crocifissione di Cristo
dipinto
1690-1710
Al centro, Cristo Crocifisso e ai piedi della croce teschio con ossa infis se a terra/ a sn, la Madonna con volto sofferente rivolto verso la croce e braccia aperte/ a ds, santo con volto anziano e barba/ sfondo con paesagg io naturalistico
- OGGETTO dipinto
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MATERIA E TECNICA
intonaco/ pittura a tempera
- AMBITO CULTURALE Ambito Italiano
- LOCALIZZAZIONE Orvieto (TR)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE La chiesa di S.Rocco, che sorge presso la "platea Populi" centro della vit a civile orvietana, di fronte al palazzo del Capitano del Popolo, fu costr uita per un'iniziativa civica sollecitata dalla grave epidemia di peste de l 1523. Si costituiva infatti in quell'anno - come riporta il Perali - la Società dei Forestieri di S.Rocco che otteneva dal Comune una porzione del l'area già sede delle "Case di Santa Chiesa" in parte ormai decadenti, ced uta definitivamente all'ente -che ne godeva fin dal XIV secolo- nel 1515 d a papa Leone X. Tra i soprastanti della Soc. di S.Rocco, cui è dunque lega ta la costruzione di questo santuario "contra pestem" orvietano, figura M ichele Sanmicheli (Verona, 1484-1559), ad Orvieto fin dal 1512 come capoma stro dell'Opera del Duomo -incarico che mantenne fino al 1525-: a lui vien e riferito, appunto, il progetto per l'erezione della chiesa di S.Rocco, d eliberata nelle Riformanze comunali fin dal 1523, anno del più grave propa garsi del morbo, ma compiuta solo nel 1527, probabilmente anche per l'ass enza del Sanmicheli, allontanatosi da Orvieto tra l'estate del 1523 e quel la del 1524, proprio per sfuggire al contagio (AODO, "Camerari" 1520-1526, c.41). Edificata in linee cinquecentesche, con l'accentuazione rinascimen tale del portale con lunetta in basalto, contribuì senza dubbio ad avviare quel processo di rinnovamento che interesserà, nel corso del XVI secolo t utto il complesso della piazza del Popolo. La chiesa di S.Rocco fu propri età e sede della Confraternita omonima che, come informa la visita pastora le del 1605, vi si riuniva ogni domenica "per recitare l'officio alla Beat a Vergine", mentre già all'epoca le celebrazioni si erano ridotte al giorn o della ricorrenza del santo titolare. Dopo la soppressione delle confrate rnite, ricorda il Piccolomini che la chiesa assunse la cura delle Carceri, insediatesi, come accennato, nel contiguo palazzo già dei Sette, all'iniz io dell'Ottocento: nella visita apostolica del 1809 si verifica l'esistenz a di grate che consentivano ai carcerati di assistere alla santa messa dal l'interno del prigione stessa -grate eliminate probabilmente in seguito al la successiva sistemazione nel medesimo palazzo dell'Ufficio Postale, prog ettata dall'ingegnere orvietano Paolo Zampi verso la fine di quel secolo. A quell'epoca le condizioni della chiesa risultano già gravemente comprome sse da infiltrazioni e ristagno di acque di scolo soprattutto nelle zone a ddossate all'antico palazzo retrostante. Nella visita pastorale Ingami del 1886 si rileva l'allarmante "stato di umidità singolare e nocivo" concent rato nell'area dell'abside e della sacrestia: purtroppo neppure l'interven to di restauro del Branzani nel 1930 -che interessò non solo l'esterno ma anche le decorazioni pittoriche all'interno- riuscì a risanare o almeno ar ginare la grave situazione che è gradualmente degenerata ancora fino allo stato attuale, a causa del quale molti affreschi sono ormai totalmente alt erati e praticamente illegibili.Riguardo a tali numerosi e, purtroppo dete rioratissimi, dipinti murali presenti nella chiesa, l'attenzione critica s i è sempre concentrata su quelli della nicchia absidale -catino e parete s ottostante- che risultano essere i più antichi ed effettivamente i più int eressanti sotto il profilo stilistico, anche per la difficile valutazione di quelli degli altari laterali così alterati dalle cattiva conservazione e da interventi di restauro e ridipintura. Il Piccolomini (Piccolomini, 1883, pp.218 s.) attribuiva i dipinti dell'abside, senza dinguere tra quel li della calotta e quelli della parete sottostante, alla "maniera di Sinib aldo Ibi". Dopo di lui, anche Perali (Perali, 1919, pp.159s.) riproponeva, per la zona superiore, quella generica attribuzione. Egli aveva però rint racciato per primo interessanti documenti d'archivio relativi, l'uno, del 1527, alla commissione di alcuni dipinti -secondo Perali "immagini della V ergine Maria e dei Santi Rocco, Sebastiano, Domenico e Michele ai lati" (P erali, 1919, p.162), testualmente, invece, nel documento "imagini virginis mariae et imagini sanctorum rochi sebastiani donini et michaili arcangeli a lateribus ipsius virginis mariae" (ASO, Not. 754, c.370 v.)- al pittore Cristoforo di Bartolomeo da Marsciano; l'altro, del 1534, ad un contenzio so derivato dalla realizzazione di pitture "nell'altar maggiore di S.Rocco " da parte del "magister Eusebius Gasparis" da Montefiascone, i cui eredi reclamavano il pagamento dell'opera da parte della Confraternita committen te. Lo storico orvietano concludeva riassumendo che pertanto al maestro Eu sebio dovevano essere attribuiti gli affreschi della parete absidale al di sotto del catino dove invece identificava l'opera di un seguace dell'Ibi, diverso dal maestro Cristoforo poichè, visto che il soggetto realizzato d ifferiva da quello allocato nell'atto del 1524, la prima commissione non d oveva essere andata a buon fine e dunque la scelta doveva essere cadu
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente religioso cattolico
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1000084874
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio dell'Umbria
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio e per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico dell'Umbria
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0