La Vergine con il Bambino e San gaetano. La Vergine con il Bambino e San Gaetano

dipinto 1671 - 1671

il dipinto olio su tela, firmato e datato, raffigurante l'apoteosi di San Gaetano da Thiene fu realizzato da Agostino Scilla nel 1671

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tela/ pittura a olio
  • ATTRIBUZIONI Scilla Agostino (1629-1700)
  • LOCALIZZAZIONE Museo Regionale Maria Accascina
  • INDIRIZZO Viale della Libertà, 465, Messina (ME)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE L’opera, proviene dalla chiesa di Santa Maria Annunziata dei Teatini, distrutta dal terremoto del 1908. Il dipinto fu realizzato da Agostino Scilla nel 1671. La firma del pittore e la data si leggono nell’angolo inferiore del libro aperto, sorretto dall’angelo in primo piano in basso. La commissione del quadro, con la raffigurazione di San Gaetano in gloria innanzi alla Madonna con Bambino, fu affidata all’artista dai Chierici Regolari Teatini presumibilmente per celebrare il fondatore dell’ordine proclamato santo da papa Clemente X il 12 Aprile del 1671. La coincidenza della datazione induce a focalizzare il tema iconografico individuando specificatamente una glorificazione di San Gaetano. L’autore rappresenta la Vergine come Madre della Chiesa e immagine della misericordia divina che nutre i suoi figli. Attraverso il seno materno offerto dal Bambino Gesù al santo si allude al suo riconoscimento di canonizzazione per aver accolto, ascoltato e messo in pratica la Divina Parola. Egli si è infatti nutrito del latte spirituale con l’animo puro di un bambino ed è rimasto fedele a Dio con semplicità e devozione. Pertanto è degno di ricevere la Grazia, argomento teologico di primaria indagine nella spiritualità del Seicento e che stimolò la tensione intellettuale di Scilla. Solitamente San Gaetano da Thiene è raffigurato con il Bambino Gesù tra le braccia, in ricordo della mistica apparizione della Madonna che gli porse il piccolo Gesù nella notte di Natale, durante la sua prima celebrazione della messa nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Il “dono”, come egli lo intese, fu un atto di affidamento della custodia della Chiesa da parte della Madre e pertanto si impegnò a riformarla cominciando da sé stesso, con dedizione al servizio di opere di assistenza caritativa verso i malati e i poveri. La poliedrica formazione culturale di Agostino Scilla, pittore, filosofo, scienziato naturalista, collezionista di monete e di disegni, si manifesta attraverso la sua vena artistica. Infatti da filosofo è attento scrutatore degli stati d’animo e pertanto descrive con maestria il pathos del protagonista, che assurge all’apoteosi della venerabilità con fede e umiltà. Questi fondamentali valori e virtù hanno permeato la vita del santo, vissuta come scelta evangelica basata sulla trasformazione del proprio ego, rinunciando agli agi del suo nobile casato per dedicarsi ai bisognosi. Infatti nella parte bassa del quadro sono tracciati pochi elementi che racchiudono l’essenzialità della sua esistenza. I segni caratterizzanti sono un teschio, una semplice stuoia utilizzata per giaciglio, un cilicio penitenziale a catene usato per condividere le sofferenze del Cristo ed aspirare alla purificazione spirituale, una piccola croce per ricordare a sé stesso costantemente il sacrificio del Redentore. La presenza del teschio, spesso accomunata alla raffigurazione di santi per il significato filosofico e spirituale di meditazione sulla certezza della morte, sulla vanità dei beni materiali, sulla fragilità della vita terrena, introduce il concetto di vanitas molto sentito dall’artista. Infatti la sua capacità di osservazione per ciò che lo circonda, affinata dalla sua sensibilità artistica messa in pratica nella pittura e la sua curiosità di apprendimento lo portano a intraprendere studi filosofici e scientifici anche sulle trasformazioni in natura e caducità espressi nell’opera “La vana speculazione disingannata dal senso”, pubblicata nel 1670. Il dipinto stilisticamente mostra un linguaggio figurativo di un misurato classicismo, improntato sulla cultura accademica romana, che l’autore sperimenta, dopo la sua formazione messinese presso il Barbalonga, nella bottega del Sacchi in un primo soggiorno giovanile a Roma dal 1646 al 1651. Parimenti si notano delle aperture verso lo stile barocco, assunte in seguito al periodo classicista per una visione più matura. Infatti l’ideale di bellezza della Vergine con il Bambino che rispecchia ancora un modello di armonia misurata, si modula altresì su posture e decorose gestualità teatrali indice del nuovo orientamento del pittore. Risplendono nell’oscurità notturna dello scenario guizzi di luminosità che rendono brillanti i colori della veste rosa e del manto blu della Madonna, creando un contrasto tonale con l’abito talare marrone del santo. Così l’uso sapiente della luce che vivifica l’intensa espressività dei personaggi, rende maggiormente enfatico il movimento sinuoso degli angeli, aderenti ad un vortice ascensionale di gusto barocco
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente pubblico territoriale
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1900384932
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Centro Regionale per l'Inventario e la Catalogazione
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Messina
  • DATA DI COMPILAZIONE 2025
  • ISCRIZIONI angolo inferiore della pagina destra del libro aperto - A.Scilla f. 1671 - Scilla Agostino - corsivo - a pennarello - italiano
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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