reliquiario - a ostensorio, opera isolata - bottega italiana (fine sec. XVIII)
Il reliquiario ha la base lignea dorata: il fusto sagomato è ornato da tre cherubini (uno al centro e due ai lati) e da uno stemma cardinalizio fissato con tre chiodini: vi è raffigurata una falce di luna e sotto tre bande trasversali. Il ricettacolo sagomato presenta sotto la teca due cherubini e ai lati due figure di nagli viste di profilo. Sopra la teca vi è una copertura a baldacchino e la crocetta apicale con terminazioni arricciate. All'interno della teca a luce mistilinea sono visibili due reliquie accompagnate da iscrizioni. Il retro della teca è fissato con due nastri rossi fermati da cinque sigilli di ceralacca (uno staccato), sui quali è impresso lo stesso stemma cardinalizio: diviso in due parti in senso verticale, vi sono a sinistra uan stella cometa e un gallo su tre monti, a destra un astella e un braccio di profilo con una fiaccola o un mazzo di grano
- OGGETTO reliquiario a ostensorio
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MATERIA E TECNICA
argento/ sbalzo
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MISURE
Altezza: 84.5
Larghezza: 37
- AMBITO CULTURALE Bottega Italiana
- LOCALIZZAZIONE Orvieto (TR)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Il reliquiario a ostensorio è un contenitore con reliquie a vista, poste cioè in una teca chiusa da un vetro, la cui forma è assimilabile a quella dell'ostensorio eucaristico. Questo tipo di reliquiario si andò definendo in età barocca e fu assai diffuso nel corso dei secoli successivi. Il problema della trasparenza e quindi della visione delle reliquie venne risolto durante il tardo Medioevo col progresso della lavorazione del vetro; in tal modo si rispondeva all'esigenza devozionale di "vedere" i resti mortali dei santi. Infatti per secoli le reliquie erano state nascoste alla vista perchè racchiuse entro casse-reliquiario o all'interno dell'altare; anzi i primi reliquiari furono gli altari sorti sulle tombe dei martiri, dei santi, degli Apostoli o anche sui luoghi dove si era svolta la vita di Cristo. Lo stemma raffigurato è quello del Cardinale Paolo Francesco Antamori (Roma, 1712-ivi, 1795). Di antica famiglia patrizia romana, ascritto al collegio degli avvocati concistoriali, nel 1760 fu nominato rettore dall'Archiginnasio e tenne tale carica per venti anni. Nel 1780 Pio VI lo elevò prete cardinale dei SS. Bonifacio e Alessio e comtemporaneamente vescovo di Orvieto. Qui promosse il restauro della facciata del Duomo con l'aiuto di Pio VI; alla Biblioteca Comunale si conserva l'editto del cardinale su rifacimento dei mosaici della facciata datato al 1786 (cfr. Satolli, 1978, p. 78)
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente religioso cattolico
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1000060493
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio dell'Umbria
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio e per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico dell'Umbria
- DATA DI COMPILAZIONE 1994
- ISCRIZIONI sul retro - "17/ S.CHRISTINA" - corsivo - a penna -
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0