Agnus dei, Cristo trasporta la croce (Agnus Dei) - manifattura cistercense (sec. XVI)
Agnus Dei
medaglione rotondo di cera con decori impressi su entrambi i lati
- OGGETTO Agnus Dei
- AMBITO CULTURALE Manifattura Cistercense
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Fondazione Museo Miniscalchi Erizzo
- LOCALIZZAZIONE palazzo Miniscalchi
- INDIRIZZO Via San Mamaso 2/ a, Verona (VR)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Il recto di questo Agnus Dei è l'unico nella raccolta che presenti tracce di pittura in rosso e oro. Gli Agnus Dei sono medaglie di cera,variabili per forma e dimensioni, ma perlopiù circolari o ovali, benedetti dal pontefice romano in determinate circostanze. Sul "recto" si trova sempre l'immagine dell'agnello pasquale che regge con le zampe anteriori il vessillo crociato che annuncia la vittoria di Cristo. Lungo il margine ricorre quasi sempre il versetto del vangelo di Giovanni "ecce Agnus Dei qui tollit peccata mundi" (1, 29). Stemma, nome del pontefice e anno di pontificato sono solitamente posti al centro del margine inferiore a modo di esergo. Sul "verso" invece si trovano, a partire dall'età moderna, figure devozionali -Cristo, la Vergine, santi-, rappresentazioni di qualche episodio narrato dalle Sacre Scritture o di qualche avvenimento legato alla storia della Chiesa. Le accompagnano iscrizioni liturgiche correlate ai soggetti rappresentati e nuovamente il nome del pontefice, l'ordinale dell'anno di pontificato e talora lo stemma già presente sul "recto". Incerta è l'origine degli Agnus Dei, comunque è sicuramente cristiana e probabilmente romana. Essa non risale oltre il X secolo, quando se ne parla chiaramente nell'"Ordo romanus" e vi alludono Amalario e lo pseudo Alcuino. I più antichi Agnus Dei noti risalgono tuttavia a papa Gregorio IX (1227-1241) e Giovanni XXII (1316-1334). Anticamente la benedizione degli Agnus Dei era fatta il sabato santo dall'arcidiacono del Laterano. Egli riceveva dal pontefice il sacro crisma in un'ampolla d'argento, che infondeva in una caldaia di cera liquefatta. Con questa cera si preparavano gli Agnus Dei, che venivano distribuiti ai fedeli la domenica "in albis" dopo l'Agnus Dei della messa papale. In seguito i pontefici riservarono a sè la benedizione degli Agnus Dei e assegnarono ai monaci cistercensi del monastero romano di Santa Croce in Gerusalemme il privilegio di prepararli. Nel rito attuale, che risale al XVI secolo, per la benedizione si usano l'acqua santa, il crisma e il balsamo. Gli Agnus Dei vengono impressi adoperando i resti del cero pasquale e grazie a delle "stampe" composte da due forme "gettate" in bronzo, sorrette da due verghe di ferro collegate tra loro: di qui l'utilizzo nei documenti seicenteschi del termine "tenaglia". Le modalità di lavorazione di queste impronte erano affini per molti aspetti a quelle dei conî, come evidenzia Gaspare Mola nel conto presentato il 15 aprile 1637 a Tiberio Vincenti, "guardarobba" di Urbano VIII, per ottenere il rimborso di trenta nuove paia di matrici per Agnus Dei (Bertolotti 1877, pp. 321-324). Durante il Seicento la lavorazione degli Agnus Dei e quella delle medaglie pontificie, affini per procedura -adozione di un analogo sistema di modelli in cera e matrici incavate-, si differenziavano però nettamente nelle modalità di commissione e nella gestione del materiale creatore. Innanzitutto la richiesta non era annuale, ma scandita ogni sette anni a partire dal primo del pontificato e prevista sempre in occasione del giubileo. L'incisore camerale si limitava solamente a forgiare le stampe, ma i singoli esemplari (per produrre i quali non era necessario l'uso del torchio) non venivano confezionati in zecca. Rivolta in precedenza al sagrista pontificio o ad altri designati dal papa, a partire da Clemente VIII la prestigiosa privativa per imprimere queste cere fu concessa ai monaci dell'abbazia romana di San Bernardo alle Terme, appartenenti alla congregazione cistercense dei foglianti, che conducevano la lavorazione all'interno del guardaroba papale, ovvero in alcune stanze del Palazzo Apostolico Vaticano destinate appositamente a questa funzione. Una volta approntate, le cere venivano benedette nel corso di una complessa cerimonia che aveva luogo ogni sette anni appunto la settimana dopo Pasqua: essa consiste in tre orazioni, dirette distintamente al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, con le quali si benedicono gli Agnus Dei e l'acqua in cui si versano il crisma e il balsamo; poi gli Agnus Dei si immergono nell'acqua benedetta. Quando si tolgono, si canta l'inno pasquale "Ad regias Agni dapes". La cerimonia poteva prolungarsi anche per tre giorni, ma doveva concludersi entro il sabato "in Albis", termine designato per la solenne distribuzione dei nuovi Agnus Dei per mano del pontefice ai cardinali e ai membri della sua corte, all'interno di "cartocci". Gli esemplari che avanzavano venivano lasciati in custodia nel guardaroba per succesive distribuzioni mirate e meno sontuose. Oggetti di particolare devozione, a partire dalla fine del Cinquecento gli Agnus Dei furono sottoposti a norme che ne regolarono gli usi in modo sempre più rigoroso: non potevano essere venduti; per evitare il contatto diretto con la pelle dovevano essere indossati in custodie e anche quando erano esposti in case e in edifici ecclesiastici dovevano essere conservati all'interno di teche (vedi ANNOTAZIONI)
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500405629
- DATA DI COMPILAZIONE 2013
- ISCRIZIONI sul bordo - ECCE . AGNV(S) . DEI . QVI TOLLIT . PECCATA . MVNDI . NOBIS - Giovanni 1, 29 - maiuscolo - a impressione - latino
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0