targa (SECOLI/ XX)
targa
Forma rettangolare con foro centrale sotto il bordo di un lato maggiore
- OGGETTO targa
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CLASSIFICAZIONE
DISTINTIVI
- AMBITO CULTURALE Ambito Barese
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Casa Museo di Antonio Gramsci
- LOCALIZZAZIONE Casa Museo di Antonio Gramsci
- LOCALIZZAZIONE Ghilarza (OR)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Appartenente all'omonimo nipote Antonio Gramsci Jr., figlio di Giuliano, secondogenito di Gramsci e Giulia Schucht, il manufatto è stato dichiarato, insieme ad altri custoditi all’interno della Casa Museo di Antonio Gramsci di Ghilarza, d'interesse culturale storico e artistico nel 2016. Si tratta per lo più di oggetti di preminente rilievo storico, dal momento che hanno fatto parte della vita personale di un personaggio di fama internazionale qual era Antonio Gramsci e come tali molti di essi furono inseriti, a metà degli anni Settanta, nel percorso espositivo ideato dalla ricercatrice Elsa Fubini, per conto dell'Istituto Gramsci di Roma e posto in essere nell'allestimento museale realizzato dall'architetto Cini Boeri. L'oggetto in particolare figurava all'interno della sezione denominata "Per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare", frase pronunciata dal Pubblico Ministero Michele Isgrò al processo contro Antonio Gramsci il 2 giugno del 1928. La targa, contrassegnata con il numero di matricola assegnatogli al suo ingresso nella Casa penale di Turi, veniva usata dal prigioniero Antonio Gramsci per ricevere la sua razione giornaliera di riso e burro, indicata con molta probabilità dall'ulteriore cifra ivi presente. Nella lettera del 19 settembre 1932 manifestava il suo disappunto alla cognata Tatiana Schucht per il fatto di essere da quattro anni e quattro mesi "il numero di matricola 7047 che non può avere volontà propria e non gode dei diritti del cittadino"
- TIPOLOGIA SCHEDA Scheda anagrafica
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 2000251184
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0