Cristo crocifisso

dipinto 1640 - ante 1653

In basso è la visione nottura di una città da identificare in Gerusalemme. Al centro della tela si staglia la figura di Cristo crocifisso, con lo sguardo rivolto verso il cielo e i fianchi celati da un perizo,ma drappeggiato che forma un ricco lembo sul fianco sinistro. Al di sopra della croce è il titolo

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA latta/ sbalzo
    marmo bianco di Carrara/ modanatura
    rame/ doratura/ sbalzo
    stucco/ modellatura
    tela/ pittura a tempera
  • AMBITO CULTURALE Ambito Lombardo
  • LOCALIZZAZIONE Novara (NO)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il dipinto è segnalato per la prima volta nel 1653, in occasione della visita pastorale di Benedetto Odescalchi cjhe lo vide sull'altare della cappella di S.ta Caterina (Novara, Archivio Storico Diocesano, Visita Pastorale Odescalchi, 1653, tomo 265). Taverna nel 1617 nella stessa cappella aveva invece segnalato la tavola di Gaudenzio Ferrari; Volpi nel 1623 sefgnalava invece un'altra tavola sostitutiva del dipinto gaudenziano, provvisoriamente collocato in "locu capitulare". Dunque il nostro dipinto dovette pervenire dopo il 1623 ed entro il 1653. La tela è ancora segnalata inella cappella di S.ta Caterina da Balbis Bertone nel 1764 (Novara, Archivio Storico Diocesano, Visita Pastorale Balbis Bertone, 1764, tomo 350), da Bianchini nel 1828 (F. A. BIANCHINI, Le cose rimarchevoli della città di Novara, Novara 1828, p. 15) e da Morozzo in un inventario del 1819 (A. C. N, Fabbriceria, le due sacrestie, cerimoniere, teca n. 85, Inventario delle S. reliquie, suppellettili, paramenti, effetti diversi della sacrestia maggiore, 22 gennaio 1819). Barlassina e Picconi segnalano la tela nella cappella del Crocifisso, già adibita a "posteggio permanente" per gli affreschi di Bernardino Lanino, per la tavola dell'Ultima Cena e per l'Adorazione dei Magi (G. BARLASSINA, A. PICCONI, Le chiese di Novara, Novara 1933, p. 51). Presumiamo, dunque, che la tela rimanga nella Cappella di S.ta Caterina fino al rifacimento ottocentesco del Duomo, con conseguente smantellimento delle cappelle della navata. Di non facile soluzine appare il problema attributivo della tela. Bianchini e Barlassina e Picconi lo dicono copia di Van Dyck; Morozzo, nel 1819, lo indica come copia di Rubens. Si segnala che un dipinto con un'identica struttura iconografica è conservato presso la sacrestia della Basilica di San Gaudenzio di Novara, ma attribuibile ad un'altra mano. Appare esatto il riferimento, dal punto di vista iconografico, a Van Dyck. In particolare il dipinto appare avvicinabile a quello conservato presso la Pinacoteca della Galleria Nazinale di Napoli, seppur muta la posizine delle braccia (100 opere di Van Dyck, catalogo della mostra, Genova 1955, p. 35, tav. 65). Per quanto concerne i riferoimenti culturali, sembrano evidenti i riscontri con l'ambito di Tanzio da Varallo: in tale senso vanno le lumeggiature, l'evidenza dei particolari anatomici, l'esasperato realismo del volto, le luci vivide accese su Gerusalemme (G. TESTORI, Tanzio da Varallo, Catalogo della mostra, Torino 1959; Il Seicento lombardo. I dipinti e le sculture, catalogo della mostra, Milano 1973)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente religioso cattolico
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100026664
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
  • DATA DI COMPILAZIONE 1981
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2006
  • ISCRIZIONI sul recto, in altro, entro cartiglio - IESUS NAZA/ RENUS REX/ (...) - lettere capitali - a pennello -
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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