Natività. natività
dipinto
1450 - 1499
Bonfanti Liberale Detto Liberale Da Verona (cerchia)
1445 ca./ 1527 ?
Dipinto a monocromo grigio raffigurante la Sacra famiglia al di sotto della mangiatoia con il bue e l'asino. A destra, due pastori giungono ad adorare il bambino, mentre ad altri viene annunciata la nascita da un angelo in volo. Sopra la mangiatoia, gli angeli danzano e celebrano la nascita del Redentore
- OGGETTO dipinto
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MATERIA E TECNICA
tela/ pittura a olio
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ATTRIBUZIONI
Bonfanti Liberale Detto Liberale Da Verona (cerchia)
- LOCALIZZAZIONE Museo di Castelvecchio
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Registrato in un inventario del 1711 sopra la porta della sagrestia (ASVr, Monasteri maschili soppressi, Santa Maria in Organo, reg. 195, cc. non numerate), il dipinto fa il suo debutto nel Catastico di Saverio Dalla Rosa (1804) che lo descrive nel dormitorio del convento di Santa Maria in Organo, dove erano state trasferite alcune opere un tempo esposte in chiesa. Dalla Rosa ricorda questa «pittura antica a chiaroscuro di strana invenzione - di Incerto», esprimendo un giudizio che denotava la sua perplessità nell'inserire la tela nelle coordinate della scuola veronese. Tuttavia non sussisteva nessun dubbio sulla sua qualità, tanto che nel 1810, in seguito alle demaniazioni religiose del Regno d'Italia, lo stesso Dalla Rosa la incluse tra i dipinti destinati alla erigenda pinacoteca veronese. Il primo tentativo di strappare il dipinto all'anonimato si deve a Carlo Ferrari che, nel catalogo manoscritto della Pinacoteca civica (1850), tentava un'attribuzione a Girolamo dai Libri, il cui linguaggio timidamente classicista gli sembrava forse più vicino, tra i pittori veronesi noti, a quello della tela. La proposta non ebbe seguito, tanto che nel catalogo successivo, stilato da Cesare Bernasconi e Luigi Balladoro nel 1865, dopo che le collezioni comunali erano state trasferite a palazzo Pompei, il dipinto, esposto nella terza sala, era tornato nell'anonimato. Nel frattempo, un verbale di restauro redatto nel giugno 1858 da Lorenzo Muttoni lo descrive in discrete condizioni, tranne alcune piccole abrasioni sparse, ma bisognoso di foderatura. A quel punto la "Natività" usciva nuovamente di scena. La circostanza che essa non sia citata né nel Catalogo di Giuseppe Trecca (1912) né in quelli di Antonio Avena (1937, 1954) dimostra che era stata ritirata dalle sale di palazzo Pompei e che non era stata presa in considerazione per un'esposizione a Castelvecchio. Probabilmente era stata collocata in deposito presso qualche ufficio comunale o sede di rappresentanza; neppure l'Archivio fotografico del Museo di Castelvecchio conserva foto storiche del dipinto. Per quanto riguarda le origini dell'opera, Eberhardt ha suggerito oralmente un'attribuzione al pittore milanese Carlo Braccesco, documentato in Liguria tra il 1478 e il 1501. L'ipotesi è suggestiva, considerati i confronti che si possono instaurare con la produzione di Braccesco, riconosciuta da Roberto Longhi nel 1942. Perno di tale indagine era il "Trittico dell'Annunciazione" - acquistato nel 1812 da Vivant Denon come proveniente dall'oratorio della famiglia Fregoso a Genova (Thiébaut 1990, p. 90) - oggi al Louvre, ritenuto dallo studioso il capolavoro della pittura lombarda del Quattrocento. La "Natività" di Verona può, secondo Eberhardt, essere messa in relazione con le opere tarde di Braccesco, che non sono firmate ma che gli possono essere attribuite a partire da un gruppo di dipinti firmati o documentati quali il polittico del santuario di Montegrazie, presso Imperia, che porta il nome di Carlo da Milano e la data 1478. In questa prospettiva, Paola Marini (2010, p. 244) proponeva un confronto, oltre che con la citata "Annunciazione" del Louvre, con le tavole dello smembrato polittico per la chiesa di Sant'Anna di Levanto, ricomposto da Federico Zeri nel 1955, entrambi databili all'ultimo decennio del Quattrocento. Il volto di san Giuseppe, per esempio, segnato dagli zigomi marcati, trova riscontro in alcuni degli astanti della "Crocifissione di sant'Andrea", pannello della predella del polittico di Levanto (oggi alla Ca' d'Oro di Venezia), mentre le fattezze dei due pastori sulla destra sono paragonabili a quelle, non molto dissimili, dei santi Benedetto e un vescovo del trittico del Louvre. Anche gli angeli su una collana di nuvole e soprattutto il loro collega che reca l'annuncio ai pastori, rammentano l'arcangelo Gabriele librato in volo nell'"Annunciazione" parigina. Tuttavia nella tela veronese le fisionomie sono più morbide, le psicologie placate, più rotonde e plastiche le forme, tanto che, se si accettasse la proposta di Eberhardt, la "Natività" si collocherebbe in una fase tarda dell'attività del noto pittore. Marini (2010) si interrogava, inoltre, sulle ragioni che portarono un'opera di Braccesco nel convento di Santa Maria in Organo, e ipotizzava, seppur cautamente, una committenza olivetana, considerata l'estrema mobilità che caratterizzava i membri dell'ordine. Un'ultima segnalazione si deve a Guzzo (comunicazione orale del 2010) che riscontrava una derivazione del dipinto veronese dalla "Natività" scolpita negli anni settanta del Quattrocento da Antonio Rossellino per la cappella Piccolomini della chiesa olivetana di Sant'Anna dei Lombardi a Napoli, la cui conoscenza poteva essere giunta tramite fra Giovanni da Verona. Quanto segnalato non parrebbe incompatibile con i modi di Dai Libri, a cui si indirizzava a cavallo tra i due secoli la maggior parte delle commissioni degli olivetani in Santa Maria in Organo. (da Paola Marini 2010, p. 244)
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente pubblico territoriale
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500715107
- NUMERO D'INVENTARIO 5743
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza
- ENTE SCHEDATORE Comune di Verona
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0