Augusto e la Sibilla. Augusto e la Sibilla

dipinto ca 1500 - ca 1500

La scena raffigura l'imperatore Ottaviano Augusto che, prima di accettare gli onori del Senato che voleva adorarlo come divinità, interroga la Sibilla. Ella lo avverte che presto sarebbe nato un uomo, la cui potenza avrebbe oscurato anche la memoria del suo potere. Ottaviano avrebbe allora deciso di rinunciare ad essere onorato come un dio. Con la mano destra la Sibilla indica i raggi del sole splendente, mentre nella sinistra tiene una tavoletta della forma di un’antica ‘tabula ansata’ con le parole della profezia. Nello sfondo sono visibili due gruppi di figure: a sinistra la Sibilla guida l’imperatore verso il luogo dell’oracolo, al centro un uomo in trono impartisce un ordine, forse il censimento, a due soldati inginocchiati davanti a lui. Le due figure si presentano all’azione su di un proscenio allestito con edifici classici: a sinistra si identifica con certezza l’arco di Costantino, mentre quello al centro è forse il Settizonio di Settimio Severo. Sul pavimento a riquadri geometrici dietro le figure si trovano due blocchi di frammenti architettonici, che, componendosi idealmente con l’arcata mutila sul lato destro, possono restituire l’immagine di una loggia a tre archi

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tavola/ pittura a tempera
  • ATTRIBUZIONI Falconetto Giovanni Maria (1468/ 1535)
  • LOCALIZZAZIONE Museo di Castelvecchio
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il soggetto è tratto dalla "Legenda Aurea" di Jacopo da Varazze e fa riferimento all’annunzio della nascita di Cristo, con Ottaviano Augusto che interroga la Sibilla: l'iconografia secolare fa ipotizzare una provenienza originaria diversa da quella del refettorio della chiesa della SS. Trinità, da cui giunse in Museo all'epoca delle soppressioni ottocentesche (Vinco 2018, p. 300). I due frammenti architettonici sullo sfondo sarebbero un sottile e coltissimo riferimento, suggerito da Schweikhart (1968), alle rappresentazioni teatrali, che negli ambienti umanistici contemporanei, miravano a ricostruire la scena antica. Se è dunque verosimile che Falconetto si confronti con una complessa ipotesi di ricostruzione del teatro vitruviano, questa suggestiva proposta confermerebbe che molto presto era entrato in contatto con l’ambiente dei più avanzati studi umanistici contemporanei nel campo del teatro antico, inseriti in Verona all’interno di una lunga tradizione. Presenza storica importante e grande viaggiatore, Falconetto aveva inoltre importate in città, dopo un lungo soggiorno di studio, la cultura delle grottesche e la diretta conoscenza della pittura dell’Italia centrale. Insistente è qui il richiamo all’antico, non più solo citato nel singolo dettaglio, ma recuperato attraverso vere e proprie ricostruzioni di monumenti collocati con attenta articolazione paesistica. La passione per il decorativismo antiquario si sfrena nella preziosissima corazza di Augusto, nel manto foderato, nelle maniche e nei calzari decorati a grottesche e nell’elegante corpetto della Sibilla. Queste vistose citazioni antiquarie, sul piano sia architettonico che puramente decorativo, sono sottolineate dall’uso ancora tardogotico delle inserzioni a pastiglia per enfatizzare gli elementi decorativi. Le sue radici affondano infatti in una cultura tardoquattrocentesca, che privilegiava effetti grafici più che palstici e pittorici, prontamente aggiornata ora anche sui nuovi episodi della pittura di Pinturicchio, di Filippino Lippi e di Peruzzi in un percorso non distante da certi eccentrici di area ferrarese-bolognese, come Amico Aspertini o Jacopo Ripanda (da Daniela Scaglietti Kelescian 2010, cat. 109). David Ekserdjian ha osservato che: "La figura dell’imperatore è ripresa – capovolta – dalla figura di Longino nella stampa del Redentore tra sant’Andrea e Longino di Andrea Mantegna. Ci sono due altre derivazioni dalla stessa figura – la prima sempre capovolta, la seconda no – nella Natività di Francesco Francia nel Kelvingrove Museum di Glasgow e nell’ultima scena della predella della Pala di san Vincenzo Ferrer nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, di solito data a Giovanni Bellini" (2015, p. 35)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente pubblico territoriale
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500715162
  • NUMERO D'INVENTARIO 53
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza
  • ENTE SCHEDATORE Comune di Verona
  • ISCRIZIONI nella tabula in mano alla Sibilla - HIC EST FILIVS / DEI INCARNAT. / VS VERO SALVTE. / M - capitale -
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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