Policoro, città antica-Siris/Herakleia (area ad uso funerario necropoli)
La storia coloniale di Siris è delle più articolate in Magna Grecia per quanto attiene agli aspetti storici e topografici. Sono infatti tuttora oggetto di discussione la cronologia della fondazione colofonia e il suo rapporto con la precedente frequentazione da parte di un contingente microasiatico, la cui presenza, fin dalla fine dell'VIII sec. a.C. nell'area dell'odierna, è stata confermata a più riprese dalla recente indagine archeologica; resta inoltre ancora aperto il dibattito sull'ubicazione e sulla forma urbana della colonia, sui modi e sui tempi in cui essa si estinse nel corso della prima metà del VI sec. a.C. Le ricerche archeologiche per la fase storica collegata a Siris assumono un carattere sistematico solo a partire dal 1961, allorchè, in seguito ad una visita al sito durante i lavori del I Convegno di Studi sulla Magna Grecia, Orlandini mostra alcuni frammenti di coppe ioniche da lui stesso rinvenute sul versante meridionale della collina del Barone nell'odierna Policoro, ascrivibili ad un orizzonte cronologico che nulla poteva avere a che fare con quello di Eraclea. Queste prime tracce di frequentazione arcaica trovano immediata conferma in altri ritrovamenti di ceramiche arcaiche a Policoro, databili a partire dalla fine dell'VIII sec. a.C., segnalati da Lo Porto, responsabile all’inizio degli anni Sessanta delle ricerche archeologiche nel Materano, condotte per conto della Soprintendenza alle Antichità della Puglia; tra i rinvenimenti più significativi merita di essere ricordato quello di ceramiche arcaiche provenienti dalla c.d. «stipe votiva», scoperta casualmente durante lavori agricoli nell'area di quello che sarebbe stato in seguito identificato come santuario di Demetra. Agli anni 1968-1969 si datano i primi consistenti interventi di indagine promossi dall'appena nata Soprintendenza alle Antichità della Basilicata, sotto la direzione di Adamesteanu, in collaborazione con Dilthey e Giardino. Così mentre la missione tedesca opera nel settore E, la Soprintendenza rinviene al centro della collina di Policoro, al di sotto degli strati pertinenti alle prime fasi di vita di Eraclea, tra la le la III insula, più precisamente in corrispondenza del primo stenopos, resti di una struttura arcaica in ciottoli e mattoni crudi, a N della quale è una fornace, egualmente attiva in età arcaica. Bastano queste sole scoperte, insieme al rinvenimento più ad O nel 1973 di alcune tombe sconvolte, tra le quali la famosa tomba del deinos della prima metà del VII sec. a.C, a chiarire che 'insediamento arcaico di S. si era esteso ben oltre la porzione E della collina, arrivando ad occuparne per nuclei sparsi di abitato e di necropoli sia il centro che l'area occidentale. Risale al 1970 l'identificazione del c.d. «tempio arcaico», in coincidenza di una anomalia rettangolare che insistentemente compariva in tutte le fotografie aeree della zona di Policoro; il tempio, di cui all'atto della scoperta si conservavano solamente le fondazioni in pietra, è quasi sullo stesso asse del santuario di Demetra lungo il declivio meridionale della collina; nell'area si rinvengono ex-voto databili alla piena età arcaica, bronzi, statuette post-dedaliche e un interessante frammento di fregio arcaico fittile. A qualche anno di distanza da questo primo lotto di fortunate scoperte, a partire cioè dal 1976, la Soprintendenza riprende con alacrità le indagini nella porzione centrale della collina del Barone e rinviene, in un saggio condotto a cavallo del IV stenopos tra la IV e la V insula, due ambienti con pavimentazioni in argilla e alzato verosimilmente in mattoni crudi, da datare ad età arcaica per la presenza di abbondante materiale ceramico di VII sec. a.C. Di particolare interesse, tanto da ipotizzarne la pertinenza, come stipe votiva, ad una non meglio identificata area sacra, risulta la scoperta di un imponente scarico ceramico a S degli ambienti arcaici di cui sopra; da questo si recuperano infatti numerosi frammenti di ceramiche di produzione coloniale, coppe a filetti, oinochoni e hydriai af asce, e di importazione, quali anforoni corinzi, attici e greco-orientali, coppe rodie con uccelli e coppe ioniche. Infine la presenza, sotto lo scarico, di un imponente muro in mattoni crudi, andando ad aggiungersi a quello individuato dalla missione di Heidelberg sul limite N della punta orientale della collina, depone a favore di un muro di difesa in mattoni crudi che avrebbe cinto l'abitato arcaico sia sul lato S che su quello N, almeno per un certo tratto. Tra il mese di