lampada pensile a vaso, coppia - bottega piemontese (sec. XVIII)
lampada pensile a vaso
post 1700 - ante 1799
Corpo a boccia molto panciuta, con breve collo e apertura con bordo a tesa; parte inferiore, saldata, massiccia e alquanto lunga, terminante in un pomello a pasticca e in un anello a cui è appeso il fiocco di fili intrecciati e a frangia. Manici saldati e poi fissati con due viti in forma di figurette alate molto stilizzate, la testa sporgente verso l'esterno. Catene ad anelli mistilinei di tre foggie diverse, interrotte a metà da una palla a due semisfere chiuse lungo un bordo sporgente. Reggi-catene a cupoletta bassa, con anello a goccia, quasi a corpo di drago piatto
- OGGETTO lampada pensile a vaso
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MATERIA E TECNICA
ottone/ fusione/ verniciatura/ cesellatura/ sbalzo/ godronatura
- AMBITO CULTURALE Bottega Piemontese
- LOCALIZZAZIONE Torino (TO)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE La lampada, di modello molto simile a quella descritta nella scheda n. 0100033686 e pure molto pesante, pare corrispondere ad un'esecuzione e ad un gusto lontani dalle tipologie industriali e collocarsi quindi in un ambiente di produzione locale e in un tempo abbastanza lontano. Infatti, le catene con maglie di foggia diversa e intervallate da sfere sono di gusto sei-settecentesco e suggeriscono una lavorazione modellata su esempi preziosi, da oreficeria; la sagoma curvilinea, con pochissimi elementi ornamentali, coincidenti per di più con i punti di saldatura delle parti, suggerisce non solo una produzione artigiana, ma conduce ai modelli più lineari ed eleganti di oreficeria sacra e civile ancora seicenteschi che si trovano per tutto il'700 e il primo'800. Infine, i manici, più simili alle incrostazioni ornamentali dei mobili barocchi, che alle anse delle lampade più comuni, sembrano un'interpretazione ridotta e riduttiva più del motivo delle "arpie" che di quello degli angeli e delle teste di cherubino frequenti tra Sette e Ottocento. Una lampada di identico modello, infatti è data dal Mariacher (cfr. G. Mariacher, Lampade e lampadari in Italia dal Quattrocento all'Ottocento, Milano, 1981, p. 45) come "frequente nell'uso liturgico dopo il XVII secolo" e indicata (fig. b) come di "arte toscana". Si ricordi che nell'Inventario della Confraternita del 1782 vengono citate lampade d'ottone, due all'altar maggiore, una nella cappella della Vergine delle Grazie e una in quella dell'Addolorata e infine una "in mezzo alla truna" (cfr. Torino, Archivio della Confraternita della SS. Annunziata, c/o dott. G. Cardellino, via Giulia di Barolo, 3, Stato d'Inventario con riconoscimento di tutti i mobili, Lingierie, Paramentali, ed altri effetti propri de'SS.ri Confratelli della M.to Vene.da Comp.a della SS. Anonciata...Agosto 1782, p. 78 e p. 84); e che l'inventario che segna il passaggio degli arredi d'uso liturgico della Confraternita alla responsabilità del parroco dei SS. Marco e Leonardo nella sede dell'Annunziata, nel 1809, ricorda ancora "cinque lampade diverse d'ottone" (cfr. Torino, Chiesa della SS. Annunziata, Archivio Parrocchiale, cassetta "Atti e Memorie parrocchiali", n. 2, n. 69 dell'elenco). Pur senza avere elementi che permettano un'identificazione sicura, è però possibile suggerire, per le due lampade qui schedate, una collocazione settecentesca
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente religioso cattolico
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100033685
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Torino
- ENTE SCHEDATORE Regione Piemonte
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0