portone, opera isolata - bottega piemontese (terzo quarto sec. XIX)

portone ca 1869 - ca 1873

Il portone è formato da due battenti, ciascuno dei quali è diviso verticalmente in due sezioni, incernierate tra loro, così da consentire un'apertura a soffietto. La superficie è scandita da 16 riquadri rettangolari, delimitati internamente da una leggera cornice. Sul battente destro sono visibili una serratura in ferro e, più in basso, un pomello in plastica ed una serratura in ottone. Sul battente sinistro è inchiodata una maniglia in ferro. La porta è ricoperta da uno spesso strato di vernice

  • OGGETTO portone
  • MATERIA E TECNICA legno/ intaglio/ verniciatura
    metallo/ fusione
  • MISURE Altezza: 331
    Larghezza: 208
  • AMBITO CULTURALE Bottega Piemontese
  • LOCALIZZAZIONE Vercelli (VC)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Mancano notizie documentarie dirette sul portone. Esso appare peraltro di fattura recente. Lo rivelano la foggia, comune tra fine Otto e primo Novecento, la toppa (esterna) della serratura originaria in ferro fuso, le bandelle e le viti piatte, scanalate al centro, eseguite industrialmente. Una datazione più tarda della fine dell'Ottocento è esclusa dalla presenza del portone in una lastra fotografica del fondo Masoero, datata 6/6/1896 (cfr. Fondo Masoero, Museo Borgogna di Vercelli, lastra fotografica non numerata. Nella scatola, anch'essa non numerata, è inserito un bigliettino relativo ad una catalogazione recente, su cui è scritto: "12 S. Andrea, esterni, interni", e ancora un'altra lastra, datata 6/6/1896, inserita in una scatola il cui biglietto reca la scritta: "21 S. Andrea 1893"). Il corpo di fabbrica su cui si apre il portone è parte dell'originario complesso degli edifici abbaziali di cui condivise la sorte, subendo, nel corso dei secoli numerose modifiche. Verzone, che diresse il restauro del chiostro tra il 1937 e il 1939, ritovò, al piano superiore, le tracce (nella faccia interna di questo fabbricato) di una galleria cinquecentesca, modificata poi nel XVIII e XIX secolo. L'esterno dell'edificio si presentava ai tempi del Verzone così come appare attualmente, frutto delle trasformazioni Ottocentesche (P. Verzone, "L'abbazia di S. Andrea sacrario dell'eroismo vercellese", Vercelli, s.d. ma 1939). L'entità esatta dell'intervento del XIX secolo su questo corpo abbaziale è difficilmente precisabile. Il progetto per la canonica, redatto da C.E. Arborio Mella, documentato da un acquarello autografo detato 1838, prevedeva per esso una sobria trasformazione in chiave neoclassica mai realizzata (I.B.A.V., dis. n° 1258). Mella si limitò probabilmente a modifiche parziali sull'intero complesso che potranno essere precisate solo se si ritroveranno i documenti di restauro di cui si sono perse le tracce, da lui consegnati all'Archivio Abbaziale a lavori conclusi (C.E. Arborio Mella, "Cenni istorici sulla chiesa ed abbazia di S. Andrea di Vercelli", Torino 1856). L'analisi stilistica del portale rivela una soluzione lontana da quelle adottate da Mella all'interno dell'Abbazia, dove egli combina elementi neoclassici con sobrie soluzioni "gotiche" studiate e riprese dall'abbazia stessa. Il portale del chiostro, invece, lungi dal rientrare in questo tipo di sensibilità, appare legato ad un gusto più marcato, più freddo. Parziali interventi atti a valorizzare il complesso abbaziale furono realizzati nel 1844 e tra il 1869 e il 1873. Nel 1844 fu trasformata la cappella dell'Immacolata Concezione, secondo un gusto che appare però diverso dalle soluzioni che ispirano il portale del chiostro. Nello stesso anno venne anche demolito il chiostrino rinascimentale che delimitava lo spiazzo antistante la chiesa, visibile ancora nelle piante diprimo Ottocento (disegno firmato Zucchi, datato 31/10/1809, n° 169, Dipartimento della Sesia, A.S.V.; dis. firmato "B. Ferrarotti", datato 1 giugno 1822, cart. B, fasc. A, n° 2, A.S.C.V.; e dis. di Carlo Emanuele Arborio Mella, n° 1249, I.B.A.V. Sullo stesso problema si veda anche P. Gualino, "P. Gualino, "Cenni storici sulla Basilica ed Abbazia di S. Andrea Apostolo in Vercelli", Vercelli 1907). Agli anni 1869-1873 risalgono le modifiche più sostanziali al complesso abbaziale. Soppresse nel 1866 le Corporazioni Religiose, il Comune di Vercelli chiese ed ottenne dall'amministrazione del culto in concessione l'Abbazia, che divenne così proprietà comunale. Da questa data al 1873 sono documentate con estrema frequenza negli Atti del Consiglio Comunale della città le discussioni relative alle opere che si volevano allora intraprendere nei pressi dell'abbazia per la risistemazione dell'area antistante la chiesa (Atti del Consiglio Comunale, Vercelli 1869-1873). Viene prevista la creazione di un più ampio piazzale, con giardino pubblico, davanti alla stazione, e la formazione di una piazza lateralmente al S. Andrea. L'intero progetto, incluso lo scoprimento e l'abbellimento degli edifici circostanti la chiesa, verrà affidato al Geometra Locarni, già allievo della scuola di disegno di Vercelli, quindi insegnante egli stesso di architettura e meccanica all'Istituto di Belle Arti della città (Atti del Consiglio Comunale, Vercelli 1868). Membro del Consiglio Comunale negli anni in cui si discuteva delle modifiche dell'area vicina all'Abbazia, Locarno si era già messo in luce a Vercelli per numerosi interventi. Aveva curato infatti il progetto per il locale Collegio degli Artigianelli, per la Loggia per il mercato del frumento, il restauro della Chiasa Parrocchiale di S. Lorenzo, e ancora il restauro in stile della parrocchiale tardo-gotica di Dronero. Continua al campo 'OSSERVAZIONI'
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente religioso cattolico
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100034280
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
  • DATA DI COMPILAZIONE 1984
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2006
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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