Adorazione dei magi. Adorazione dei Magi
dipinto
ca 1520 - ca 1520
Entro una capanna di legno, si svolge la scena dell'Adorazione dei Magi: la Madonna è seduta a terra con in braccio il Bambino benedicente; due re Magi sono in ginocchio e uno sta per togliersi il turbante. San Giuseppe guarda la scena. Sullo sfondo un paesaggio roccioso con castello
- OGGETTO dipinto
-
MATERIA E TECNICA
tavola/ pittura a olio
- AMBITO CULTURALE Ambito Fiammingo
- LOCALIZZAZIONE Museo di Castelvecchio
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Il dipinto figura descritto nell'inventario della quadreria settecentesca di Antonio Maria Lorgna, steso nel 1781 in un atto notarile di cessione dell'intera collezione al conte Giovanni Emilei (Rossi 2010): "L'adorazione de' Maggi in tavola di Rovere - di Luca di Leiden - al. Piedi 2 1/3, lar. Poll. 15" (Avena, 1937). Circa settant'anni più tardi, prima del 1851, quando anche la raccolta della famiglia Emilei andava disperdendosi, giunse a Cesare Bernasconi con altri pezzi di analoga provenienza (invv. 1505-1B0052, 6334-1B0086, 5519-1B130, 1005-1B0155). L'antica attribuzione a Luca di Leida non dipese da ragioni propriamente stilistiche ma, come spiegato nel catalogo della galleria Bernasconi del 1851, dal tentativo di decifrare il "nome dell'autore [...] tra gli ornamenti, che fregiano il lembo della manica di uno dei re", il moro Baldassarre. In realtà la sequenza di lettere, non riconducibile ad alcuna firma, potrebbe racchiudere un messaggio segreto, espediente documentato nei quattrocenteschi fiamminghi (De Vrij, 1995, p. 23), o essere stata ricavata da un testo antico riferito alla storia dei magi, analogamente all'iscrizione latina dipinta in oro lungo l'orlo del mantello blu della Vergine, tratta dall'Ave Maria (Rossi 2010). Altre comunicazioni al Museo attribuiscono l'opera alla scuola fiamminga (Anderson 12476) e alla maniera di Jacob Corneliszen (Guida Baedecker); Franz Dulberg scrive "ripetizione libera d'una composizione perduta d'un maestro fiammingo detto il Maestro di Flémalle" (23 aprile 1902). Frizzoni (lettera al direttore, febbraio 1904) scrive che si tratta di una "opera pregevole" e che sarebbe opportuno sottoporla ad un "savio giudizio". Per le dimensioni ridotte e per il formato centinato dovrebbe trattarsi di un'opera di destinazione domestica, un altarolo devozionale a uno o forse più scomparti figurati; sul supporto ligneo non si rilevano segni di giunture di elementi laterali ma lungo i margini della superficie pittorica è rimasta traccia della cornice originaria perduta (Rossi 2010). Curata con la "finitezza squisita" di una miniatura con una materia pittorica trasparente e sottilissima, la composizione presenta una singolare sintesi di arcaismo e modernità. Mentre un accentuato linearismo formale, frutto dell'ancoraggio alla cultura gotica dei primitivi fiamminghi, caratterizza le figure, l'apertura su un articolato paesaggio di sfondo pervade l'insieme delle atmosfere fantastiche di un'età più avanzata, richiamando gli esiti della pittura di Joachim Patinir e di Jan van Scorel verso il 1520.La congiuntura è spiegabile con un fenomeno di revival figurativo sviluppatosi nei Paesi Bassi all'inizio del Cinquecento, allorchè tra Anversa e Amsterdam fiorirono botteghe specializzate nella riproduzione pittorica o scultorea di opere dei loro illustri predecessori, in particolare Jan van Eyck, il Maestro di Flémalle "alias" Robert Campin (Valenciennes o Umgebung, 1378/79 - Tournai, 1445), Rogier van der Weyden e Hugo van der Goes. Un ritorno alla stagione aurea quattrocentesca in parte determinato da una fase di esaurimento creativo, che contribuì sensibilmente alla precoce fortuna dell'arte dei primitivi fiamminghi in Europa.In particolare, il dipinto veronese dipende da un prototipo perduto del Maestro di Flémalle, del 1420 circa, noto soltanto attraverso copie (per un elenco degli esemplari conosciuti, cfr. Friedlaender, 1967-1976), le principali e più antiche delle quali conservate a Berlino: un dipinto databile entro il 1500 (cm 49 x 41, tagliato in alto, forse in origine centinato, Staatliche Museen, Gemaldegalerie, inv. 538) e un disegno molto rifinito, probabilmente copiato direttamente dall'originale (Staatliche Museen, Kupferstichkabinett, inv. 2403), trascrizioni precise in cui manca la minima concessione all'elaborazione in chiave moderna del paesaggio presente nell'esemplare di Verona (Rossi 2010).L'ambito di produzione del dipinto non è facilmente individuabile. La maggior parte della critica si è orientata alla bottega di Jacob van Oostzanen, oriundo di Amsterdam ma attivo ad Anversa dal 1507 al 1533, di cui è documentata la consuetudine con la pratica copistica, ma il risultato stilistico sembra privo della durezza espressiva caratterizzante la tradizione figurativa olandese e più vicino al trattamento morbido e avvolgente delle superfici della scuola fiamminga di Anversa o forse di Bruges, come già ipotizzato (Mariotti, 1980-1981), che all'inizio del Cinquecento si distingueva per l'attaccamento a una cultura arcaica e conservatrice (Rossi 2010, cat. 86)
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
-
CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente pubblico territoriale
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500715099
- NUMERO D'INVENTARIO 1790
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza
- ENTE SCHEDATORE Comune di Verona
- ISCRIZIONI sul manto della Madonna - Ave : Maria : gracia :p[lena] Dominvs :tecvm : be[nedicta tv] inmvlieribvs : e[t bened]ictvs : frvctvs : ventris : tvi : ave -
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0