Ritratto di dama anziana (dipinto, elemento d'insieme) di Bartolomeo Passarotti (cerchia) - ambito bolognese (metà sec. XVI/ XVII)

dipinto

tela dipinta

  • OGGETTO dipinto
  • AMBITO CULTURALE Ambito Bolognese
  • ALTRE ATTRIBUZIONI ambito bolognese
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Galleria Nazionale delle Marche
  • LOCALIZZAZIONE Palazzo ducale
  • INDIRIZZO Piazza Rinascimento, 13, Urbino (PU)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il ritratto che emerge da un fondo scuro rappresenta il volto di un’anziana dama voltata di tre quarti che si pone di fronte al riguardante con un atteggiamento impenetrabile e severo, ma non del tutto distaccato, espresso dai grandi occhi che conservano ancora un baluginio di vivacità, in contrasto con le labbra sottili e serrate. Il volto segaligno lascia intravedere una forte tensione interiore anche in virtù del registro cromatico adottato dall'artista. L’abbigliamento della donna ha la severità tipica della moda spagnola. La gorgiera, il colore nero, tutto rimanda ad un clima di voluta austerità. Tuttavia, la dimensione spirituale del dipinto manifesta diversi dettagli ricercati, come i barangoni appena visibili, la stola bigia tessuta ad increspo, probabilmente in velluto, la cuffia con banda di leggerissima mussolina impreziosita da un bordo di finissimo merletto appuntato da un piccolo monile di fattura molto semplice. L'attribuzione alla scuola di Bartolomeo Passarotti può risultare fondata dalla comparazione con i ritratti realizzati dall'artista, che utilizza la lenticolare attenzione verso particolari fisiognomici unita alla resa materica relativamente alla descrizione dell'abbigliamento, tratti questi che lo accomunano alla pittura fiamminga a cui il pittore spesso si ispirava. Recentemente il quadro è stato adattato entro un’elaborata e raffinatissima cornice secentesca. Il dipinto risulta presente fino al 1924 presso Palazzo Tozzoni ad Imola, menzionato come "Ritratto di gentildonna" e segnalato da Angelo Mazza che pubblica la fotografia in un libro sulla collezione Tozzoni. Passerà successivamente nella collezione Serristori di Firenze, grazie alla rete di rapporti che la famiglia intreccia con importanti famiglie, tra cui i Sassatelli di Imola, i Ferrari di Modena e, appunto, i Serristori e i Torrigiani. In particolare le ultime discendenze si sono imparentate con la famiglia fiorentina Torregiani. Sarà proprio una nipote, Sofia Serristori Tozzoni a portare a Firenze molti dipinti di famiglia. A questo proposito le ultime notizie del dipinto risalgono precisamente ad un'asta tenutasi a palazzo Serristori dalla Società Sotheby Parke Bennet Italia, con sede a Firenze, nel maggio 1977. Lo stesso catalogo attribuisce il dipinto alla scuola di Bartolomeo Passarotti. E' assai probabile che il quadro sia stato acquistato in questa occasione da Paolo Volponi per incrementare la sua famosa collezione. A tal proposito va ricordato che la collezione Volponi consta di due corpus distinti. Il primo è il prodotto di una donazione di tredici opere nel 1991, legata ad un evento tragico, ovvero la morte del figlio di Volponi, Roberto, deceduto in un incidente aereo a Cuba nel 1989. La seconda donazione del 2003, composta da otto dipinti del XVII secolo, che va ad unirsi al corpus della prima, vede protagoniste le eredi, la vedova Giovina e la figlia Caterina, la cui unica condizione è che le due donazioni siano esposte in un'unica sala o in due sale prossime per unire idealmente padre e figlio scomparsi. Noti gli scambi epistolari di Volponi con l'anziano critico d'arte Roberto Longhi in cui lo scrittore definiva come una sorta di malia la sua insaziabile sete di possesso di opere d'arte
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1100368855
  • NUMERO D'INVENTARIO 1990 D 108
  • DATA DI COMPILAZIONE 2016
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2024
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

ALTRE OPERE DELLA STESSA CITTA'

ALTRE OPERE DELLO STESSO AMBITO CULTURALE