Ecce Homo
statua
1740 - 1760
Bonzanigo Francesco Maria (cerchia)
notizie 1740-post 1763
Il Cristo, ritto in piedi, è vestito di un perizoma color ocra e di un mantello violetto con profili riccamente ondulati, trattenuti alle spalle da cordone. La mano destra regge lo scettro, quella sinistra, incrociata sull'altro avambraccio, un lembo del mantello. Sul capo è la corona di spine
- OGGETTO statua
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MATERIA E TECNICA
legno/ intaglio/ doratura/ pittura
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MISURE
Profondità: 45
Altezza: 166
Larghezza: 75
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ATTRIBUZIONI
Bonzanigo Francesco Maria (cerchia)
- LOCALIZZAZIONE Asti (AT)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE L'interessante statua non è segnalata nel "Conto generale dell'esatto (...) 1766" (Archivio), riferito ai lavori di rinnovamento della chiesa, datati 1755-1760 e nel quale ricorrono quasi tutte le opere di maggiore importanza in essa conservate. Tuttavia se ne trova traccia in un libro di ordinati del 1761-1796, dove risulta che essa è stata collocata in data 2.12.1761 nella nicchia fatta preparare appositamente (quella in cui è ancora oggi conservata, e probabilmente allestita insieme agli ultimi lavori del rinnovamento). Trattasi di immagine tipicamente processionale, destinata a diverse occasioni devozionali, ma la sollecitudine dei Confratelli alla data su indicata indicava di non più rimuoverla dalla nicchia tranne il Giovedì Santo, perchè "già costrutta da qualche tempo e di singolare fattura, onde qualunque ammozione non necessaria la potrebbe molto deteriorare nelle sue parti che l'adornano, in maniera che col transito suo venendogli a recar qualche danno difficilmente se ne potrebbe avere un'altra di tanta stima e venerazione". La statua non mancò tuttavia di assolvere per lungo tempo alla sua funzione: ancora, per fare un esempio, in un ordinato del 1844, ma anche in seguito, si parla dell'acquisto di "12 torchie" per la processione della macchina dell'Ecce Homo, da darsi a quei confratelli che si distinguevano per zelo. Ma l'immagine plastica è significativo documento d'arte, oltre che di fede, e segna un atteggiamento stilistico differente rispetto alle più diffuse immagini di Cristo, di varie iconografie e utilizzazioni, legate all'attività del Plura. Il Gabiani (cfr. N. Gabiani, "Arte Subalpina. G. M. Bonzanigo, scultore astigiano", in "Arte e Storia", XXXII, 1913; N. Gabiani, "G. M. Bonzanigo da Asti intagliatore in legno e in avorio, 1745-1820", Torino 1920) la assegna a Giuseppe Maria Bonzanigo, cosa insostenibile anche riguardo la data di nascita di quest'ultimo (1745); la Gabrielli (cfr. N. Gabiani, "Arte Subalpina. G. M. Bonzanigo, scultore astigiano", in "Arte e Storia", XXXII, 1913) avanza il nome di Francesco Maria Bonzanigo, in accordo con quanto affermato dal Vesme (cfr. A. Baudi di Vesme, "Schede Vesme. L'arte in Piemonte dal XVI al XVIII secolo", Torino 1963) senza riportare la fonte, e datandola al 1759-60. Escluso per ovvi motivi il Bonzanigo Giuseppe Maria, già di ambito neoclassico, erano presenti in Asti un Giovanni Battista Bonzanigo, morto il 1748, un Giorgio Patrizio, cui il Gabiani assegna la cassa dell'organo della Misericordia sempre ad Asti, e il fratello Francesco Maria (sempre secondo il Gabiani), collaboratore della Confraternita della Trinità nel momento del rinnovamento della chiesa con l'esecuzione delle cantorie e delle casse d'organo. Potrebbe quindi essere quiesto il nome più brobabile, ma l'ipotesi non sembra bene accordarsi con le affermazioni dell'Ordinato citato. In questo senso riteniamo anche che la data proposta dalla Gabrielli vada anticipat alla metà del Settecento, con possibili brevi oscillazioni in più o in meno. Nella mancanza di accostamenti al tutto calzanti, è sostanziale il riferimento a quel gruppo di opere plastiche che interventi diversi hanno riunito intorno alla cerchia dei Bonzanigo: alludiamo al S. Gioacchino con la Vergine Bambina in S. Giovanni a Savigliano (cfr. A. Olmo, "Arte in Saviglaino"Savigliano 1978), alla S. Anna con la Vergine Bambina in S. Michele a Cavallermaggiore (cfr. G. Gentile, in "Per i Quattrocento anni della misericordia", Cavallermaggiore 1980), lo stesso tema in S. Filippo a Fossano (ms. presso M. De Bernardi, oltre a quello, ovviamente, in S. Paolo ad Asti (cfr. Gabrielli, op. cit.). A questo gruppo di statue il nostro Cristo non sembra estraneo pur nella sostanziale differenza iconografica, per l'uso di un certo tipo di panneggio a pieghe curvilinee di andamento caratteristicamente parallelo, se non anche per un qualche tratto nell'atteggiamento e nella fisionomia; gruppo informato ad una nuova pietà che si esprime nel tardo barocco e rococò europeo, come sottolineato dal Gentile (op. cit.), che vi coglie anche un riflesso si scultura ligure della fine del Seicento, che andrà indagato, e divergente dall'ambito più diffuso (pur con differenze interne) Plura-Clemente-Bernero. Il Cristo della Trinità è opera di qualità rilevante; la Gabrielli ne rileva l'attento studio anatomico. La statua è trattata con risentita plasticità, che risalta all'interno di una forma chiusa e drammatica. La grafia nervosa delle gambe, del torace, delle braccia e delle mani robuste, di bellezza quasi contadina, si eleva, senza perdere tensione, nel volto prostrato ma energico, sofferente ma non piegato. La base massiccia, interamente dorata, sembra da riferire per i caratteri stilistici ad epoca un po' precedente alla cornice della nicchia. La statua è stata "restaurata" nel 1837, come si legge nell'Inventario del 1846. La base è pertinente alla statua
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente religioso cattolico
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100033446
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
- DATA DI COMPILAZIONE 1984
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DATA DI AGGIORNAMENTO
2006
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0