Cristo giudice

dipinto

Personaggi: Gesù Cristo; Madonna; S. Florido; S. Sebastiano; S. Rocco. Attributi: ( Gesù Cristo) saette. Architetture: città di Città di Castello

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA legno/ intaglio/ pittura
    tela/ pittura a olio
  • AMBITO CULTURALE Ambito Umbro
  • LOCALIZZAZIONE Città di Castello (PG)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Le fonti (Titi, 1686; Certini, 1725) indicano il dipinto collocato originariamente nel Duomo inferiore, nella cappella di S. Rocco ed opera del pittore tifernate Giovan Battista Pacetti detto lo Sguazzino (1593-1670). La studiosa Sarteanesi negli anni 1980-81 lo esamina invece nella cappella del SS. Sacramento mentre il Vaiani nel 1991 lo vede collocato nella cappella del Santissimo Crocifisso, terza a destra della navata. Oggi l'opera si trova nell'ufficio parrocchiale della Sacrestia della cattedrale tifernate. L'opera raffigurante in basso i due Santi invocati contro la peste, S. Sebastiano e San Rocco, mentre San Florido, protettore della città e la Vergine Maria, intercedeno presso il Cristo con un dardo in mano, fanno pensare ad un voto della città sfuggita ad un' epidemia di peste, sicuramente quella che negli anni 1630-31 da Milano si diffuse in buona parte d'Italia arrivando anche nell' Alta Valle del Tevere. La Sarteanesi (1980-81) nel suo lavoro sullo 'Sguazzino', afferma che negli Atti Capitolari della cattedrale, all'anno 1632, pag. 26, si legge: "Il Capitolo a viva voce ha dato ampia facultà al sig. Gio. Battista Ranucci e sig. cap. Gaspare Nostri eletti e deputati ad effetto di cercare elemosine per la nostra città per fare una memoria in honore della Beatissima Vergine e del nostro glorioso protettore e Patrono S. Florido per la grazia ricevuta havendo preservato questa città e liberato dalla peste". Il dipinto, pertanto, è stato eseguito negli anni successivi al 1632 e sicuramente prima del 26 agosto 1645 quando cioè iniziarono i lavori della facciata del Duomo voluti dal nuovo Vescovo di Città di Castello Cesare Zaccagna. Infatti nell'opera compare una fedele immagine della città nella prima metà del Seicento, così come la vedeva il pittore, con il fronte del Duomo senza la facciata, iniziata appunto nel 1645 (Sarteanesi) e rimasta poi interrotta nel dicembre 1646 per la morte del Vescovo Zaccagna che ne fu il patrocinatore. Non compare inoltre la cupola, terminata nel 1683 e poi crollata con il terremoto del 1789, nè il 'cappellone' costruito negli anni 1680-85 bensì la scalinata anteriore a quella disegnata dal Lazzari nella seconda metà del Seicento. Il Pacetti è giudicato un pittore dalla personalità provinciale e ritardata anche se dotato di talento, legato alla tradizione umbra tardo-rinascimentale, che si esprime a volte in un modo ingenuo ma forse in fondo più originale e sincero facendo emergere appieno la sua personalità, l'autenticità e la vivacità espressiva. La Sarteanesi (1980-81) sistemando il catalogo del pittore ha circoscritto la sua vita in un arco di tempo compreso tra il 1593, anno di nascita che risulta dai Libri Battesimali della Cattedrale cittadina e il 1667, quando ultimò le lunette di San Domenico. Dopo il 1670 poi non si ha più traccia negli Atti Capitolari dell'attività del Pacetti, che probabilmente morì di lì a poco. Nel dipinto in oggetto la studiosa rileva aperture all'ambiente di derivazione romana specie nell'insieme vibrante della materia pittorica ma anche arcaismi di scuola locale che si evidenziano chiaramente nella dimensione ridotta delle figure e nello schema cinquecentesco di tradizione umbra derivante da Raffaello e Perugino. Dall' urbinate poi il Pacetti trasse la figura del San Rocco, uguale nella posizione e nell' atteggiamento a quella che il giovane pittore dipinse nel 1499 nello stendardo della SS. Trinità anche questo eseguito dopo una grave peste che colpì la città facendo tante vittime. Vicino al Santo compare poi un piccolo cane con un pane in bocca, particolare iconografico uguale anche in San Donnino, ma che qui assume un significato diverso: non evoca infatti il potere taumaturgico del Santo come in San Donnino ma un particolare biografico di San Rocco, in quanto il cane ogni giorno gli portava da mangiare nel luogo isolato in cui egli si era ritirato leccandogli, fino a guarirlo, anche il bubbone alla gamba
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1000148489
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio dell'Umbria
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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