Natura morta a inganno (dipinto) - ambito fiammingo (seconda metà XVII)

dipinto

Olio su tela applicata su supporto ligneo raffigurante una davvero singolare natura morta con effetto di trompe-l’oeil. Rappresenta infatti un armadietto munito di ante lignee aperte. Presenta due sportelli vetrinati e tre ripiani su cui si raccolgono, in ordine apparentemente sparso, una gran quantità di oggetti a prima vista, eterogenei fra loro. Sugli spporti di legno sono visibili due vedute marine ad olio, rami di corallo, medaglioni incisi, un calamaio con penna d’oca, un orologio e, all’interno, ritrattini, specchi, un teschio, vetri rotti, avori incisi, scatoline. Ad un’anta dello sportello è affisso, munito di sigillo di ceralacca, un biglietto con indirizzo

  • OGGETTO dipinto
  • AMBITO CULTURALE Ambito Fiammingo
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Museo dell'Opificio delle Pietre Dure
  • LOCALIZZAZIONE Opificio delle Pietre Dure
  • INDIRIZZO Via degli Alfani, 78, Firenze (FI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il dipinto proviene dalla Collezione del Gran Principe Ferdinando de’ Medici, così come ha potuto accertare il Chiarini che ha identificato il dipinto nell’Inventario dei Beni Mobili di Ferdinando presenti in Palazzo Pitti al momento della sua morte avvenuta nel 1713 “Un simile alto br. 1, 2/3 largo br. 2. 1/3 dipintovi un armadio o scarabattolo con vari quadretti, medaglie, stampe, bronchi di corallo, et una soprascritta di lettera diretta al Sig. M e Franco Riccardi”. (A.S.F., G.M., filza 1222, c. 38v). L’indirizzo apposto alla lettera suggerisce che il destinatario originario dell’opera potesse essere il Marchese Francesco Riccardi, vissuto tra il 1648 ed il 1719, eminente personaggio della corte medicea nella Firenze di Cosimo III cui si deve anche la conclusione della decorazione della Galleria Medici-Riccardi, affidata a Luca Giordano e a Giovan Battista Foggini. Probabilmente l’opera in esame passò direttamente, per vendita o donazione, nella collezione del Gran Principe, collezione in cui l’inventario del 1713 registra un secondo esemplare di “quadro dipintovi un armadio entrovi porcellane, e bicchieri di cristallo et un oriuolo a polvere”, il che sottolinea ancora una volta gli interessi del Granduca Ferdinando per il genere fiammingo e gli effetti illusionistici del trompe-l’oeil. In area fiamminga va infatti sicuramente collocata quest’opera, in considerazione del tema stesso, “Natura morta a nganno”, raccolto e praticato in Italia solo nel ‘700 inoltrato, e per la straordinaria capacità illusive nella presentazione di questo surreale e bizzarro “cabinet d’amateur” dove si mescola, alla miscellanea di dipinti, medaglie, curiosità naturali e artificiali, con casualità apparente, la presenza ambigua ed inquietante di specchi, coralli, vetri rotti, il teschio, oggetti certo allusivi a qualche esoterica allegoria della “vanitas”. Chiarini suggerisce di mettere in relazione questa particolare suggestione filosofica contenuta nel dipinto con un passo delle “Vite” di artisti contemporanei scritte da F.M. Gabburri nella prima metà del Settecento. Scrive infatti il Gabburri in una breve nota nella “Vita del fiammingo Domenico Remps”, “Il diletto di questo grazioso pittore fu il fingere sopra le tele tavole di legno, in mezzo delle quali dipingeva paesi, vedute, lettere, carte stampate, da gioco , bicchieri, scatole, disegni, pettini, coltelli, calamai, penne, animali ed altre cose, il tutto così bene somigliante il vero, che l’occhio restava ingannato e la mente delusa nel credere che fosse naturale ciò che era dipinto”. Questa testimonianza del Gabburri e la presenza del dipinto, che sembra ragionevole attribuire al Remps, sono, al momento, gli unici documenti relativi all’attività fiorentina di questo originale e stravagante artista, sconosciuto nella stessa storiografia dell’arte fiamminga che potremmo supporre originario di Anversa non solo per la presenza in quella città, tra il ‘500 e la prima metà del ‘600, di due pittori con lo stesso cognome,ma, soprattutto, per le affinità che il dipinto in esame trova con la produzione del pittore Cornelys Gysbrechts di Anversa, documentato nel III quarto del ‘600 e solo recentemente strappato ad un immeritato oblio. (cfr. P.Gomelbo, “Study on the Gysbrechts”, Copenaghen, Kunstmuscet, 1955 e inoltre M.L. d’Otrange Masatal, “Illusion in Art: Trompe-l’oeil, a History of Pictorial Illusion”, New York 1975). Da questi scritti Cornelys Gysbrechts esce riconosciuto come una delle personalità più autorevoli ed interessanti nel genere trompe-l’oeil, specializzazione che, in area fiamminga, nasce con caratteristiche di piena autonomia già nella seconda metà del Cinquecento, e proprio con Gysbrechts tocca uno dei vertici massimi del virtuosismo illusionistico. Caratteristici della sua produzione sono proprio i “cabinets” con ante socchiuse, dove fa anche la sua prima comparsa il contorno sagomato che figura nel dipinto del Remps, molto affine al maestro di Anversa anche nel maniacale perfezionismo dell’illusionismo ottico
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900196874
  • NUMERO D'INVENTARIO 780
  • DATA DI COMPILAZIONE 1986
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2025
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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