dipinto, ciclo - ambito italiano (prima metà sec. XVI)
dipinto
post 1523 - 1549
Personaggi: Santo (?)
- OGGETTO dipinto
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MATERIA E TECNICA
intonaco/ pittura a fresco
- AMBITO CULTURALE Ambito Italiano
- LOCALIZZAZIONE Orvieto (TR)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE La chiesa di S.Rocco, che sorge presso la "platea Populi" centro della vit a civile orvietana, di fronte al palazzo del Capitano del Popolo, fu costr uita per un'iniziativa civica sollecitata dalla grave epidemia di peste de l 1523. Si costituiva infatti in quell'anno - come riporta il Perali - la Società dei Forestieri di S.Rocco che otteneva dal Comune una porzione del l'area già sede delle "Case di Santa Chiesa" in parte ormai decadenti, ced uta definitivamente all'ente -che ne godeva fin dal XIV secolo- nel 1515 d a papa Leone X. Tra i soprastanti della Soc. di S.Rocco, cui è dunque lega ta la costruzione di questo santuario "contra pestem" orvietano, figura M ichele Sanmicheli (Verona, 1484-1559), ad Orvieto fin dal 1512 come capoma stro dell'Opera del Duomo -incarico che mantenne fino al 1525-: a lui vien e riferito, appunto, il progetto per l'erezione della chiesa di S.Rocco, d eliberata nelle Riformanze comunali fin dal 1523, anno del più grave propa garsi del morbo, ma compiuta solo nel 1527, probabilmente anche per l'ass enza del Sanmicheli, allontanatosi da Orvieto tra l'estate del 1523 e quel la del 1524, proprio per sfuggire al contagio (AODO, "Camerari" 1520-1526, c.41). Edificata in linee cinquecentesche, con l'accentuazione rinascimen tale del portale con lunetta in basalto, contribuì senza dubbio ad avviare quel processo di rinnovamento che interesserà, nel corso del XVI secolo t utto il complesso della piazza del Popolo, con la sistemazione, tra il 152 8 ed il 32, del nuovo pozzo con il puteale sangallesco, e con i successivi interventi di ristrutturazione del palazzo Simoncelli, sul lato orientale della piazza, della chiesa di S.Bernardo, su quello occidentale, ed infin e dello stesso palazzo del Popolo, che versava in condizioni di rovinosa d ecadenza. La chiesa di S.Rocco fu proprietà e sede della Confraternita omonima che, come informa la visita pastorale del 1605, vi si riuniva ogni domenica "pe r recitare l'officio alla Beata Vergine", mentre già all'epoca le celebraz ioni si erano ridotte al giorno della ricorrenza del santo titolare. Dopo la soppressione delle confraternite, ricorda il Piccolomini che la chiesa assunse la cura delle Carceri, insediatesi, come accennato, nel contiguo p alazzo già dei Sette, all'inizio dell'Ottocento: nella visita apostolica d el 1809 si verifica l'esistenza di grate che consentivano ai carcerati di assistere alla santa messa dall'interno del prigione stessa -grate elimina te probabilmente in seguito alla successiva sistemazione nel medesimo pala zzo dell'Ufficio Postale, progettata dall'ingegnere orvietano Paolo Zampi verso la fine di quel secolo. A quell'epoca le condizioni della chiesa ris ultano già gravemente compromesse da infiltrazioni e ristagno di acque di scolo soprattutto nelle zone addossate all'antico palazzo retrostante. Nel la visita pastorale Ingami del 1886 si rileva l'allarmante "stato di umidi tà singolare e nocivo" concentrato nell'area dell'abside e della sacrestia : purtroppo neppure l'intervento di restauro del Branzani nel 1930 -che in teressò non solo l'esterno ma anche le decorazioni pittoriche all'interno- riuscì a risanare o almeno arginare la grave situazione che è gradualment e degenerata ancora fino allo stato attuale, a causa del quale molti affre schi sono ormai totalmente alterati e praticamente illegibili. Riguardo a tali numerosi e, purtroppo deterioratissimi, dipinti murali pre senti nella chiesa, il Piccolomini (Piccolomini, 1883, pp.218 s.) attribui va quelli dell'abside, senza dinguere tra quelli della calotta e quelli de lla parete sottostante, alla "maniera di Sinibaldo Ibi". Dopo di lui, anch e Perali (Perali, 1919, pp.159s.) riproponeva, per la zona superiore, quel la generica attribuzione. Egli aveva però rintracciato per primo interessa nti documenti d'archivio relativi, l'uno, del 1527, alla commissione di al cuni dipinti -secondo Perali "immagini della Vergine Maria e dei Santi Roc co, Sebastiano, Domenico e Michele Arcangelo ai lati" (Perali, 1919, p.162 ), testualmente, invece, nel documento "imagini virginis mariae et imagini sanctorum rochi sebastiani donini et michaili arcangeli a lateribus ipsiu s virginis mariae" (ASO, Not. 754, c.370 v.)- al pittore Cristoforo di Bar tolomeo da Marsciano; l'altro, del 1534, ad un contenzioso derivato dalla realizzazione di pitture "nell'altar maggiore di S.Rocco" da parte del "ma gister Eusebius Gasparis" da Montefiascone, i cui eredi reclamavano il pag amento dell'opera da parte della Confraternita committente. Lo storico orv ietano concludeva riassumendo che pertanto al maestro Eusebio dovevano ess ere attribuiti gli affreschi della parete absidale al di sotto del catino dove invece identificava l'opera di un seguace dell'Ibi, diverso dal maest ro Cristoforo poichè, visto che il soggetto realizzato differiva da quello allocato nell'atto del 1524, la prima commissione non doveva essere andat a a buon fine e dunque la scelta essere ca
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente religioso cattolico
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1000084852
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio dell'Umbria
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio e per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico dell'Umbria
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0