Cosimo II
rilievo
Rilievo in cartapesta policroma, rettangolare raffigurante un ex-voto di Cosimo II: al centro è il sovrano, inginocchiato e paludato in abbigliamento cerimoniale, con corona, collare plissettato, cappa di ermellino ed ampio e sontuoso mantello damascato. Da una finestra che si apre su una stanza il cui pavimento è scandito da riquadri marmorei, si osserva la cupola del Duomo di Firenze, il campanile di Giotto ed altre antiche costruzioni. Suggestivi i contrasti cromatici: prevale il nero, l’oro e il carminio
- OGGETTO rilievo
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MATERIA E TECNICA
carta/ pittura
- AMBITO CULTURALE Ambito Fiorentino
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Museo dell'Opificio delle Pietre Dure
- LOCALIZZAZIONE Opificio delle Pietre Dure
- INDIRIZZO Via degli Alfani, 78, Firenze (FI)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Questo rilievo in cartapesta è una copia del pannello a rilievo in commesso di pietre dure conservato presso il Museo degli Argenti (Inv. Gemme 1921 n.488), già parte centrale di un paliotto aureo destinato dal Granduca Cosimo II all’altare di S. Carlo Borromeo a Milano, di cui esiste anche una seconda versione, in stucco policromo, e di maggiori dimensioni, presso il Victoria and Albert Museum di Londra. Secondo lo Zobi – attribuzione poi comunemente accolta – il progetto del paliotto risale a Matteo Nigetti, mentre “Giovanni Bilivert disegnò il bassorilievo…Orazio Mochi lo modellò e ne diresse l’esecuzione”. In uno studio sul perduto paliotto aureo, la Piacenti ha dimostrato, su basi documentarie, che il disegno dell’impianto generale è dovuto a Giulio Parigi e che l’intervento dello scultore Orazio Mochi è da riferirsi eventualmente ai modelli preparatori per il rilievo centrale, mentre la traduzione in pietre dure si deve a Michele Castrucci e a Gualtieri Cecchi “pietristi di Galleria”. Sempre alla Piacenti si deve la pubblicazione di un pagamento del 31maggio 1624, anno in cui si conclude la lavorazione del paliotto aureo, avviata nel 1617, al pittore Francesco Bianchi, per “aver dipinto li quattro modelli di cartapesta del voto della felice memoria del Ser.mo Cosimo Secondo cavati al naturale da quel di pietra”. (A.S.F., G.M. filza 411, c. 62v). Sulla base di questa documentazione il rilievo in cartapesta conservato all’Opificio, tradizionalmente interpretato come modello preparatorio, può essere invece riconosciuto come una delle copie dipinte dal Bianchi. E’ infatti inverosimile che si dipingessero a posteriori modelli preesistenti, poiché la fruizione dei modelli per rilievi in pietre dure era non solo di indicazione plastica, ma soprattutto cromatica, oltre al fatto che la parte finale del documento citato non sembra lasciare spazi o dubbi che si tratti di copie. E’ possibile che, nel 1624, a morte avvenuta di Cosimo II, non si fosse comunque rinunciato all’idea di inviare il paliotto a Milano; le copie sarebbero così rimaste a ricordo del prestigioso lavoro compiuto dalla Galleria: così come, alla fine del ‘500, prima di inviare a Rodolfo II di Asburgo la tavola in pietre dure per lui eseguita tra il 1592 ed il 1597, il miniatore Daniel Froschl venne incaricato di dipingerne una copia che rimase presso la Guardaroba (cfr. E. Neumann,E. Neumann, Florentiner Mosaik aus Praga in “Jahrbuch der Kunsthistorischen Sammlungen in Wien”, 1957, 53, p. 170). Il modello originale per il rilievo fu forse eseguito, con una prassi alquanto consueta peer i lavori di glittica, in cera colorata, procedimento sperimentato in quegli stessi anni per le statuette di Apostoli dstinati al Ciborio della Cappella dei Principi (cfr. M. Chappel, Some works by Cigoli for the Cappella de’ Principi, in “Burlingtom Magazine”, 1971, 823, pp. 580-582)
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900196859
- NUMERO D'INVENTARIO 810
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Opificio delle Pietre Dure
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0