Fiori. fiori

dipinto 1933 - 1933

Dipinto raffigurante sei fiori recisi, tra cui narcisi e garofani, disposti verticalmente su uno sfondo chiaro e privo di riferimenti ambientali. Gli steli sottili e le corolle appassite o reclinate sono resi mediante una stesura pittorica leggera e trasparente, costruita per velature e delicate modulazioni cromatiche. Le ombre proiettate dei fiori, allungate sulla superficie di fondo, assumono un ruolo compositivo determinante, accentuando il senso di sospensione e silenzio.

  • FONTE DEI DATI Regione Lombardia
  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tela/ pittura a olio
  • ATTRIBUZIONI Mafai, Mario (1902-1965)
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Area Musei d'Arte Moderna e Contemporanea. Collezione Vitali
  • LOCALIZZAZIONE Palazzo Reale - complesso
  • INDIRIZZO Piazza Duomo, 12, Milano (MI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Databile al 1933, "Fiori" appartiene a uno dei cicli più celebri e originali della produzione di Mario Mafai, al quale l'artista si dedicò con particolare intensità tra il 1931 e il 1938. Dopo la stagione espressionista degli anni della cosiddetta Scuola romana e il sodalizio con Scipione, Mafai orienta la propria ricerca verso una pittura più raccolta e intimista, interessata alla trascrizione lirica del dato naturale e alla restituzione di una dimensione quotidiana e privata. Il tema dei fiori, destinato a diventare uno dei motivi più riconoscibili della sua opera, nasce da un'osservazione diretta della realtà domestica e dello studio romano dell'artista, spesso popolato da mazzi di fiori recisi e ormai appassiti. Lungi dall'assumere significati simbolici o decadentisti, queste composizioni costituiscono per Mafai un'occasione di indagine sulla luce, sul colore e sulle possibilità espressive della pittura. Lo stesso artista ricordava di aver dipinto i fiori «al sole», lasciando che il colore emergesse spontaneamente dalla visione, attratto dalla qualità dei gialli e degli scarlatti. In quest'opera i fiori appaiono isolati, irrigiditi e quasi sospesi nello spazio, privati di ogni intento decorativo. Le corolle piegate e gli steli esili, accentuati dalle lunghe ombre proiettate sul fondo, conferiscono all'immagine un carattere di fragile e intensa concentrazione poetica. La semplificazione formale e l'attenzione ai rapporti tonali rivelano inoltre un dialogo con la tradizione della natura morta italiana, in particolare con il tonalismo di Giorgio Morandi e con alcune esperienze della pittura metafisica, filtrate tuttavia attraverso la sensibilità lirica e profondamente personale di Mafai. L'opera proviene dalla collezione di Lamberto Vitali, tra i più importanti studiosi e collezionisti del Novecento italiano, che nel 1948 la donò alle Civiche Raccolte d'Arte di Milano, oggi il dipinto fa parte della collezione del Museo del Novecento.\n\n- Roberto Pini
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente pubblico territoriale
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0302039896
  • ENTE SCHEDATORE R03/ Museo del Novecento
  • DATA DI COMPILAZIONE 2006
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2018||2021||2026
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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