personaggi sacri
tabernacolo
grande tabernacolo a sacello (in muratura) con tetto a doppia falda, con portone in legno a due ante (un cancello ligneo protegge all’interno la mensa d’altare). All’interno, affissa al muro, all'interno di altarino costituito da due lesene e timpano con cherubino al vertice, vi è un’immagine della Vergine con finti diademi e collane applicate. Sulla mensa d’altare con tovaglia vi sono le seguenti statuette: Vergine, S. Antonio da Padova e Gesù. Sulle pareti vi sono altre immagini che ritraggono Sacro Cuore, Madonna, S. Francesco. Tabernacolo perennemente illuminato. Una piccola acquasantiera è stata ricavata nella muratura, sul fronte destro della costruzione
- OGGETTO tabernacolo
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MATERIA E TECNICA
INTONACO
LEGNO
- AMBITO CULTURALE Ambito Veneziano
- LOCALIZZAZIONE Venezia (VE)
- INDIRIZZO ITALIA, Veneto, VE, Venezia, Venezia (VE)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE il tabernacolo in esame è uno dei numerosi capitelli a “sacello” diffusi tutt’oggi per il sestiere di Castello. Lo storico d’arte Niero così scrive a riguardo dei capitelli, prendendo in esame anche questo: “In via di massima i capitelli veri e propri possono venir raggruppati in tre ordini: capitelli a cassetta, quando sporgono completamente dalla parete e sono chiusi con ante fisse o mobili sul davanti; capitelli ad edicola, quando mancano le ante; capitelli a nicchia, quando sono incavati nel muro; capitelli a sacello, quando costituiscono un tempietto vero e proprio, praticabile o no all’interno, in muratura o in legno. Di codesto ultimo tipo i più numerosi si trovano nel sestiere di Castello ubicati tutti ad oriente della via Garibaldi, uno solo in campo vicino alla Vigna e a S. Martino, e in campiello del Figareto […]. Il più ricco di sacralità risulta il tipo a sacello […]: è così evidente la dipendenza dal concetto di Chiesa che in alcuni casi , oltre a stabilirvi sempre un altare fisso, sono collocati la pilella per l’acqua santa, la campanella, magari un campaniletto a vela […] per l’avviso dei fedeli. Si può dire si tratta di una chiesa domestica: tale essa è non solo in quanto è inserita nel tessuto urbanistico di abitazioni popolari, come nel caso di Castello per Corte Saracina o Corte Colonne o campiello del Figaretto, quanto invece poiché è proprietà comune degli abitanti della Corte o del Campo” (Niero, 1972, pp. 254 -255). Il dipinto raffigurante la Madonna con diademi e collane in stile bizantino potrebbe essere “opera di Madonnaro del primo Seicento” come scrivono Cuman e Fabbian (p. 63). Per ciò che concerne la nascita e la diffusione del tabernacolo a Venezia pare sia stato creato verso la prima metà del XII secolo per funzioni di quiete pubblica notturna per placare i continui atti di criminalità affliggenti la città. Di fatti nel 1128, sotto il dogato di Domenico Michiel, si dispose di porre dei "cesendeli", cioè lanterne alimentate a olio, per illuminare le zone più buie e pericolose: “avendosi nei primi tempi, per rendere più sicura la città dagli assassinamenti che succedevano, posto ad ardere per le strade mal sicure alcuni fanali, detti allora 'cesendeli', perché mandavano un chiarore fioco, non dissimile da quello delle lucciole, 'cicendelae' nominate, la pietà dei parroci poneva innanzi ad essi delle immagini di Santi, affinché al loro cospetto si trattenessero i ribaldi dal commettere azioni malvagie. Ecco l'origine di quegli altarini, o 'capitelli', sì frequenti tuttora in Venezia” (Tassini, 1970). Le spese per il pagamento del combustibile per le lampade e per il controllo e la tutela dei "cesendeli" erano a carico dei parroci delle diverse contrade. Successivamente, con l'aumentare dei tabernacoli nella città, per ogni sestiere venne scelto un patrizio sia per la sorveglianza notturna che per la tassazione ai cittadini per il pagamento dell'olio per l'illuminazione
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500641237
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Venezia
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0