra figura e arredo in un unico volume compatto, con andamento orizzontale. La superficie presenta differenti livelli di lavorazione: più levigata nelle parti anatomiche, più sommaria e materica negli elementi della poltrona e del panneggio, con pieghe ampie e semplificate.

  • FONTE DEI DATI Regione Lombardia
  • OGGETTO scultura
  • MATERIA E TECNICA pietra di Finale
  • ATTRIBUZIONI Martini, Arturo (1889-1947)
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Area Musei d'Arte Moderna e Contemporanea
  • LOCALIZZAZIONE Arengario
  • INDIRIZZO Piazza del Duomo, Milano (MI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE La convalescente (1932) rappresenta la figlia dell’artista, Maria, colta in un momento di debolezza successivo a una malattia. La posa abbandonata, con le braccia adagiate e il corpo reclinato, restituisce con efficacia lo stato fisico e psicologico della convalescenza, sospeso tra spossatezza e primi segni di ripresa, suggeriti dalla presenza del libro aperto. L’impianto compositivo dell’opera risente dell’influenza del Malato all’ospedale di Medardo Rosso, esposto alla I Quadriennale romana del 1931, da cui Martini deriva l’interesse per la fusione plastica tra figura e ambiente e per la resa di un’azione colta nel suo svolgersi. Tale ricerca è particolarmente evidente nel bozzetto in terra refrattaria del 1932, dove le pieghe della veste si confondono con quelle della poltrona, enfatizzando l’unità formale dell’insieme.\nNella versione definitiva in pietra di Finale, l’artista attenua la complessità volumetrica a favore di una maggiore definizione dei dettagli descrittivi ed espressivi. La scelta del materiale consente inoltre di sperimentare effetti “pittorici” attraverso diversi gradi di finitura, visibili nel contrasto tra la superficie più levigata dell’incarnato e quella più grezza della poltrona e del panneggio. L’opera fu esposta per la prima volta nel febbraio 1933 alla Galleria Milano, ricevendo attenzione critica per la sua intensa resa patetica, ed entrò nelle Civiche Raccolte milanesi nel 1936.
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente pubblico territoriale
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0302039897
  • ENTE SCHEDATORE R03/ Museo del Novecento
  • DATA DI COMPILAZIONE 2006
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2014||2014||2018||2025
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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