ottobre 1982 e l'estate 1983 viene documentata per la prima volta l'esistenza di stratigrafie riferibili ad età arcaica anche a S della collina del Barone, in corrispondenza della c.d. «città bassa»: una grande fossa di scarico contenente materiali ceramici sia greci di importazione, sia di produzione coloniale, databili quindi entro la metà del VII sec. a.C., viene alla luce in prossimità dell'Ufficio Postale; in proprietà Cospito Caserta lungo la SS 106 emergono tracce di piccoli ambienti con zoccoli in ciottoli, alzato in mattoni crudi, di VII sec. a.C. e una abitazione di maggiore estensione, con tre ambienti affiancati e aperti a S su un portico, databile forse già al secolo successivo. Un discorso a parte meritano le due necropoli arcaiche di S. L'una in località Schirone, sul lato sud-occidentale dell'abitato antico, scoperta per prima, ma solo parzialmente indagata, ha restituito poco più di sessanta sepolture, quasi esclusivamente incinerazioni in anfore, pithoi e situle, sotto piccoli e grandi tumuli in pietra e terra, databili entro la prima metà del VII sec. a.C. L'altra in contrada Madonnelle, sul versante O della collina, nota in realtà fin dal 1968-1969, è interessata da un'indagine sistematica a partire dal 1979; vi sono portate alla luce ca. 450 tombe, ad incinerazione, inumazione ed enchytrismos, in grandi contenitori, sia d'importazione che di fabbrica coloniale e indigena, databili tra la fine dell'VIII e i primi decenni del VI sec.a.C. In sintesi i dati che emergono dall'esplorazione delle aree di abitato e quelli relativi alle zone di necropoli sembrano segnalare sulla collina di Policoro la presenza di un contigente greco-orientale che, tra la fine dell'VIII a.C. e i primi decenni del secolo successivo, avrebbe dato vita ad una comunità distribuita per nuclei sparsi; a questo iniziale fenomeno di frequentazione diffusa e policentrica venne a sostituirsi, intorno alla metà del VII sec. a.C., la colonizzazione colofonia con la conseguente più netta strutturazione e divisione degli spazi abitati dalle necropoli e la definizione del circuito difensivo. A Siris si sostituisce l'impianto della nuova città di Eraclea del V sec. a.C., messo in luce sulla collina, che ha perdurato, inalterato, fino alla fine del periodo tardo romano. La prima fortificazione di Eraclea era in blocchi regolari provenienti da cave della zona salentina o trentina, mentre la fortificazione dell'allargamento a S della città bassa risulta fatta in blocchi, come base, e l'alzato in mattoni crudi. La prima segue in gran parte la linea di quella in mattoni crudi di Siris nella città alta, mentre per quella S si deve pensare ad un impianto del IV sec. a.C., più volte rifatto e rinforzato da un fossato. Le aree sacre di Eraclea corrispondono in parte a quelle di Siris; tanto la stipe votiva di Demetra quanto il tempio arcaico, dopo un abbandono che dura dalla fine del VI fino alla data di fondazione di Eraclea, nel 434/433 a.C. riprendono in una forma molto vivace. Tutte le due aree sacre sono disposte nella vallata tra le due parti della città. Un'altra area sacra può essere identificata con i ruderi scoperti più ad O del tempio. Le necropoli di Eraclea sono disposte quasi su ogni lato della città, con eccezione forse del lato N. La presenza della tomba del Pittore di Policoro sul lato E della città bassa potrebbe indicare che alla fine del V sec. a.C., quando viene datata la tomba, era ancora terreno libero, non ancora occupato dalla città bassa. Il quartiere industriale della città è stato ubicato, provviso riamente, nella zona centrale della collina, negli isolati (insulae) I, II, III e, parzialmente, anche nel IV isolato. Le fornaci erano destinate ai vasi - anche figurati- e alle statuette di diverse grandezze. Alla fine del periodo tardo-romano la parte N del secondo quartiere scavato sulla parte O della collina, viene invasa da tombe di età imperiale. La punta E durante il Medioevo, diventa un insediamento con povere abitazioni e povere necropoli mischiate nell'abitato stesso
- OGGETTO area ad uso funerario necropoli
- LOCALIZZAZIONE Policoro (MT) - Basilicata , ITALIA
- TIPOLOGIA SCHEDA Siti archeologici
- INTERPRETAZIONE insediamento; necropoli; area sacra
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CONDIZIONE GIURIDICA
dato non disponibile
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1700221808
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio della Basilicata
- ENTE SCHEDATORE Museo Archeologico Nazionale della Siritide
- DATA DI COMPILAZIONE 2023
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0