Annunciazione (dipinto) - ambito Italia centro-meridionale (inizio sec. XVII)
Collocato su tavola sagomata in alto, il dipinto, è caratterizzato da un'atmosfera di intima grazia e di pacato raccoglimento, tipici di una cultura già controriformata; in questa atmosfera si svolge il mutuo colloquio tra la dolce Vergine, che interrompendo la lettura del Vangelo si volge con atto di modestia, e l'Angelo Annunziante appena sollevato su una leggera nube. Gabriele ha un braccio elevato ad indicare il cielo e l'altro proteso quasi ad invitare la Madonna, mentre il giglio è in primo piano, in una brocca posata a terra. Nell'ombra sfumata dell'interno vi è un letto a baldacchino, mentre la luce divina, proveniente dallo squarcio di cielo, rischiara le figure dell'angelo e della Vergine. Al centro, un'apertura dà su un terrazzo a balaustra attraverso cui appare un paesaggio crepuscolare. (continua in oss.)
- OGGETTO dipinto
- AMBITO CULTURALE Ambito Italia Centro-meridionale
- LOCALIZZAZIONE Venafro (IS)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE L'autore del dipinto è un ignoto di scuola baroccesca come denota il tipo della Vergine dalla forme soavemente modellate, spirante grazia un pò sdolcinata e dai serici capelli biondi delicatamente trattenuti e, soprattutto, la stesura dei colori che attraverso superfici sfaldate su cui batte la luce, si accendono in iridescenze e cangiantismi che vanno dal carminio al rosa, all'azzurro e al giallo oro. L'eleganza un pò ricercata dell'impostazione delle figure denota poi un pittore ancora legato al manierismo di transizione. Non è facile stabilire chi possa essere l'autore del dipinto; probabilmente l'artista ha visto Vanni e Salimbeni e forse qualche fiammingo tipo Calvaert, come potrebbe far supporre l'attenzione naturalistica per certi particolari d'ambiente, come il vaso con rigido giglio, il libro aperto sul leggìo e quello chiuso sul mobile retrostante, il sontuoso baldacchino del letto. Si potrebbe pensare a Filippo Bellini, specie confrontando il nostro parmiggianinesco angelo dai biondi capelli riccioluti e dalle ali policrome con gli angeli della Madonna col Bambino in gloria della Galleria Nazionale delle Marche (v. Cat. Restauri nelle Marche, Urbino 1973, scheda 156, pp. 639 - 641); molto vicini la tipologia, l'atteggiamento, l'abbigliamento e anche il volto della nostra Vergine con quello della Madonna urbinate. Non è da escludere però che l'opera appartenga all'ambiente napoletano di un Curia o di un Imparato, così sensibile sia al baroccismo che al naturalismo fiammingo. L'esecuzione si può collocare cronologicamente nei primissimi anni del XVII secolo. Il Masciotta riporta (G.B. MASCIOTTA, 1952, p. 559) riporta che la "notevolissima tela (trattasi invece di tavola) secondo qualche intenditore" è di scuola fiamminga. Anche per il Carano (C.CARANO, 1972, p. 178) nell'opera è ravvisabile l'influsso della scuola fiamminga
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1400000537
- DATA DI COMPILAZIONE 1973
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DATA DI AGGIORNAMENTO
2006
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0