piviale, opera isolata - manifattura genovese (?) (primo quarto sec. XVIII)

piviale 1700 - 1724

Il piviale è confezionato con almeno 14 frammenti di damasco di seta rosa scuro, decorato con un'ifiorescenza centrale creata da grandi fiori di gusto esotico e da foglie lanciolate che si dispiegano verso i lati. Il manto è foderato con 2 pannelli di taffetas viola, 2 pannelli di raso di cotone bordeaux e 5 frammenti di gros de Tours bordeaux, mentre per il clipeo 2 frammenti di taffetas di seta color pesca. Il manufatto è rifinito con galloni coordinati, in oro filato e seta gialla, decorato da palmette contrapposte adagiate su un motivo a zig-zag: quello più alto, posto sullo stolone e sul cappuccio, presenta entrambi i bordi smerlati; quello più sottile, che presenta solo un lato smerlato, posto lungo il bordo del manto. Gli orli del clipeo sono rifiniti con una frangia in oro filato. Il piviale è chiuso da ganci in lega metallica dorata: i maschi sono su un pannello, bordato col gallone più alto, collocato all'altezza del petto, le femmine, invece direttamente sullo stolone

  • OGGETTO piviale
  • MISURE Altezza: 132
    Larghezza: 275
  • AMBITO CULTURALE Manifattura Genovese
  • LOCALIZZAZIONE Mondovì (CN)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il motivo decorativo del damasco è noto alla critica col nome di damasco "della palma", prodotto soprattutto a Genova fin dagli anni Ottanta del XVII secolo. Il disegno del manofatto, memore delle composizione fortemente influenzate dai manufatti definiti "bizarre", permette di collocare il tessuto nel Settecento. Generalmente questo disegno veniva collocato intorno al 1730-1740, ma recenti studi lo hanno anticipato al secondo decennio del secolo; anche se bisogna ricordare che tale composizione venne prodotta, senza alcuna variante fino agli inizi del XX secolo (M. CATALDI GALLO, Tessuti Genovesi del Seicento nuove propostettive di ricerca, Genova 1994, cap. III, pp. nn; R. ORSI LANDINI e M. CATALDI GALLO, Tessuti fenovesi: tecnica e decori, in M. CATALDI GALLO (a cura di), Arte e lusso della seta a Genova dal '500 al '700, catalogo della mostra di Genova, Torino 2000, pp. 104-105). Oltre ai numerosi esempi riportati dalla critica ( P. THORNTON, Baroque and Rococo Silks, Londra 1965, pp. 141, 194-195, tavv. 146B-146C; M. KING e D. KING, European Textiles in the Keir Collection 400 BC to 1800 AD, Londra-Boston 1990, p. 220, scheda n. 169; L. SEELIG, Kirchliche Schatze aus bayerischen Schlossern. Liturgische Gewander und Gerate des 16.-19 Jahrhunderts, catalogo della mostra di Monaco, Berlino 1984, pp. 128-129, scheda n. 58; C. ARIBAUD, Soieries en Sacristie. Fastes liturgiques XVII-XVIII siècles, catalogo della mostra di Tolosa, Parigi 1998, p. 139, scheda n. 18; C. BUSS, Seta oro e argento. Le sete operate del XVIII secolo, Milano 1992, pp. 148-149; Paramenti sacri. Tessuti serici del Duomo di Ales dal '600 al '900, catalogo della mostra di Ales, Cagliari 1998, pp. 29-30, schede nn. 12-13 di A. Pasolini), la diffusione di questa particolare tipologia è inoltre attestata sia dal ritratto di Maria Luisa di Parma del Pécheux, realizzato nel 1763 e conservato in Palazzo Pitti ( A. GONZALEZ-PALACIOS, Il tempio del gusto. Le arti decorative in Italia fra classicismi e barocco. Il Granducato di Toscana e gli stati settentrionali, Milano 1986, Vol. I, pp. 205-212) sia da un paravento realizzato in papier peint stampato dalla manifattura Jacquemart & Bénard dopo il 1791 (Comme un jardin. Le végétal dans les étoffes imprimées et le papier peint, catalogo della mostra di Mulhouse e Rixheim , Aix-en-Provance 2002, pp. 14-15, scheda n.4 di J. Jacqué). Il manufatto viene ipoteticamente datato al primo quarto del secolo ed ascritto a manifatture genovesi, pur sottolineando che il disegno venne prodotto anche in Francia ( C. ARIBAUD, Soieries en Sacristie. Fastes liturgiques XVII-XVIII siècles, catalogo della mostra di Tolosa, Parigi 1998, pp. 110-111).Si segnala che nell'inventario "degli utensili, vasi, vesti, ed altri arredisacri della Chiesa Cattedrale, e delle Compagnie in essa erette fatto in giugno 1845 " è menzionato un "Pluviale di damasco di color violaceo con gallone a festone in oro e frangia pur in oro al cappuccio fodera di taffetà violacea stola idem" (f. 20) che potrebbe essere identificato con il manufatto preso in esame
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100208866
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
  • DATA DI COMPILAZIONE 2004
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2007
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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