Nido distrutto. paesaggio con un nido
dipinto
1970 - 1970
Poz Arrigo (1929/2015)
1929/2015
il dipinto astratto-simbolico raffigura un paesaggio con un nido caduto e distrutto
- OGGETTO dipinto
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MATERIA E TECNICA
tela/ pittura a olio
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ATTRIBUZIONI
Poz Arrigo (1929/2015)
- LOCALIZZAZIONE Roma (RM)
- INDIRIZZO Europa, ITALIA, Lazio, RM, Roma, Roma (RM)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Altri due dipinti con il medesimo soggetto il "Nido" come simbolo della famiglia e metafora visiva sono del 1967 e visibili sul sito ARTNET e su MutualArt. Arrigo Poz,frequenta il maestro di disegno Ameglio Paviotti, poi i corsi domenicali di disegno professionale. Nel 1948 si iscrisse al Liceo Artistico di Venezia, dove si diplomò da privatista per l’impossibilità di frequentare regolarmente i corsi e di mantenersi nella città lagunare. Nell’autunno del 1946 incontrò Giuseppe Zigaina, di cui eseguì un ritratto a matita, frequentò anche lo studio del decoratore Silvio Pavon per apprendere le varie tecniche di pittura murale. Nel 1947 eseguì il suo primo affresco nella parrocchiale di Bicinicco, nel 1950 a Palmanova è la sua prima mostra personale. Nel 1952 divenne socio della Famiglia Artisti Cattolici Ellero, di cui fu membro attivo disegnando molte copertine dei Quaderni. Nel 1955 è a Milano, per poi ritornare in Friuli dove fu assunto dall’amministrazione provinciale come disegnatore progettista. L’attività espositiva e pittorica riprese nel 1967 nel segno di una adesione a una particolare interpretazione del Neorealismo; negli anni ’60 i dipinti neorealisti rielaborarono gradualmente i nuovi stilemi dell’arte astratta in una maniera personale per poi indirizzarsi verso metafore visive: la luna, il nido, l’uccello imprigionato, le novità astratto informali, arrivate in ritardo in Friuli, furono rielaborate dall’artista in modo personale. Il Nido diventa il simbolo della famiglia, il rifugio. Tra il 1973 e il 1976 si colloca il periodo dei volti metà in ombra e metà in luce, che esprimono la tensione verso la Speranza e il Divino. I cartoni per le vetrate del tempio di Cargnacco nel 1969 segnarono l’inizio della sua attività nel settore delle vetrate d’arte e nella decorazione di chiese, dove usò tecniche miste, vetro, legno e mosaico su ampie superfici, un impegno reso possibile dalle sue abilità manuali e dalla sua propensione per il lavoro artigiano con tecniche originali e personali. Eseguì lavori in circa 120 chiese in Friuli e Veneto
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Stato
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1201388197
- NUMERO D'INVENTARIO 56766
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Roma
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Roma
- DATA DI COMPILAZIONE 2023
- ISCRIZIONI in basso a sinistra - Poz 70 - caratteri vari - a pennello -
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0