Cristo crocifisso
Scultura in legno dipinto di marrone scuro, raffigurante Cristo crocifisso vivente: la figura è frontale e confitta in croce con quattro chiodi, il piede destro leggermente avanzato e in parte sovrapposto al sinistro, braccia aperte ma non completamente distese, dita rinchiuse sul chiodo piantato al centro del palmo, capo riverso all'indietro e inclinato sulla spalla destra; il perizoma è formato da un panno avvolto intorno alle reni e tenuto da una cordicella che lo fa aderire al fianco sinistro, mentre sul destro lascia un lembo svolazzante e sul davanti si accartoccia formando con il bordo una piega serpentinata che scende sulla coscia sinistra. Sulla croce è attaccato il cartiglio privo di iscrizione, che presenta un andamento ondulante
- OGGETTO crocifisso
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MATERIA E TECNICA
legno/ scultura/ verniciatura
- AMBITO CULTURALE Manifattura Toscana
- LOCALIZZAZIONE Firenze (FI)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Il prototipo da cui deriva questo Crocifisso vivente è quello detto "Pallavicini" dal luogo di conservazione (Palazzo Pallavicini a Roma), dove troviamo, secondo il NEGRI ARNOLDI "non più soltanto calma rassegnazione e accettazione del martirio, ma superamento e trionfo sulla morte, come prefigurazione del Cristo Risorto". Per primo il WITTKOWER avvicinò questo Crocifisso all'arte di Alessandro Algardi proprio per i caratteri di maggior solidità strutturale, realismo e fermezza di modellato rispetto al tipo di Crocifisso berniniano (sia quello col Cristo morto dell'Escorial, sia quelli con Cristo vivo disegnati per San Pietro a Roma e tradotti in bronzo dal Ferrata). La paternità algardiana veniva ribadita da Nava Cellini che riteneva però anche il cristo "Pallavicini" una derivazione da un prototipo ancora da scoprire fra le numerose copie tratte dai medesimi modelli per tutto il Seicento e il Settecento. Più difficile la datazione del prototipo che per la Nava Cellini sarebbe anteriore al Crocifisso berniniano dell'Escorial (1654), ma posteriore al Crocifisso di S. Marta dell'Algardi, databile intorno al 1644: la studiosa indica, fra i vari derivati, quello bronzeo di Santa Maria del Popolo a Roma, come il più notevole per qualità. Per il NEGRI ARNOLDI il prototipo algardiano sarebbe da riconoscere in quello eburneo conservato nel Seminario Arcivescovile di Mileto, proveniente da Napoli come dono del Re Ferdinando IV a Monsignor Angelo Porta e la datazione sarebbe da anticipare di un decennio. Comunque, tutti i crocifissi di questo tipo deriverebbero da modelli in gesso della bottega dell'Algardi ereditati dai suoi allievi Ferrata e Guidi e passati poi ad altri che sfruttarono le possibilità commerciali fino alla fine del Settecento. Anche in Toscana questa tipologia ebbe grande successo e diffusione, come testimoniano i vari esemplari lignei di diversa collocazione e quelli in porcellana policroma o in terracotta prodotti dalla Manifattura di Doccia ed esaminai recentemente da Maria Pia Mannini. Nell'ambiente pistoiese, poi, il Cristo vivente, anche nella versione algardiana, ebbe un momento di particolare diffusione al tempo del Vescovo Scipione de'Ricci, che ne adotto l'iconografia per la precisa motivazione teologica che "Gesù Cristo non soccombeva realmente come vinto dal nemico infernale, ma anzi ne trionfava, e si mostrava debole nella sua forza maggiore. La debolezza in lui era volontaria, e non necessaria come nell'uomo; e mentre appariva al mondo che soccombesse, egli vinceva e trionfava" (v. C.D'AFFLITTO, La cultura artistica del vescovo e la questione del patrimonio artistico ecclesiastico, in "Scipione de'Ricci e la realtà pistoiese della fine del Settecento" catalogo della mostra, Pistoia 1986). (cfr. V.MARTINELLI, Novità berniniane: 2, Un crocifisso ritrovato?, in Commentari 1956, pp. 34-60. P.NAVA CELLINI, Note per l'Alagardi, il Bernini e il Reni, in "Paragone", 207, 1967, p.35 ss. F.NEGRI ARNOLDI, Origine e diffusione del Crocifisso barocco con l'immagine del Cristo vivente, in "Storia dell'arte", 20, 1974, pp.57-76. M.P.MANNINI, Immagine di devozione, ceramiche votive nell'area fiorentina dal XVI al XIX secolo, catalogo della mostra, Firenze 1981. J.MOUTAGU, Alessandro Alagardi, Yale University Press, New Have and London 1985, vol.II, p. 201
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900196550
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0