croce, pisside e spighe di grano (dipinto) di Giorgi Giovanni Battista (XIX)
dipinto
Giorgi Giovanni Battista (notizie Prima Metà Sec. Xix)
notizie prima metà sec. XIX
Olio su tela rettangolare, raffigurante un emblema liturgico: una croce su cui poggia una pisside ed un folto mazzo di spighe di grano ornato da fogliame lanceolato
- OGGETTO dipinto
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ATTRIBUZIONI
Giorgi Giovanni Battista (notizie Prima Metà Sec. Xix): pittore
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Museo dell'Opificio delle Pietre Dure
- LOCALIZZAZIONE Opificio delle Pietre Dure
- INDIRIZZO Via degli Alfani, 78, Firenze (FI)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Si tratta di un modello per la serie di formelle a commesso di pietre dure in fondo di lapislazzuli destinate all’altare della Cappella dei Principi; uno dei primi impegnativi incarichi di G.B. Giorgi entrato nella Galleria dei Lavori ne 1815 fu la collaborazione al progetto per la Cappella dei Principi, affidata dal Granduca Ferdinando III all’architetto Giuseppe Cacialli (1770-1828). Da un disegno del Giorgi del 1821, che documenta la struttura architettonica del Cacialli, si può vedere che, per le decorazioni in pietre dure, in gran parte, formata da pezzi preesistenti, era stata ideata la presenza di due pannelli con emblemi liturgici inseriti nel paliotto, ai lati del riquadro centrale con l’Annunciazione. In questi pannelli si riconosce già l’idea compositiva trasferita poi nella redazione finale e qui risolta con una sottigliezza ed un nitore grafico perfettamente neoclassico. Dopo la morte di Ferdinando III avvenuta nel 1824, a seguito delle notevoli spese sostenute dal nuovo Granduca Leopoldo II per l’affrescatura della cupola della Cappella dei Principi iniziata dall’aretino Pietro Benvenuti nel 1827, i lavori per l’altare precedettero molto a rilento e così il Giorgi ebbe tutto il tempo per aggiornare il suo primitivo progetto, portando a quattro il numero delle formelle e sostituendo il fondo, originariamente nero, con lo smagliante lapislazzuli, e stemperando il primitivo neoclassico rigore degli emblemi con una sorta di originale esuberanza esornativa. Questo trapasso stilistico è documentato da numerosi studi e disegni preparatori a penna conservati presso l’Archivio dell’Opificio a firme del Giorgi e testimoniano la grande cura che il pittore pose nell’elaborazione dei modelli per l’altare. Nel 1853 le quattro formelle a commesso di calcedonio su fondo di lapislazzuli erano ormai completate e lo Zobi, tessendone entusiastici elogi, scriveva che “… tutte queste formelle debbono essere ricorse da una magnifica bordura arricchita di bassorilievi parimenti di pietre dure intarsiate in fondo di paragone, i quali bassorilievi, parte antichi, parte di moderna fattura, esprimono ornati, frutta e fiori diversi” (Zobi, 1853, p.235). Nel progetto si prevedeva infatti, come bordura alle formelle, una fascia di ornati policromi su fondo di marmo nero del Belgio, che il Giorgi inserisce in due dei quattro modelli della serie ad olio, con lo scopo di verificare l’effetto di insieme. Ma, con il tramonto del Granducato di Toscana, il progetto dell’altare cui si pensava da oltre due secoli, venne definitivamente abbandonato e le formelle restarono senza destinazione presso l’Opificio, per essere infine inserite nell’attuale altare ligneo della Cappella dei Principi, allestito nel 1938 da Amedeo Orlandini
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900196867
- NUMERO D'INVENTARIO 2708
- DATA DI COMPILAZIONE 1986
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DATA DI AGGIORNAMENTO
2025
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0