Interno di una bottega di fornaio. Interno di una bottega di fornaio

dipinto murale 1381 - 1387

Frammento staccato con interno di bottega di fornaio: l'uomo, in piedi dietro al banco all'interno della sua bottega, sta vendendo dell'amido di frumento a una giovane donna

  • OGGETTO dipinto murale
  • MATERIA E TECNICA intonaco/ pittura a affresco
  • AMBITO CULTURALE Ambito Veronese
  • LOCALIZZAZIONE Museo di Castelvecchio
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il frammento d'affresco fa parte con altri due (invv. 602-1B0478, 603-1B0471) di un ciclo proveniente dal palazzo di Cansignorio, staccato in una data imprecisata, e reso noto nel 1905. Le scene, probabilmente parte di una serie più articolata, mostrano lunghe iscrizioni relative alle proprietà naturali e curative dell’aneto, dell’amido e, forse, del vino. Le strette somiglianze tra i tre lacerti e le miniature di ambito padano, inserite nei codici trecenteschi dei "Tacuina" (Vienna, Biblioteca Nazionale, "Codex Vindobonensis series nova", ms 2644; Roma, Biblioteca Casanatense, ms 4182; Parigi, Biblioteca Nazionale, ms. lat. Nouv. Acq. 1673) - che contengono la traduzione latina di un trattato medico redatto in arabo nell'XI secolo - sono state ampiamente evidenziate dalla storiografia. Messadaglia (1953-1954) evidenziò che tra le miniature dei tre codici e le scene di genere del ciclo parietale veronese vi fosse molto di più di un semplice rapporto iconografico. Cipriani (1958) sottolineò la probabilità che gli affreschi fossero delle copie di alcune pagine del codice di Vienna. Magagnato (1962) precisò che servirono da modelli per il frescante delle piccole storie profane nel medesimo palazzo. Per Fogolari (1905), Toesca (1912) e Berti Toesca (1937) le pitture murali veronesi erano invece anteriori di qualche decennio alle illustrazioni dei codici. Unterkircher (1986) osservava che non sempre esiste una perfetta corrispondenza tra immagini miniate e scene affrescate. E' probabile che le figurazioni veronesi s'ispirassero a una precedente redazione dei "Tacuina" andata dispersa (Ferrari 2010; Piccoli 2010, p. 110). L’attribuzione è concorde: si tratta di un anonimo frescante veronese che propone un ciclo profano con scene di vita quotidiana. Le ipotesi per la datazione, invece, sono molteplici: vanno da una generica collocazione alla seconda metà del XIV secolo (Fogolari, Toesca, Messedaglia, Tessari), all'ultimo quarto del XIV secolo (Sandberg Vavalà), al 1380 circa fissato da Gemma Balestrieri (1957-1958), alla fine del secolo stabilita dalla maggior parte della storiografia (Kurth, Avena, Aldrighetti, Cozzi). L’analisi stilistica, seppur condizionata dal mediocre stato conservativo, lo studio dell’abbigliamento e la provenienza da una delle dimore scaligere, fanno più recentemente pensare all’ultimo dominio dei Della Scala, e in particolare al tempo di Antonio (1381-1387): i frammenti posso essere così considerati tra gli ‘incunaboli’ della pittura tardogotica, di gusto cortese, in ambito veronese (Ferrari 2010, cat. 44; Piccoli 2010, pp. 110-111, 182)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente pubblico territoriale
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500715134
  • NUMERO D'INVENTARIO 604
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza
  • ENTE SCHEDATORE Comune di Verona
  • ISCRIZIONI in basso - Amillum / natura f[rigidae et siccae in 2] melius ex eo / [album] frangibile iuvamentum sedat p[---] / cholere nocumentum tardae digesti[onis] / remotio nocumenti cum rebus [---] - caratteri gotici -
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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