Madonna del ventaglio. Madonna con il bambino e tre angeli, detta Madonna del ventaglio

dipinto post 1462 - ca 1465

Al centro compare la Madonna a mezza figura con il bambino e, attorno stanno tre angeli. La scena è inquadrata da marmi dipinti e da una cornice lignea originale, o antica, a intaglio e stucchi dorati

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tavola/ pittura a tempera
  • ATTRIBUZIONI Benaglio Francesco (1432 Ca./ 1482-1492)
  • LOCALIZZAZIONE Museo di Castelvecchio
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE "Il dipinto, dalla collezione veronese di Giulio Pompei, è entrato nel Museo nel 1855. «Madonna in mezzo a una architettura con angiolini e con Gesù seduto fra due guancialetti – dipinti in tavola, e l’opera fu attribuita al Crivelli – con cornice»: così la descrivono, nel 1853, Carlo Ferrari e Lorenzo Muttoni. Dopo attribuzioni ‘squarcionesche’ di partenza, come quella di Bernasconi a Marco Zoppo del 1865, è sempre stato generalmente considerato un ‘paradigma’ di Benaglio, a partire da Frizzoni (1904). La piccola "Sacra conversazione" è tutta improntata sul tema materno e infantile, tanto da far avanzare come scontata ma non infondata l’ipotesi di una originaria commissione femminile, di devozione domestica, oppure monastica. Le figure, come sempre nel pittore, sembrano costruite nell’ottica della tarsia, quasi bidimensionali, pur nella durezza della linea che si scosta volutamente dal passato gotico. Non per caso Benaglio è stato confuso, nelle attribuzioni, con i Lendinara. La costruzione allusiva dello spazio è lasciata a una programmatica ‘finestra albertiana’ marmorea, dove la parte superiore dei pilastrini ha scorci da architettura monumentale. Anche i nimbi delle cinque figure maggiori si angolano ruotando con diversa inclinazione, come esemplari esercizi prospettici. L’esibizione cromatica dei marmi è eccezionale, ma è naturale e frequente a Verona, mercato di marmi per eccellenza, come si ritrova ancora nell’esercizio letterario del "Sileno" di Francesco Pona, del 1620. Il gioco cromatico prezioso è qui costruito con l’inserzione di tondi e semitondi di marmi diversi in travi e pilastri. Evidenti sono qui i contatti col circolo squarcionesco, che Benaglio deve aver in qualche modo frequentato, specialmente con Giorgio Schiavone. All’isotipia volutamente inespressiva delle figure infantili, che giocano un tema di evidenti significati iconologici sulla Passione, con il cardellino e il grappolo d’uva, corrisponde il volto apparentemente impassibile, o di trattenuto dolore, della madre. Dietro, oltre a rocce di sagomature innaturali, si aprono cieli di luminosità cristallina altrettanto innaturali. Il dipinto, essendo rimasto il solo sicuramente attribuibile a Benaglio nell’esposizione del Museo, ed essendo il pittore esposto in rarissimi altri musei, ha sempre goduto di discreta notorietà, proprio come paradigma esemplare del suo stile. Tenendo conto che una delle poche date sicuramente riferibili al pittore è il 1462 del polittico di San Bernardino, esso va collocato sicuramente subito dopo questa data, al più forse verso il 1465. L’angioletto qui di profilo varia di poco il disegno del bambino di San Bernardino. L’opera presenta un’interessante cornice lignea probabilmente originale o comunque antica, con raffinate asimmetrie, che ne assicurano l’autenticità. Già segnalata nell’inventario di Giulio Pompei, in singolare accordo con l’architettura raffigurata nel dipinto, essa conferma anche che l’opera doveva essere dall’origine un’anconetta autonoma e non la parte centrale di un piccolo trittico smembrato" (da Marinelli 2010, cat. 122). Note sul disegno soggiacente: al di sotto di questo dipinto, così naïf e rigido, sta un disegno completo e attento, che definisce l’intera composizione e non tralascia nessun dettaglio. Il segno in alcuni tratti sembra come più insistito: l’artista, non soddisfatto del risultato, può avere ripassato tale particolare fino a raggiungere il risultato desiderato. Alcuni punti sono tuttavia stati ulteriormente corretti col colore, come la spalla del Bambino, il velo della Madonna, la veste dell’angioletto di sinistra o le maniche di quello che porge il grappolo d’uva. Un procedimento frequente tra i pittori veneti della seconda metà del Quattrocento sembra quello di tracciare un disegno più sottile (magari seguendo l’incisione ricavata seguendo un cartone di riferimento) e ripassarlo poi una volta che la composizione fosse definitivamente assestata. Nel disegno soggiacente di questa Madonna del ventaglio si riscontrano segni di spessori e pesantezza diversi, e probabilmente ci si trova di fronte a questa medesima procedura. Il chiaroscuro è indicato da un fittissimo tratteggio parallelo, talmente denso che in certi punti non si distinguono quasi i singoli segni. C’è inoltre un accenno di impostazione prospettica nei pilastri: nel lato in scorcio si ritrovano fasce diagonali che non hanno alcun riscontro nel dipinto finale. Le linee che costruiscono le scanalature delle basi dei pilastri continuano poi chiaramente anche in profondità dove sono state successivamente coperte dalle vesti degli angeli. Interessante notare come la parte superiore della composizione sia inscritta in una grande semicirconferenza di cui un settore è chiaramente visibile sull’architrave della cornice architettonica che incornicia la scena. Questa figura geometrica è alla base dell’impostazione di quest’ultima, infatti interseca i due pilastri esattamente tra il fusto e il capitello
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente pubblico territoriale
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500715168
  • NUMERO D'INVENTARIO 881
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza
  • ENTE SCHEDATORE Comune di Verona
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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