martirio di S. Stefano

pala d'altare 1540 - 1560
Tonducci Giulio (attribuito)
1513 ca./ 1582-1598

La tavola è centinata a tutto sesto. La struttura della composizione è complessa: la scena è dominata al centro dalle due principali figure del gruppo dei lapidatori (disposto a sinistra) e, a sinistra, in primo piano, da un soldato romano. A destra, sempre in primo piano, la figura del martire inginocchiato. Dietro, due edifici (quello a destra con colonne) e, a destra, un gruppo di figure maschili gesticolanti. Sullo sfondo, un paesaggio

  • OGGETTO pala d'altare
  • MATERIA E TECNICA tavola/ pittura a olio
  • ATTRIBUZIONI Tonducci Giulio (attribuito)
  • LOCALIZZAZIONE Faenza (RA)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il primo a citare l'opera è il Lanzi che ne parla in relazione ad un'altra tela di S. Stefano tutt'ora esistente a Ravenna nella chiesa omonima (sebbene non in buono stato) di qualità molto migliore e aggoinge:" Si scopre tutto lo stile di Giulio Romano, di cui il Tonduzze fu scolare; anzi si è in Faenza creduta opera di Giulio Romano stesso, equivoco nato da somiglianza di nome". Il Valgimigli combatte il parallelo istituito dal Lanzi, ma conserva l'attribuzione. Corbara è perplesso sull'attribuzione che, secondo lui, danneggerebbe la figura del Tonducci, poichè definisce l'opera "di un rozzo gusto archeologico, per quanto coloristicamente sostenuto". Pensa invece ad un ignoto pittore faentino, forse vicino al Bertucci e certamente più macchinoso rispetto agli schemi semplici e chiusi usati dal Tonducci. Rifiuta anche il parallelo col "Martirio di S. Stefano" di Ravenna "che senza criterio è sempre stata considerata una replica della grande pala faentina; sono invece due cose disparatissime. Per quanto ritagliata, la tela di Ravenna è per il Corbara del Tonducci, come già aveva indicato il Beltrami attribuendola al pittore faentino già dal 1783. L'ignoto pittore della tavola di S. Stefano potrebbe essere per Corbara lo stesso di una "Adorazione dei Magi" di S. Bernardo di Faenza, dispersa alcuni anni fa (ritirata dai giuspatroni conti Ferniani, nel palazzo di Brisighella, e poi venduta ad antiquari). Anche Archi riferisce i dubbi del Corbara. Fino al 1785 sull'altare maggiore vi era una tela dipinta da Tommaso Missiroli raffigurante "S. Gregorio con le anime purganti" che fu poi trasferita quando la Compagnia del Pio Suffragio passò ad officiare nella ex chiesa dei Padri Filippini. Poi probabilmente sull'altare maggiore venne collocata la tavola del Fenzoni raffigurante il "Martirio di S. Sebastiano" (quando la Confraternita di S. Sebastiano si insediò in S. Stefano dal 1788 al 1798, dopo il lavori di riadattamento). Cominciando la chiesa a funzionare come parrocchiale di S. Stefano nel 1798, sull'altare maggiore venne posta (trasportata dall'antica sede di S. Stefano Vetere) la tavola col "Martirio di S. Stefano" tuttora collocatovi
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente religioso cattolico
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0800031594
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Bologna Ferrara Forli'-Cesena Ravenna e Rimini
  • DATA DI COMPILAZIONE 1986
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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