paliotto della Ciambretta con storie della vita di Giuseppe. storie della vita di Giuseppe

paliotto

Paliotto, con scene della vita di Giuseppe l'ebreo, ricamato in filo d'argento dorato con coralli, perle, granati e corniole. Realizzato da maestranze messinesi nella seconda metà del XVII secolo per la cappella della Madonna della Ciambretta nella chiesa di San Gregorio

  • OGGETTO paliotto
  • MATERIA E TECNICA argento filato/ ricamo in rilievo con imbottitura
    cera/ modellatura
    corallo
    filo d'oro/ ricamo
    granato
    MADREPERLA
    tessuto
  • ATTRIBUZIONI Maestranze Messinesi (bottega)
  • LOCALIZZAZIONE Museo Regionale Maria Accascina di Messina
  • INDIRIZZO Viale della Libertà, 465, Messina (ME)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il pregevole paliotto destinato ad abbellire la cappella della Madonna della Ciambretta nella chiesa di San Gregorio, testimonia la vivacità artistica del XVII secolo nell’arte del ricamo a Messina. Espressione di un fervente sviluppo culturale cittadino, influenzato da una congiuntura storica complessa e dinamica. L’arte del ricamo, in particolare, si affermò come una pratica non solo decorativa ma anche profondamente simbolica, riflettendo i valori e le aspirazioni tanto della nobiltà quanto della comunità ecclesiastica. Raggiunse infatti un grado di raffinata eccellenza durante il Seicento, associandosi al lusso dei ceti aristocratici e alla devozione religiosa. Nel 1905 l’opera venne trasferita al Museo Civico di Messina insieme ad altri arredi sacri. Questo spostamento avvenne in seguito alle leggi eversive del 1866-67, le quali legittimavano il prelievo dei beni mobili di valore storico-artistico dai monasteri per la fruizione pubblica. Quel periodo segnò un cambiamento radicale nella destinazione d'uso del monastero di San Gregorio, che, dopo l’unità nazionale, diventò proprietà demaniale e nel 1890 l’amministrazione cittadina stabilì di trasferirvi il Museo Civico. Pertanto le collezioni del museo si implementarono anche di preziose suppellettili provenienti da questo patrimonio ecclesiastico prodotto nei secoli dalla ricca committenza monastica. In seguito al devastante terremoto che colpì Messina nel 1908, il manufatto rimasto illeso fu portato alla filanda Mellingoff dove sorse il Museo Nazionale, oggi Regionale intitolato "Maria Accascina". Il paliotto, che presenta tre scene con episodi della vita di Giuseppe l'ebreo, con la sua ricca decorazione e simbologie, rappresenta un importante punto di unione tra la committenza religiosa della nobiltà locale e l'abilità tecnica degli artigiani messinesi. Secondo una tradizione orale tramandata attraverso fonti bibliografiche la sua esecuzione fu sovvenzionata da Giulia Alliata Spadafora, nel 1628 insieme ad altri sei paliotti con scene bibliche che andarono perduti nel terremoto del 1783. La nobildonna entrò nell’ordine benedettino a ottanta anni e si distinse non solo per il suo atto di pietà personale, ma anche per il supporto finanziario destinato alla realizzazione della cappella della Madonna della Ciambretta. La sua profonda affezione verso il luogo sacro culminò nella decisione di essere sepolta all’interno di essa. Non solo lei, ma anche le sue figlie, Maria e Bernardina Spadafora, giocarono un ruolo cruciale nella gestione del monastero, investendo parte della loro dote nell’abbellimento architettonico della cappella con colonne e marmi mischi. Le benedettine di San Gregorio, provenienti da famiglie aristocratiche come Gotho, Spadafora, Ruffo, costituirono un importante catalizzatore per la produzione artistica dell'epoca. I legami aristocratici favorirono numerose commissioni che alimentarono il prestigio del monastero, permettendo nel contempo alle religiose la conservazione degli agi e delle prerogative proprie del loro ceto sociale. La lavorazione preziosa in filo d’oro, coralli, perle, granati e madreperla, costituisce un chiaro segno della potenza economica di una raffinata committenza nobiliare, senza la quale non sarebbe stato possibile realizzare tale opera di alta qualità. Attraverso un’indagine stilistica, basata sul confronto con il repertorio del ricamo seicentesco e sulla tecnica utilizzata dell’imbottitura che vede uno sviluppo molto sfarzoso dell’impostazione decorativa a largo fogliame dei girali d’acanto con l’inserimento di volatili tipico del gusto barocco di influenza spagnola, si ritiene che la datazione del manufatto possa però essere posticipata alla seconda metà del ‘600. Pertanto si suggeriscono potenziali nuove figure promotrici, come Antonia Ruffo o Maria Teresa, essendo badesse nel periodo preso in considerazione per l’esecuzione. Il paliotto proprio per la sua singolare ricchezza di materiali utilizzati, sottolinea l'importanza del lavoro collettivo di diverse maestranze coinvolte nella creazione di opere d'arte di straordinario valore. Il progetto iniziale, basandosi su un disegno preparatorio di un artista, fu sviluppato attraverso la collaborazione di differenti specialisti, ognuno esperto nel proprio campo
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1900382938
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Centro Regionale per l'Inventario e la Catalogazione
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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