stola, opera isolata - manifattura francese, manifattura italiana (metà, seconda metà sec. XVIII, sec. XIX)

stola 1740 - 1760

La stola è realizzata con diciasette frammenti di tre tessuti diversi. 8 sono in gros liseré broccato: dal fondo ecru emergono fiori, foglie e nastri a sbuffo creati da trame broccate in seta rosa, rossa, viola, lilla, azzurra, celeste e verde; il disegno è sottolineato da motivi in liseré creati colla trama di fondo. 5 sono in gros liseré broccato: sullo sfondo ecru si snodano fiori, foglie e motivi geometrici a zig-zag, disegnati da trame broccate in seta azzurra, celeste, ecru, rosa, rossa, viola, verde, marrone; la composizione è sottolineata da motivi in liseré creati colla trama di fondo. 4 sono di damasco ecru decorato con motivi floreali. E' foderata con cinque frammenti di raso di cotone ecru. Le tre croci, poste al centro dello stolone e sulle alette, sono eseguite con un gallone in seta gialla, oro filato e lamellare, decorato con un fiorellino intervallato da un nastro; lo stesso disegno è presente anche sul gallone più sottile che rifinisce i bordi delle alette

  • OGGETTO stola
  • MISURE Altezza: 208
    Larghezza: 22
  • AMBITO CULTURALE Manifattura Francese Manifattura Italiana
  • LOCALIZZAZIONE Mondovì (CN)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Fino agli inizi dell'Ottocento, com'è noto, molti dei parati giunti fino ai nostri giorni sono il frutto di molteplici rifacimenti: non solo, nel corso degli anni, sono state sostituite le parti maggiormente danneggiate e consunte, ma, molto spesso, la stessa stoffa con la quale era confezionato il parato proveniva da un abito donato dai fedeli o comprato dalle stesse Compagnie religiose. La stoffa era talmente preziosa che qualsiasi decoro, anche di natura squisitamente profana, era considerato adatto per i parati ed anche i più piccoli frammenti venivano reimpiegati, per restaurare i parati oppure per eseguire i pezzi più piccoli, come illustra la stola presa in esame, eseguita con tre diversi tessuti. Sebbene le piccole dimensioni dei frammenti e la frammentarietà della composizione non ci permetta una lettura esaustiva, i cinque frammenti di gros de Tours liseré broccato appaiono legati ad un gusto che si manifesta intorno al 1732-33: in questi anni venne ideata, dalle manifatture lionesi, la tecnica del "point rentré" grazie alla quale fu possibile rappresentare sul tessuto la tridimensionalità (si rimanda in particolare a A. Jolly, Seidengewebe des 18. Jahrhunderts. II. Naturalism, Riggisberg 2002); tecnica impiegata per eseguire gli elementi floreali che emergono dal fondo bianco con estremo vigore plastico. Si potrebbe ipotizzare una datazione posticipata alla metà del secolo, periodo in cui si manifesta il gusto per composizioni più leggiadre ed aeree che si adagiano su sfondi dalle tonalità chiare ( P. Thornton, Baroque and Rococo Silks, Londra 1965, pp. 125-129; M. Cuoghi Costantini, I tessuti del '700: la seduzione della tecnologia, in La collezione Gandini del Museo Civico di Modena. I tessuti del XVIII e XIX secolo, Bologna 1985, p. 51; N. Rothstein, L'etoffe de l'elegance. Soieries et dessins pour soie du XVIII° siècle, Paigi 1990, pp. 192-200; C. Buss, Seta oro e argento. Le sete operate del XVIII secolo, Milano 1992, p. 75), come suggeriscono confronti con testimonianze simili ( P. Peri (a cura di), Tessuti barocchi al Bargello in onore di Paola Barocchi, catalogo della mostra, Firenze 1997, pp. 42-45, scheda n. 12; C. Buss, pp. 76-79; P. A. Riedl, M. Seidel (a cura di), Die Kirchen von Siena. Oratorio della Carità - S. Domenico, Monaco 1992, Vol. 2.1.1 p. 288, scheda n. 41 di M. Ciatti, R. Gronwoldt). Si segnala, infine, che il motivo di controfondo, realizzato da linee parallele azzurre e bianche, è raffrontabile con una pianeta di Cerea, datata alla metà del secolo (G. Ericani, P. Frattaroli (a cura di), Tessuti nel Veneto e nella Terraferma, Verona 1993, pp. 456-457, scheda n. 136 di P. Frattaroli). Si data il tessuto, perciò, alla metà del Settecento e per l'impiego del "point rentré" lo si attribuisce a manifattura francese. Il secondo tessuto è invece ascrivibile alla tipologia del "meandro" che, in innumerevoli varianti, venne prodotto dalla metà del quinto decennio del secolo, fino alla fine del terzo quarto del Settecento (si veda C. Buss (a cura di), Il disegno a meandro nelle sete broccate 1745-1775, catalogo della mostra, Milano 1990). Il tessuto preso in esame testimonia l'introduzione, nel decoro tessile, di elementi sartoriali, quali nastri, galloni, fiori, boa di pelo e, come l'esempio preso in esame, gli sbuffi (C. Buss, Le sete operate e il ruolo della Grande Fabrique di Lione, in C. Buss (a cura di), Il disegno a meandro nelle sete broccate 1745-1775, catalogo della mostra, Milano 1990, pp. 18-19): alcuni abiti settecenteschi giunti fino ai nostri giorni presentano, infatti, un decoro costituito da nastri legati in modo tale da creare come dei rigonfiamenti (A. Hart e S. North, Historical Fashion in Detail. The 17th and 18th Century, Londra 2002, p. 125; si veda anche N. Rothstein (a cura di), Four Hundred Yeras of Fashion, Londra 1984, p. 126, scheda n. 18; The Collection of the Kyoto Costume Institute. Fashion. A Histor from the 18th to the 20th Century, Colonia 2002, pp. 56-57; Il Museo di Roma racconta la città, catalogo della mostra, Roma 2002, pp. 230-231, scheda n. III C.2 di T.Giustozzi); un motivo che impreziosisce molti drappi serici (si veda ad esempio La collezione Gandini del Museo Civico di Modena. I tessuti del XVIII e XIX secolo, Bologna 1985, pp. 238-239, scheda n. 187 di I. Silvestri; C. Buss (a cura di), Il disegno a meandro nelle sete broccate 1745-1775, catalogo della mostra, Milano 1990, pp. 64-65, scheda n. 7; Indue me Domine. I tesssuti liturgici del Museo Diocesano di Brescia, Venezia 1998, p. 156, scheda n. 53 di A. Geromel Pauletti). Il carattere lieve e leggiadro della composizione e l'attenzione nella resa naturalistica dei fiori, dovuta al "point rentré", permette di datare il tessuto alla metà del secolo e di ascriverlo alla Francia. E' di ambito italiano, infine, il moderno damasco bianco, databile, in via ipotetica, nella seconda metà del XIX secolo
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100208845
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
  • DATA DI COMPILAZIONE 2004
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2007
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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