Pisticci-Incoronata (insediamento)

Pisticci, 700 a.C - 630 a.C

Nell'ambito del programma di ricerca della Soprintendenza Archeologica della Basilicata, volto a definire la chora metapontina nel territorio compreso tra i fiumi Basento e Cavone, fu individuato nel 1970 il sito dell'Incoronata, posto su di una collina sulla riva destra del Basento a monte della S.S. 106, a 7 Km. a O di Metaponto, in una posizione da cui si domina tutta la pianura metapontina e il litorale ionico fino a Taranto. Su tutta la collina si riscontrava la presenza di ceramica indigena dell'età del Ferro mentre la ceramica greca arcaica risultava presente solo sul grande pianoro O: vi furono raccolti in superficie colli di oinochoai protocorinzie a corpo schiacciato, coppe a filetti, frammenti di un grande perirrhanterion fittile, oltre che ceramica figulina ed ad impasto indigena. Il primo saggio di scavo (m. 5 x 3) venne eseguito nell'estate del 1971 e mise in luce, sotto il sottile strato di humus, un deposito di vasi greci arcaici di varie dimensioni, tipo e provenienza, infossato nel terreno argilloso. Tra il materiale del deposito vi erano molte anfore commerciali (corinzie, attiche e orientali), hydriai e deinoi di produzione coloniale ed una serie di vasi di importazione di piccole dimensioni (aryballoi protocorinzi). L'anno successivo due saggi condotti ad O del primo hanno permesso di verificare che i depositi erano circondati da resti di strutture in blocchetti informi di pietra pertinenti a case. Sempre a causa del minimo interramento dei depositi, i vasi di grandi dimensioni risultavano rotti nella parte superiore dagli aratri. L'impianto greco di VII sec. a.C. risultava preceduto da un villaggio indigeno databile al IX-VIII sec. a.C. per la presenza di ceramica indigena 'enotria' e protogeometrica iapigia. Dal 1974 al 1984 sono state condotte nove campagne di scavo, che hanno permesso di individuare resti di piccoli ambienti a pianta rettangolare che misurano da 8 a 12 mq., con il muro di fondazione a piccole pietre a secco ed elevato in mattoni crudi che sosteneva le travi della copertura probabilmente fatta di paglia e rami, data la totale assenza di frammenti di tegole. Tutte le case erano piene esclusivamente di vasi greci, sia di importazione che di produzione coloniale: i più numerosi sono le anfore commerciali (corinzie, attiche e orientali); seguono i vasi coloniali di varie forme (crateri, stamnoi, deinoi, scodelloni, coppe, oinochoai, hydriai, olpai, boccali, craterischi), con decorazione subgeometrica derivante prevalentemente da modelli protocorinzi e argivi-insulari e molto raramente con decorazione figurata. Tra la ceramica di importazione, la più diffusa è quella protocorinzia, databili tra il 650 e il 630 a.C., che forniscono il terminus post quem per la fine dell'insediamento. L'origine dell'insediamento è verosimilmente da mettere in rapporto ad esperienze "protocoloniali" tipologicamente (piccoli stanziamenti a carattere emporico e artigianale a stretto contatto con gli indigeni) e almeno in parte cronologicamente precedenti la fondazione delle colonie di Siris e Metaponto. Alla fondazione di quest'ultima è anzi probabilmente da connettere la violenta distruzione subita da tale insediamento verso il 640-630 a.C

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