San Mamaso. San Mamaso

polittico dipinto post 1447 - ca 1450

San Mamaso è raffigurato come un giovane sbarbato e riccioluto, con un berrettino in capo, la palma del martirio e sulle ginocchia il libro aperto sopra una professione di fede. Egli siede sopra un trono rosa, di cui si intravede appena un angolo della seduta, mentre a sinistra spunta il leone

  • OGGETTO polittico dipinto
  • MATERIA E TECNICA ORO
    tavola/ pittura a tempera
  • ATTRIBUZIONI De' Franceschi Francesco (notizie 1443/ 1468)
  • LOCALIZZAZIONE Museo di Castelvecchio
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE “Roger Fry nel 1912 collegò tra loro due coppie di "Storie di san Mamaso", divise tra il Museo Correr di Venezia (inv. 350-351: Mariacher 1957, pp. 80-81) e la collezione Annan Bryce di Londra (in seguito pervennero alla Yale Art Gallery di New Haven, inv. 1946.72 e 73: Seymour 1970, pp. 242-243 nn. 182-183), e le mise in rapporto con la tavola di Castelvecchio, giunta al Museo nel 1871 dalla collezione Bernasconi, proponendo per queste opere un riferimento a Michele Giambono. Nel frattempo Moschetti (1904) aveva reso nota una trascrizione dalla cornice perduta del polittico di San Pietro del Museo civico di Padova, che ne riferiva l’esecuzione nel 1447 a Francesco de’ Franceschi per la parte pittorica e a Francesco Storibono per la carpenteria. Prendeva avvio così la ricostruzione di questo "petit maître" in bilico tra gotico e vaghi sentori rinascimentali. A lui Fiocco (1924-1925) restituiva il complesso di San Mamaso, seguito da Sandberg Vavalà (1926 e 1927), che riconduceva al pittore anche le due tavole con l’Annunciazione, che erano entrate nelle collezioni civiche veronesi dalla collezione Monga nel 1911 (inv. 62-1B2129). A seguito del riconoscimento la direzione del Museo procedette alla riunificazione espositiva delle tre tavole, che vennero montate a trittico e riunite inferiormente da una cornice falsa, visibile nelle vecchie foto (Alinari 46806). (…) L’Annunciazione si collocava nel registro superiore del polittico, all’esterno. All’interno, sul lato sinistro era un santo apostolo, probabilmente il San Giovanni evangelista, a mezzo busto, appartenente al Museo di palazzo Venezia (inv. P.V. 10212: Santangelo 1948, p. 31) (…). Già è stato proposto da Arslan (1948) l’apparentamento per due tavole di collezione privata raffiguranti "Sant’Orsola" e "San Lorenzo", che si disponevano rispettivamente a sinistra e a destra. Ad essi si può aggiungere una "Santa Caterina" appartenente alle collezioni della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che doveva porsi a destra in pendant con "Sant’Orsola". (…) Quello di San Mamaso doveva essere un pentittico, perché in questo modo la larghezza totale (senza contare le cornici: 165 cm) verrebbe a corrispondere a quella dei quattro pannelli storici (senza cornici: 160 cm), che compongono un ciclo completo della "Passio" del raro protomartire (Borenius 1912b). (…) In teoria potevano esservi delle cuspidine sopra il registro alto: una raffigurazione di Dio Padre al centro, in relazione con l’Annunciazione, probabilmente sovrastante una Crocifissione (come nel polittico di San Pietro a Padova) o un’Imago pietatis. Fra tali cuspidi potrebbero essere annoverate quattro tavolette raffiguranti Dio Padre e tre apostoli, sagomate a ovato, passate a un’asta milanese di Finarte (3 aprile 1984, lotto 240; ognuna 19,5 × 15 cm) con la giusta attribuzione a Francesco de’ Franceschi. Nell’insieme l’ancona di San Mamaso doveva misurare dunque circa 180-200 cm di larghezza e 250-280 cm di altezza. Si pone allora il problema della provenienza di questo importante polittico. Reliquie di san Mamaso erano venerate anche a Venezia, nella chiesa di Santa Maria della Fava (Tramontin, Niero, Musolino, Candiani 1965, p. 310), ma a Verona il culto era decisamente più forte, tanto che il santo è raffigurato da Giovanni Badile nel polittico dell’Aquila, ed esisteva una chiesa a lui dedicata, da cui secondo Avena (1947) poteva provenire l’ancona. Tale chiesa, soppressa nel 1806, documentata fin dal XII secolo (…) per custodire il corpo in precedenza venerato in Santo Stefano, era stata ceduta all’arte dei formaggeri nel 1554 e da loro riedificata tra 1626 e 1631 (…) (secondo le fonti agiografiche Mamaso, ritiratosi nel deserto, avrebbe prodotto formaggio per i poveri con il latte dei leoni da lui ammansiti). È possibile però anche una provenienza dall’altare dedicato a San Mamaso nella chiesa di San Tommaso Apostolo (Guzzo 1990, p. 149 nota 12), che risulta eretto probabilmente dall’arte dei formaggeri nel 1443-1444 (Crosatti 1942, pp. 71- 72), vale a dire in date molto interessanti per la cronologia del dipinto, che dovrebbe seguire di non molti anni. L’opera sembrerebbe successiva al polittico di San Pietro a Padova, del 1447 (ora nei Musei civici), per la più matura tornitura dei volumi e i cimenti spaziali nella predella, ma non di molto. (…) In questi dipinti Francesco de’ Franceschi continua a dimostrare la basilare influenza di Michele Giambono, di cui potrebbe essere stato allievo e col quale è chiamato il 3 settembre 1443 ad arbitrare una lite tra il pittore Nicolò di Domenico e l’intagliatore Matteo Moranzon (Paoletti 1893, p. 80). Francesco tempera però le morbidezze struggenti di Giambono in superfici più levigate e in una siglatura più facile, che banalizza gli stimoli che gli potevano giungere sia da Jacopo Bellini sia dalla coppia Giovanni d’Alemagna e Antonio Vivarini, con cui non sono mancate confusioni attributive (…)” (da De Marchi 2010, cat. 117)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente pubblico territoriale
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500717524
  • NUMERO D'INVENTARIO 61
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza
  • ENTE SCHEDATORE Comune di Verona
  • ISCRIZIONI sul libro - Deo / vivo qui / regnat / i[n] celis / servio // et nu[n]qu[am] / me dereli[n]/quet d[omin]us / deus me/us - caratteri gotici -
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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