acquasantiera - a fusto, opera isolata - bottega piemontese (prima metà sec. XVII)
acquasantiera a fusto
1600 - 1649
Su di una base circolare costituita da un cuscino leggermente più largo a spigolo smussato e da un anello ad esso sovrapposto, si eleva una colonna di diametro poco inferiore, rigonfia nella parte bassa, che si conclude alla simmità ripetendo, capovolto, il motivo della base. Sulla colonna poggia un catino circolare terminante in una fascia anulare piatta più larga e a spigolo vivo. Alla sommità della calotta la pila è cinta, in alto, da una fascia di ferro piatta ed è ancorata al pilastrone della navata mediante sbarre di ferro che si dipartono dal punto di innesto del catino sulla colonna
- OGGETTO acquasantiera a fusto
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MATERIA E TECNICA
pietra/ scultura
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MISURE
Diametro: 115
Altezza: 131
- AMBITO CULTURALE Bottega Piemontese
- LOCALIZZAZIONE Vercelli (VC)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Mancano nutizie documentarie dirette sull'acquasantiera in questione. Pochissimo si sa in generale sull'arredointerno dell'abbazia a causa della dispersione dell'archivio abbaziale. La 'Series Abbatum', in 'Indice ovvero sommario categorico dell'Archivio della Reverenda Abbazia et Monastero di S. Andrea di Vercelli', permettono però di ricostruire in parte due diverse fasi di intervento all'interno della chiesa, una cinquecentesca e l'altra settecentesca. La 'Series', soffermandosi sul primo triennio di governo dell'abate Gaspare Pettenati (1511-1514) precisa infatti le responsabilità del prelato nella decorazione interna del S. Andrea: "construi fecit sedilia chori eleganti forma, qua adhunc conspicintur: deinde organa aptari fecit, aliaque ornamenta eccliesiae procuravit" ('Series'). Il 'Sommario' dell'Archivio abbaziale riporta invece sommariamente il contenuto di due documenti del XVIII secolo relativi ad accordi presi dall'abate Saraceni per la realizzazione dell'altare maggiore, della balaustra e di altri oggetti marmorei all'interno della chiesa". Se del raffinato intervento cinquecentesco restano poche tracce (il coro e i resti di affreschi che decorano la parete del braccio sinistro del transetto), le modifiche settecentesche furono quasi totalmente cancellate ad opera del vandalismo del periodo francese e delle selezioni operate nel corso dei restauri di primo Ottocento diretti da Carlo Emanuele Arborio Mella. Lo stesso Mella ricorda la foggi abarocca dell'altare maggiore e della balaustra, distrutti nel "furor rivoluzionario" (C. E. Arborio Mella, "Cenni istorici sulla chiesa ed abbazia di S. Andrea di Vercelli", Torino 1856). L'analisi stilistica della pila in oggetto consente di escludere con certezza la possibilità che si tratti di "una delle fatture in marmo" citate nel documento settecentesco. La sagoma del catino e della colonna, con il leggero rigonfiamento della parte bassa, ricordano soluzioni diffuse nel mobilio, nelle opere di argenteria, nelle ceramiche e nella produzione marmorea (specialmente per fontane e vasche battesimali) dalla seconda metà del Quattrocento fino al primo Seicento. Nella fattispecie essa appare accostabile, in ambito vercellese-biellese, sia pur in un'accezione più sobria, alla vasca battesimale proveniente dalla parrocchia di Mosso S. Maria o alla più tozza pila della parrocchiale di Rivò (ora adattata ad altare dell'oratorio dei SS. Fabiano e Sebastiano di Portula) entrambe ascritte al secolo XVII (D. Lebole, "Storia della chiesa biellese. Le pievi di Puliaco II, Gifflenga, Santhià, Ivrea, Naula", Biella 1980). La datazione più idonea alla pila del S. Andrea sembra pertanto da scalare nella prima metà del XVII secolo. La fattura estremamente semplificata dell'oggetto, al confronto con gli arredi rimasti all'interno dell'abbazia, induce però ad interrogarsi sulla sua possibile estraneità rispetto alle manifatture realizzate originariamente per la prestigiosa chiesa vercellese. In effetti durante i restauri di primo Ottocento la parziale dispersione degli arredi preesistenti indusse C.E. Arborio Mella ad integrarne i resti con opere in parte eseguite ex-novo, e in paret recuperate da altre chiese della zona (P. Gualino, "Cenni storici sulla Basilica ed Abbazia di S. Andrea Apostolo in Vercelli", Vercelli 1857). Verosimilmente va spiegata così la presenza anche di questa pila all'inerno dell'abbazia. In posizione simmetrica rispetto all'acquasantiera presa in esame, a sinistra, è oggi visibile un'altra pila molto simile alla prima, da cui si differenzia però per alcuni particolari: la maggiore altezza dal suolo, la sagoma più esile della colonna che qui si conclude in alto con un semplice cuscino curvilineo. A ciò va aggiunto uno stato di conservazione eccellente rispetto all'esemplare di destra. Si tratta di una copia tarda della pila seicentesca, molto probabilmente eseguita per ragioni di dimmetria e praticità, nel corso dei restauri di primo ottocento. In uno degli acquarelli della serie dipinta da C. E. Arborio Mella in quell'occasione, l'esemplare sinistro non compare, è pertanto plausibile che la sua esecuzione sia avvenuta dopo la realizzazione di quella tavola, purtroppo non datata (I.B.A.V., dis. n° 1252, Cart. B III 17). La pila originale vi è invece raffigurata in una lettura più morbida e slanciata, con la colonna più esile, che si allarga dolcemente nel rigonfiamento in basso. Proprio a questa lettura addolcita nell'interpretazione neoclassica di Mella si avvicina la pila più recente, a suggerire così una datazione interna all'arco cronologico interessato dai restauri di primo Ottocento
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente religioso cattolico
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100034298
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
- DATA DI COMPILAZIONE 1984
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DATA DI AGGIORNAMENTO
2006
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0