Battesimo di Gesù

dipinto

Personaggi: Gesù Cristo; S. Giovanni Battista; Padre eterno; angelo. Paesaggi: alberi; rocce; fiume. Attributi: ( S. Giovanni Battista) bastone cruciferato; conchiglia battesimale

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA intonaco/ pittura a fresco
  • AMBITO CULTURALE Ambito Italia Centrale
  • LOCALIZZAZIONE Città di Castello (PG)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE La storiografia locale (Mancini, Magherini Graziani ) parlando di questa cappella ricordano in primo luogo il dipinto che oggi si trova sulla parete destra così come l'Ascani nella sua pubblicazione del 1969 parla appunto dell' "altare della cappella" con il dipinto raffigurante la copia del Battesimo da Raffaello, non citando l'affresco, per cui è da supporre che dopo questa data il dipinto su tela venne spostato di lato e l'affresco venne riscoperto dietro la macchina d'altare lignea. Soltanto al Rosini (1986) si deve una attribuzione in quanto lo riferisce alla cerchia bolognese di Prospero Fontana, "sia per i caratteri stilistici e formali che per le tonalità giallo-azzurrine che già distinguono la particolare tavolozza dei tanti paesaggi nella ricca decorazione del Palazzo e della Palazzina Vitelli a Sant'Egidio". Prospero Fontana (1512-1597) è citato per la prima volta a Città di Castello dal Malvasia (1678), poi dal Lanzi (1795) e dalle cronache locali all'anno 1574 per gli affreschi con "storie e fatti de' Vitelli" nel palazzo di Paolo Vitelli a S. Egidio (Annali del Cornacchini, già nell'Archivio Magherini Graziani, Mancini I, 1832, pag. 155, n.1; Magherini Graziani, 1897, pag. 109, n.1), e qui attivo precisamente tra il marzo 1572 e il giugno 1574 (Rosini). A lui infatti vengono attribuite l'ideazione complessiva della fantasiosa decorazione della palazzina Vitelli a S. Egidio e l'esecuzione della "Scena classica" nel rettangolo centrale della volta sottolineando anche la presenza, intorno alla seconda metà degli anni '50 e forse oltre il 1574, di un'equipe bolognese che affiancò l'artista nell'impresa tifernate (Cesare Baglione, Giovan Antonio Paganino, Cristofano Gherardi, Orazio Samacchini). La presenza di artisti bolognesi ed emiliani nella seconda metà del '500 così operanti a Città di Castello si può spiegare con gli stretti legami di parentela fra i Vitelli e i San Secondo di Parma nonchè con i legami politici con i Farnese che per lungo tempo si servirono dell'abilità militare di Paolo Vitelli, luogotenente generale a presidio in Parma del Ducato Farnese dal 1546 al 1574 e feudatario nel Piacentino. Il Fontana è il nuovo protagonista della scena felsinea che sul finire degli anni '30 rifonde negli schemi del classicismo bolognese una cultura raffaellizante ispirata soprattutto al Peruzzi, a Perino e al Pordenone, oltre che la sua interpretazione della variante lombarda della maniera data dal Parmigianino. Sull'esempio del Salviati (1540) anche il Fontana confermò la possibilità di conciliare maniera romana e variante lombarda, approdando ad una equilibrata fusione di modelli tosco-romani e "valori" parmigianineschi. Siamo negli anni bolognesi del Concilio di Trento (1547-'49) e con essi ad un momento nel quale Bologna torna ad essere un punto di riferimento di interesse internazionale. Quando poi nel 1566 arrivò a Bologna il Cardinal Paleotti, con il suo tentativo di definire la funzione pedagogica della pittura sacra e di individuare i mezzi che potevano consentirle di raggiungere il suo fine ultimo di unire gli uomini a Dio, si ebbero soluzioni formali diversissime e talora anche opposte tra loro, che confermano l'assenza di ogni costrizione controriformistica e il persistere del tradizionale pluralismo linguistico manierista. Si avvalla l'ipotesi del Rosini (1986) in quanto si riscontrano analogie con la particolari delle opere di Prospero Fontana e di Orazio Samacchini quali ad esempio l'Eterno Benedicente in alto che ha un'analoga posizione nel "Battesimo di Cristo" nella Cappella Poggi in S. Giacomo Maggiore a Bologna firmato dal Fontana e datato 1561 così come il Battista che nel nostro dipinto è maggiormente coperto di vesti. E' evidente però nell'opera di Fontana una maggiore cura anatomica, quasi una marmorea e levigata eleganza nelle figure del Cristo e dell'ignudo a sinistra che fa emergere i modelli della civiltà artistica a cui si era riferito. Analogie anche con l'opera di Orazio Samacchini (1532-1577), pittore che sotto la guida di Fontana rientra nell'accentuato classicismo neoraffaellizzante che regola i capricci manieristici alla Parmigianino e alla Primaticcio delle figure allungate o sospese in languidi atteggiamenti di galateo e cortese. Il volto di S. Giovanni Battista presenta similarità con quello del Cristo Redentore nell'"Incoronazione della Vergine con Santi" (metà anni '70) nella Pinacoteca Nazionale di Bologna così come il gesto della Vergine incoronata con braccia al petto incrociate come il gesto del Cristo battezzato. Ancora: il modo di trattare i capelli a ciocche come nel "Il Battista" nella 27' Cappella in S. Giacomo Maggiore a Bologna e la fisiognomica dei volti come nella "Presentazione al Tempio" del 1575. Altre analogie anche con particolari della decorazione di Palazzo Vitelli a S. Egidio a Città di Castello dove appunto è documentata la presenza del Fontana e del Samacchini. Infatti l'albero a sinistra dell'affresco richiama l'albero nella \
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1000065592
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio dell'Umbria
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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